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Vittorio a tavolino, un documentario sul ping-pong che unisce

Esquilino – Il giornale del rione (trimestre ott-dic 2025 – numero 2 – pagina 21)

Sono sempre stato dell’opinione che a volte sia sufficiente osservare i titoli di testa di un film per capire se ci si troverà di fronte a qualcosa di speciale. Il video si apre con l’obiettivo di una telecamera che osserva il quotidiano risveglio di una donna, la ‘spia’ in penombra mentre prepara e consuma la propria colazione; la segue, immobile, tra le varie camere, finché lei non si lascia la porta dell’appartamento alle spalle. A quel punto l’occhio si fa mobile, navigando tra foto di lavoro e di vissuto, fino a gettarsi nella luce fuori dalla finestra, dove tornerà a riprendere dall’alto la donna, ora intenta a incamminarsi verso la piazza, racchetta in mano. Superati i cancelli, la vista a volo d’uccello si librerà ancora più in alto, superando le panchine, gli alberi fioriti e le cime delle palme, ridiscendendo solo quando qualcosa catturerà la sua attenzione, uno spiazzo che contiene un tavolo da ping-pong. Zoom, fermo immagine e comparsa del titolo: Vittorio a tavolino. Applausi. A precedere questo pregevolissimo piano-sequenza iniziale, un divertente e didattico video introduttivo sulla storia del rione Esquilino. L’introduzione ripercorre le tappe fondamentali che hanno reso il rione quella particolare realtà che viviamo attualmente.

Vittorio a tavolino nasce dall’incontro tra Silvio Montanaro, regista e montatore, da poco trasferitosi nel quartiere Esquilino, e Séverine Queyras, fotografa di professione e nel tempo libero pongista abituale dei tavoli da ping-pong di Piazza Vittorio. Proprio intorno a quei tavoli, dove certamente tutti noi, passandoci accanto, abbiamo pensato almeno una volta di fermarci a fare una partita, si è venuta a formare una comunità di un centinaio persone di ogni età, provenienza, lingua, religione, estrazione sociale. Una comunità di individui molto diversi tra loro, che tuttavia non hanno avuto difficoltà a instaurare legami di amicizia, accomunati dalla passione, in alcuni casi arrivata solo dopo, per il ping-pong.

Per la narrazione del documentario – realizzato in quaranta giorni di riprese nell’arco di due anni – gli autori hanno voluto affidarsi interamente alle voci delle persone intervistate, sparendo dietro la videocamera e lasciando che fossero le loro parole a guidarci, raccontando sé stessi e indirettamente raccontando la piazza e il quartiere. Ad alternare le interviste ci sono molte, tantissime immagini di Piazza Vittorio, montaggi a tempo di musica che mostrano la sfaccettata routine delle sue giornate, le feste che la vestono con i suoni e i colori di altri paesi, la sua contraddittorietà, dove convive tanta ricchezza e altrettanta miseria.

La comunità che si avvicenda intorno ai due tavoli da ping-pong non è composta di soli giocatori, ma anche di semplici osservatori, di chi ha trovato nel ping-pong un motivo per uscire dalla propria abitazione per una chiacchiera o un saluto, costruendo rapporti inaspettati, a cui avevano da tempo rinunciato. Nelle parole dei protagonisti non è raro sentire parlare di solitudine o della necessità di trovare un posto dove sentirsi in pace con sé stessi. In molti casi è proprio lo sport a offrire questo agognato spazio di rifugio. Se c’è qualcosa che forse differenzia il ping-pong dagli altri sport è la sua natura più intima, anche a partire da un mero fattore di spazio; non c’è la dispersività di un campo da calcio e nemmeno l’intenso agonismo che si respira sotto un tabellone da basket. Nel ping-pong ci sei tu e l’avversario, ma spesso dell’avversario avverti solo la fisicità, con la sua figura che sfuma sullo sfondo, lasciandoti solo con la pallina da rimandare dall’altro lato, una sfida contro sé stessi prima di tutto. Confrontarsi con gli altri, ma anche e soprattutto con la propria individualità.

A rendere possibile il progetto, la troupe di cineoperatori che ha lavorato quasi non profit, il finanziamento popolare tramite crowdfunding (cui hanno partecipato gli stessi giocatori), il contributo economico dell’Associazione Piazza Vittorio Aps. In tanti hanno supportato, anche moralmente, questa preziosa impresa indipendente.

Vittorio a tavolino è un’opera fatta col cuore, autentica come solo un lavoro di pura passione può essere, che mi auguro continuerà a venire mostrata in futuro, magari anche nelle scuole, e che spero convincerà le amministrazioni municipali a portare tavoli da ping-pong in altri quartieri, perché chissà quante altre persone aspettano solo di scoprire come una racchetta e una pallina bianca possano rendere più interessante la loro vita.