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La scuola che non c’è più, il vecchio istituto Einaudi

Esquilino – Il giornale del rione (trimestre ott-dic 2025 – numero 2 – pagina 5)

C’era una volta un re.
C’era una volta un re, che non sapeva che sarebbe diventato re e accanto a lui non c’erano soldati, ma c’era un cantautore, e neanche lui sapeva che sarebbe diventato una rock star, e poi c’erano giocatori, tassisti, allenatori, poliziotti, fisici, architetti, critici d’arte, giornalisti e forse anche qualche deputato e senatore e tutti gli altri mestieri che i ragazzi potevano pensare e sognare.
E si potrebbe continuare: “In quel luogo lontano lontano, tanto tempo fa …”
E invece no, non si può proseguire così, perché il luogo era nel nostro Esquilino, e il periodo era quello dagli anni Settanta ai Novanta del Novecento.
Quel luogo era una scuola: l’Istituto Tecnico Commerciale e per Geometri Luigi Einaudi.
Si può pensare che un istituto così pieno di fermenti avesse come sede uno dei mastodontici palazzi umbertini, ma neanche questo è vero, perché non gli era stato concesso un edificio costruito da un famoso architetto, come per esempio all’Istituto Tecnico Industriale Galilei. Il preside di quella scuola, Antonio Parcu, andava a cercare gli spazi dove riusciva a trovarli, tutto per far studiare tanti ragazzi, che si iscrivevano sempre più numerosi: in una palazzina per appartamenti a via di Santa Croce, in alcuni locali lasciati vuoti dal Provveditorato, ecc..
Il preside si vide costretto a chiedere ospitalità anche all’interno dell’edificio di via Bixio, accanto alle elementari e alle medie, tra la riprovazione e l’ostilità di alcuni genitori dei bimbi piccoli, timorosi che potesse essere negativa la vicinanza tra ragazzi e ragazzini; poi chiese al Duca D’Abruzzo, a Castro Pretorio, e infine pensò che non dovessero essere i ragazzi a spostarsi dalla periferia al centro ma che la scuola dovesse andare incontro agli alunni e aprì alcune sezioni in via delle Azalee, a Centocelle.
Un preside determinato e volitivo, convinto che anche un istituto tecnico dovesse essere qualcosa di importante per chi lo frequentava, formativo e non solo istruttivo. Così aveva cominciato a portare avanti, insieme a un agguerrito parco docenti, numerosi progetti di sperimentazione.
L’annuale “Progetto Giovani”, una settimana di autogestione della scuola, preparata in anticipo, in cui gli alunni diventavano i protagonisti della didattica ma anche di gare e di giochi. I vincitori di queste competizioni venivano premiati da qualcuno di loro che si era ormai diplomato. Tra questi, un ex alunno che è diventato famoso, Claudio Baglioni; sì, il ragazzo che sognava di diventare cantautore era proprio lui.
I premi erano soprattutto borse di studio, così necessarie per alcuni degli alunni.

In quella scuola c’erano ragazzi di molte nazionalità, che sono stati parte attiva del “Laboratorio Municipale per il recupero dell’Esquilino”, avviato a metà degli anni Novanta dal Comune, insieme alla Terza Università di Roma. Hanno analizzato a tappeto tutto il Rione per evidenziare le modifiche etniche nelle attività commerciali, hanno indagato su come stavano cambiando gli alunni delle scuole elementari, hanno impostato corsi di italiano per stranieri.
Alla mostra finale del 1995 “Esquilino, istruzioni per l’uso” partecipò Rutelli, allora sindaco, congratulandosi, consegnando encomi, riconoscendo l’importanza dell’iniziativa come contributo per impostare la riqualificazione.
Si organizzavano, con allegria e impegno, le prime cene multietniche nella sede dell’Istituto di via Pianciani.

In quell’istituto c’erano ragazzi della nostra zona e della periferia romana: la provenienza della scolaresca, da tutto il mondo, spingeva a dilatarsi per conoscere altre culture e altri luoghi.
Ed ecco i viaggi: quello in Tunisia: quattordici pullman pieni di giovani che giravano fra Tunisi e il Sahara e che si impegnarono a rilevare il sito archeologico di Dougga, di cui ancora oggi è disponibile il disegno del rilievo.
Quello in Ghana, funestato dalla tragica morte di un alunno, che nessun docente aveva fatto in tempo a trattenere dal tuffo nell’oceano agitato, oceano che in un attimo l’aveva sommerso e disperso e del quale non restituì mai neanche il corpo.
Furono firmati protocolli per arrivare agli “Scambi culturali”: alunni di scuole nordafricane venivano accolti da nostre famiglie e viceversa per una o due settimane.

Più vicini, ma ambitissimi, i viaggi nella scuola universitaria italiana d’eccellenza: ogni anno, i migliori alunni venivano ospitati per una settimana alla Normale di Pisa; dopo quell’immersione nel mondo del sapere portato all’estremo, tornavano ammaliati per il livello elevato di quell’esperienza.

Francesco Totti, Roma

Nella scuola venivano iscritti anche molti sportivi, tra questi non possiamo dimenticare il Re.
Il professore di ginnastica, nonché poeta, gli diceva:
“Ma studia! Lascia stare quel pallone!”
E la professoressa di matematica, che spiegava con un filo di voce in una classe perfettamente silenziosa, rincarava la dose:
“Studia Francesco, studia!”
E Francesco immancabilmente rispondeva:
“A professore’, io un mestiere ce l’ho!”
E sì il mestiere Totti ce lo aveva: doveva diventare l’VIII Re di Roma.

Maria Letizia Mancuso
Maria Letizia Mancuso
Esquilina di nascita e vita, femminista, architetto, saggista, scrittrice, nonna quando serve.