Articoli recenti

Vedi anche

Dove la città cresce insieme: l’Urban Center all’Esquilino

Esquilino – Il giornale del rione (trimestre apr-giu 2026 – numero 4 – pagina 1,2,3)

Chiamiamolo CUM perché qui costruiamo la comunità di domani
Il luogo non poteva essere più adatto, al centro dell’Esquilino: il Metropolitano Urban Center si trova al numero 34 di Viale Manzoni, in una palazzina all’interno del complesso che ospita, dalla sua costruzione negli Anni Venti, l’Istituto Scolastico Tecnico Industriale Galileo Galilei. Qui, il 15 dicembre scorso, dopo anni di gestazione, si è svolta l’inaugurazione del Metropolitano.

Urban Center in viale Manzoni @mariocarbone

Non so chi abbia pensato al nome, Metropolitano Urban Center, facilmente semplificabile nell’ostico acronimo MUC, ma io lo rivolterei: CUM, come il cum latino, a significare congiunzione, inclusione o semplicemente comunità.

Mi sono chiesta subito se il Metropolitano Urban Center si sarebbe potuto posizionare in un’altra parte di Roma. Mi sono risposta immediatamente: ‘Impossibile, era qui all’Esquilino che era stato immaginato da anni e qui doveva essere realizzato’.

L’organismo non è un monstrum calato nel Rione ma una, e forse la più significante, delle nuove funzioni che, a iniziare dalle Giunte Argan, poi Petroselli, passando per Rutelli e Veltroni fino ad arrivare a quella attuale di Gualtieri, sono state pensate e attuate per affrontare il forte degrado che all’Esquilino, dal secondo dopoguerra fino ai tardi Anni Sessanta, aveva creato le condizioni per interventi speculativi e per l’abbandono di molti abitanti delle fasce più deboli.

Se si considera come primo obiettivo, quello esemplare a cui il CUM vuole mirare, cioè la crescita culturale e d’accoglienza della città, nessuna zona di Roma è più inclusiva della nostra – pensiamo alle numerosissime nazionalità che sono attualmente presenti nel Rione – ma anche storicamente è il ‘luogo di ospitale accettazione’ perché qui sostavano, a iniziare dalla nascita dell’Urbe, gli abitanti che non avevano ancora la cittadinanza romana e che quindi si nominavano esquilini.

Ma il CUM è pensato anche come sede di analisi e confronto per la crescita architettonica e per la progettazione del prossimo sviluppo urbanistico della città, e quindi dove poteva essere posizionato meglio se non nella zona in cui sono presenti manufatti di tutte le epoche che la capitale ha attraversato?

In uno dei prossimi numeri vi racconterò come all’inizio degli Anni Settanta il degrado dell’Esquilino sia stato affrontato in termini di progetto globale, in che modo in pochissimi anni (cinquant’anni per una città sono poca cosa) siano stati riconvertiti edifici abbandonati, facendo vivere di nuova linfa strutture fatiscenti e tant’altro, ma in questo articolo vi parlo solo del perché l’Urban Center non poteva che essere pensato all’Esquilino e perché non poteva che essere inserito all’interno del Galilei.

Quando con la Fondazione Franz Ludwig Catel cominciammo, molti anni fa, ad analizzare strada per strada, palazzo per palazzo tutto il Rione, fu facile rendersi conto della sua unicità e del suo significato storico e culturale.

L’Esquilino è il più alto e più vasto colle di Roma, su di esso si è stratificato nei millenni trascorsi la più multiforme e interessante organizzazione sistemica di Roma, storicamente, tipologicamente, culturalmente e socialmente.

Spazi interni all’Urban Center. @mariocarbone

L’Esquilino è Roma, in ogni suo momento storico, in ogni sua multiculturalità.

A questo Esquilino, devo ammetterlo, manca però la sua personificazione, il suo simbolo.
Molti di voi diranno che è ‘la piazza Vittorio’ che lo rappresenta, ma io non sono d’accordo.
La ‘piazza’ è il luogo del potere e della rappresentazione sacra e profana; pensate a ogni piccola città dove c’è la chiesa, il palazzo di giustizia, il palazzo comunale, il mercato, il teatro, la Borsa. In ogni piazza c’è almeno una, meglio più, rappresentazione della collettività, altrimenti quel largo spazio si fa solo vuoto.

Piazza lo è stata, finché c’è stata la funzione del mercato, ora non lo è più, è solo un giardino con residenza intorno, e forse dovrebbe essere trasformata in una parte di un parco urbano e religioso, come sospira Walter Tocci, pedonalizzando un tratto di via Carlo Alberto e qualche strada a latere, per darle un rinnovato e attuale significato.

Ma, oltre ai valori simbolici di effettivo potere che vi dovrebbero essere rappresentati, Piazza Vittorio non è fisicamente il fulcro del Rione, troppo spostata com’è verso il limite superiore del trapezio, la figura geometrica in cui può essere inscritto l’Esquilino.
Se proviamo a metterci davanti la planimetria del Rione, il baricentro lo troviamo proprio in quel nucleo che racchiude il suo polo culturale: tre edifici scolastici, il complesso della Bixio, del Galilei e del Newton, la villa Altieri, e ora l’Urban Center.

Quando, ormai più di quindici anni fa, fu bandito dall’Ordine Architetti di Roma e dalla Fondazione Catel il secondo concorso di idee sull’Esquilino, il tema trainante era proprio la riqualificazione di questa zona.

La storia del CUM

Spazi interni all’Urban Center. @mariocarbone.

Il 17 gennaio del 2025 si svolge alla Casa dell’Architettura un convegno sul Concorso Urban Center Metropolitano ¬espletato sulla piattaforma CAN, Competition Architecture Network, al quale farà seguito, all’Acquario Romano, una mostra dei progetti partecipanti.

Intervengono all’evento: il Dipartimento Programmazione e Attuazione Urbanistica (Dpau), Risorse per Roma, come stazione appaltante, Roma Capitale e Città Metropolitana, l’Ordine degli Architetti di Roma e i progettisti che si sono classificati nelle prime tre posizioni della graduatoria.

Lo spazio è stato allestito attraverso lo strumento concorsuale, basato quindi su principi di trasparenza, apertura, democraticità e partecipazione, requisiti reali per portare avanti la massima qualità nelle trasformazioni urbane.

Il Concorso riguarda la realizzazione di un sogno, finalmente il primo passo verso quell’esposizione dello sviluppo metropolitano che hanno tante grandi città europee, finalmente un luogo di storia e di confronto per la capitale. Uno spazio, anzi più spazi flessibili, di informazione e coinvolgimento dei cittadini della Capitale e dei centoventi comuni dell’hinterland, sulle politiche pubbliche e sulle trasformazioni urbane.

Finalità e obiettivi

Si legge sul sito ‘È un centro di documentazione, divulgazione e dibattito sulla città, un luogo di confronto e informazione a disposizione di cittadini, pubblico esperto e operatori economici. Metropolitano parla ai cittadini interessati alle trasformazioni urbane accompagnandoli alla scoperta del territorio, delle sue architetture, dei suoi spazi e dei loro usi’.

Sicuramente nel CUM tutta la progettualità romana può diventare patrimonio comune, perché la Capitale e il suo hinterland hanno uno straordinario bagaglio di esperienze e le associazioni compiono un importante lavoro sul territorio, ma spesso tutte queste esperienze non si confrontano e non si conoscono.

Tempo e spazio; punto di incontro tra il passato, il presente e futuro; connessione di Roma con il suo territorio, dal mare alle colline, dalla dimensione archeologica alle grandi infrastrutture come il Porto di Civitavecchia e l’Aeroporto di Fiumicino, luogo in cui si analizzi non solo la crescita architettonica, ma si aspiri al progresso umano della città, soprattutto in riferimento alle zone più sofferenti, perché il CUM non è pensato solo come il luogo dove le istituzioni possano misurarsi per costruire nuove visioni sul futuro di Roma, ma, è anche lo strumento con cui individuare nuovi percorsi partecipativi dei cittadini.

Chiarite le finalità, potremmo pensarle raggiungibili attraverso tre importanti macro attività.

L’Informazione, rivolta sia verso l’esterno – la comunicazione ai cittadini – sia verso l’interno dei soggetti specificatamente interessati alle tematiche di cui l’Urban Center è detentore, attraverso una continua e proficua relazione fra loro. Tali soggetti sono le Università della Sapienza e di Roma Tre, gli Ordini territoriali degli Architetti e degli Ingeneri, Roma Capitale e Città Metropolitana, e quanti altri vorranno affiancarsi nel prosieguo della vita del CUM.

L’Innovazione: rinnovare costantemente i processi di gestione della città è sempre più necessario in un mondo e in un sapere che si modificano rapidamente ed è possibile solo partecipando a reti nazionali e internazionali che permettano il confronto con altri Urban Center in Italia e all’estero; attraverso lo scambio di idee, inoltre, si può facilitare la condivisione con i cittadini di scelte progettuali che riguardano gli spazi in cui svolge la loro intera vita.

La Partecipazione avverrà di fatto a tre livelli territoriali. Per il luogo in cui è stata scelta l’ubicazione, in un rione centrale e popoloso, non può non avere come livello iniziale la partecipazione locale – si consideri lo spazio ludico al primo piano in cui già dal giorno seguente all’apertura si sono riversati bimbi dopo la scuola e in cui sono previsti anche laboratori guidati adatti all’età scolastica.
Ha ovviamente un interesse urbano, né potrebbe essere altrimenti in un periodo di profonda trasformazione e rilevante riqualificazione di Roma Capitale, per rendere i cittadini edotti e consapevoli, attraverso conferenze, convegni, mostre ma anche dando spazio, fisico e temporale, a iniziative di autogestione di dialogo e dibattito su politiche sociali, sostenibilità ambientale ed economica.
Ed è stata pensata anche per le cittadine e i cittadini dell’enorme territorio dell’area metropolitana proprio per tenere allacciato il circondario al suo centro, anche fisicamente facilmente raggiungibile perché vicino a due linee metropolitane – A e C – e alla stazione Termini.

Ma a me piace pensare anche altro: piace pensare che la scelta sia stata fatta perché qui, solo qui, all’Esquilino, dalla notte dei tempi, si sono riversate le genti da ogni zona d’Italia e dai più lontani luoghi del mondo.

La sede: giardino, bookshop e spazi flessibili
Come sempre l’attuazione degli obiettivi progettuali si svolge attraverso l’organizzazione degli spazi; ecco come il progetto vincitore, e ormai attuato, favorisce la partecipazione, promuove la conoscenza, comunica e informa.
Al piano terra sono presenti un piccolo giardino e un ampio ambiente polifunzionale modulabile e adattabile per conferenze, incontri pubblici, proiezioni, eventi. Accanto a quest’ultimo si trovano lo spazio di accoglienza, un piccolo bookshop, la scala e l’ascensore.
Al primo piano ci sono vani di dimensioni differenti: alcuni sono occupati dagli uffici di segreteria e gestione, altri permettono attività ludiche, didattiche, di studio e di riunione; l’Urban Center è aperto, attraverso prenotazioni, alle scuole, dall’infanzia alle superiori, ma anche alle famiglie e alle associazioni.
Al secondo piano si situa il più ampio locale dell’edificio; sulle sue pareti sono proiettati quattro video tematici per conoscere la città metropolitana. Per ora riguardano i grandi interventi di trasformazione degli spazi pubblici della città, il programma di interventi in relazione con il PNRR, il racconto del Tevere visto come infrastruttura verde e blu di Roma e infine un viaggio illustrato per i bambini nella costruzione della città di Roma.
L’ultimo piano è dedicato alle mostre temporanee, con uno spazio flessibile, riconfigurabile e dotato di supporti digitali.
Fino al 12 aprile è presente la mostra di una selezione di opere realizzate nel territorio metropolitano in occasione del Giubileo 2025, spazi pubblici che si spera favoriscano, per qualità progettuale e attenzione sociale, un miglioramento significativo per la vita della città e delle sue comunità. La selezione vuole raccontare quegli spazi che, più di altri, si configurano come lascito alla città, in termini di spazi pubblici, alla chiusura dell’anno giubilare.

Le attività e le sale

Spazi interni all’Urban Center. @marialetiziamancuso

L’Urban Center dispone di una Sala Conferenze al piano terra con capienza di 80 persone, una sala più piccola al primo piano per 25 persone e un’aula studio allo stesso piano che ospita fino a 20 utenti.
Attualmente il Regolamento di messa a disposizione degli spazi è ancora in fase di elaborazione e la chiusura del Centro è, per ora, improrogabilmente alle ore 19:00.

Il calendario completo, aggiornamento quotidianamente, è consultabile sul sito ufficiale.

Qui si riassumono le attività per macro-aree, ad oggi, per dare un quadro di quali tematiche sono già proposte e quindi di quali altri argomenti si potrebbero indicare, ricordando che ogni cittadino, ogni scuola, ogni associazione può chiedere l’organizzazione di eventi, previa accettazione da parte degli gli organi di gestione e consulenza e in base alle disponibilità degli spazi e degli orari.

Cicli di Incontri:
• Lezioni romane: visioni sul futuro della città di Roma,
a cura di Ordine degli Architetti PPC di Roma e Provincia e Urban Center Metropolitano
• Le plenarie del CArMe
a cura del Laboratorio CArMe – Centro Archeologico Monumentale
• Patti di collaborazione: a che punto siamo?
a cura di Roma Capitale – Ufficio di Scopo Partecipazione e Quartieri di Roma

Orari, recapiti e informazioni

Metropolitano Urban Center
Ingresso libero
Viale Manzoni 34, Roma

Orari di apertura: da martedì a domenica ore 10 – 19
Visite e laboratori per le scuole: scuola@romaurbancenter.it
Per proporre attività: eventi@romaurbancenter.it
Info: segreteria@romaurbancenter.it
https://www.romaurbancenter.it/attivita.html

Gli organi di gestione e consulenza
Comitato scientifico
Presidente: Amedeo Schiattarella,
Componenti: Francesco Aymonino, Elena Andreoni, Francesco Careri, Paolo Colarossi, Antonio D’Onofrio, Georg Frisch, Ruggero Giannini, Massimo Locci, Vittorio Loreto, Guendalina Salimei, Alessandro Panci.
Consiglio di Indirizzo e Coordinamento
Componenti: Francesco Aymonino, Stefano Bottaro, Luca Calselli, Paolo Ferraro, Christian Rocchi.
Coordinamento Tecnico-Organizzativo
Rappresentanti di Roma Capitale e Città Metropolitana

Maria Letizia Mancuso
Maria Letizia Mancuso
Esquilina di nascita e vita, femminista, architetto, saggista, scrittrice, nonna quando serve.