Esquilino – Il giornale del rione (trimestre apr-giu 2026 – numero 4 – pagina 11)
L’8 luglio 1888 venne ufficialmente inaugurata Piazza Vittorio Emanuele II ‘bellamente trasformata (…) in un fresco giardino verde e fiorito’, con ‘piante di ogni genere, aiuole, alberi e fiori’. Alcuni di quegli esemplari sono ancora lì, testimoni di quel luogo attraverso lo scorrere del tempo, monumenti vegetali di altissimo valore biologico e storico.
Per tutelare alberi straordinari come questi è stato istituito dal Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste un Elenco nazionale degli alberi monumentali d’Italia, gestito dalla Direzione generale delle foreste e aggiornato ogni anno sulla base delle segnalazioni provenienti dalle Regioni. I criteri di monumentalità cui è sottoposta ogni candidatura dipendono da età, dimensioni, rarità, forma e portamento, valore ecologico e storico-culturale-religioso, rilevanza paesaggistica.
Attualmente, l’elenco nazionale include 4944 esemplari e Roma, con i suoi 65, è la città che ne conta il numero maggiore. Due di questi sono presenti proprio nei giardini Calipari, a Piazza Vittorio Emanuele: il gruppo delle Washingtonia filifera (o palme californiane) e il Podocarpus neriifolius, inserito nell’ultimo aggiornamento, a novembre 2025.
Entrare nell’Elenco nazionale degli alberi monumentali non è solo un riconoscimento simbolico: significa che l’albero in quanto patrimonio naturale della collettività è oggetto di tutele giuridiche precise, limiti agli interventi, responsabilità di conservazione. È legalmente protetto, ogni intervento che lo interessa deve essere autorizzato dal Ministero, qualunque danno viene sanzionato, nei casi più gravi anche penalmente, e persino la Zona di Protezione dell’Albero (un cerchio attorno al tronco avente un raggio di 20 metri, o più se la chioma è più ampia) è soggetta a vincoli.
Il ‘gruppo omogeneo di alberi’ già presente nell’elenco da qualche anno è quello delle Washingtonia filifera (o palme californiane) che svetta fra i Trofei di Mario e la fontana. Queste palme provengono dai deserti del sud-ovest degli Stati Uniti, soprattutto California, Arizona e Nevada, sono alte circa 28 metri, hanno un tronco robusto con una circonferenza di 2,60 metri e sono caratterizzate dai tanti filamenti bianchi tra le foglie (da cui filifera). Da febbraio a novembre di quest’anno tutte le 62 palme di piazza Vittorio sono oggetto di un importante intervento fitosanitario mirato a debellare l’attacco di insetti parassiti, come il punteruolo rosso, che attaccano l’interno delle palme e possono causarne il progressivo deterioramento e la morte.
La new entry di novembre 2025 è invece il Podocarpus neriifolius (“neriifolius” significa “foglia di oleandro” per la somiglianza delle foglie con quelle dell’oleandro), conifera tropicale sempreverde originaria delle foreste umide dell’Asia sud-orientale e dell’Oceania. È il gigante di 20 metri di altezza e 2,30 metri di circonferenza che troviamo vicino ai canestri, entrando nel giardino da Via Carlo Alberto.
Un altro splendido esemplare che è in tutela transitoria del Ministero, dunque protetto come un albero monumentale anche se non (ancora) formalmente inserito nell’elenco, è il Brachychiton populneus, albero sempreverde originario dell’Australia, il cui stato di salute ha allarmato molti esperti l’estate scorsa e che è stato quindi oggetto di un delicato intervento di cura. Oggi lo si può ammirare in tutta la sua maestosa bellezza al centro del giardino, accanto all’era sterrata.
Tre ulivi per la pace e la memoria
Nel giardino di Piazza Vittorio tre giovani ulivi crescono oggi uno accanto all’altro, uniti da un messaggio comune: ricordare le vittime delle violenze del passato e del presente e ribadire la necessità di una pace giusta.
Il primo ulivo è stato messo a dimora nel 2023 nell’ambito dell’iniziativa Memoria a più voci, promossa dall’Unione Giovani Ebrei d’Italia, dall’Unione Comunità Romanès, dalla Sapienza Università di Roma e dall’associazione Arte in Memoria, con il supporto di Comitato Piazza Vittorio Partecipata, Esquilino Vivo e Associazione Abitanti di via Giolitti. L’albero è dedicato alle vittime dell’Olocausto e del Samudaripen, lo sterminio della popolazione romanì durante la Seconda guerra mondiale.
A questo si sono affiancati, il 21 dicembre 2025, altri due ulivi per chiedere una pace vera e giusta a Gaza e per denunciare la sistematica distruzione degli ulivi che da decenni le autorità israeliane e i coloni commettono in Cisgiordania. L’iniziativa è promossa dagli stessi comitati esquilini con il contributo dell’associazione Respiro Verde Legalberi, che ha donato le piante.
L’ulivo è simbolo universale di pace, dialogo, resistenza e rinascita. I due esemplari scelti, inoltre, provengono da Canino, nella Tuscia, territorio che storicamente ha contribuito alla diffusione dell’olivo in molte regioni del Mediterraneo. Dunque non solo un monumento al dolore e alla memoria delle vittime, ma anche un richiamo alle antiche connessioni tra popoli e terre che precedono e superano i conflitti.
‘L’ulivo è il colore della pace, se la pace avesse un colore’ ha scritto Mahmoud Darwish, poeta palestinese.
