Esquilino – Il giornale del rione (trimestre gen-mar 2026 – numero 3 – pagina 13,14,15)
È stato recentemente reso pubblico il progetto definitivo della Ttv, la tranvia che da Termini porterà a Tor Vergata, linea di trasporto ritenuta essenziale per le zone di Roma che attraversa. Di questo progetto, che potrebbe essere messo a gara entro la fine dell’anno, fa parte, ahimè, via Giolitti.
Del perché ho inserito la parolina ‘ahimè’ vi renderete conto a breve, ma non posso fare a meno di fare alcune considerazioni e domande, che condivido con voi.
La prima è: ma perché questa linea deve, tutt’oggi, arrivare proprio alla Stazione Termini, e non fermarsi prima dello slargo di Porta Maggiore, o in zona di collegamento alla linea C della metropolitana che, a mia memoria, era ciò che prevedeva il Piano Regolatore?
È forse un richiamo storico? Per rammentare a tutti che il primo nucleo della stazione Termini fu la linea Roma-Frascati che percorreva proprio via Giolitti, circa 150 anni fa?
O forse è una necessità, non potendo i cittadini usufruire di altri mezzi pubblici? Eppure da Porta Maggiore verso Termini esistono già due linee tranviarie (14 e 5) una linea bus (105), a pochi metri ne transita un’altra (649), e inoltre nel piazzale di Porta Maggiore transita una linea tranviaria pensata ad anello, il 3, che raccoglie e collega gran parte dell’intera rete di mobilità romana.
Quindi perché continuare con la verticalizzazione di linee verso la Stazione Termini, dentro le mura, in tre strade parallele, a pochi metri una dall’altra, oltretutto a discapito della trasversalità della circolazione? Qualcuno direbbe cui prodest?, a chi giova?
Allora il motivo non può essere altro che rispettare le richieste degli abitanti della zona, che ogni poco si sentono cullati dal vibrare delle loro abitazioni al passaggio dei pesanti mezzi e dal rumore dello stridio dei freni? Eppure neanche questo mi sembra che coincida con la realtà. Forse sarà solo una mia impressione, ma gli abitanti della stessa via, e delle altre associazioni dell’Esquilino, da decenni si battono, attraverso convegni, lettere aperte, denunce e quant’altro di civilmente fattibile, perché la strada abbia una profonda riqualificazione, necessaria per dare un contributo significativo al miglioramento della qualità della loro vita, ma forse combattono per altro ancora.
Ora, anche partendo dal presupposto che un qualunque progetto in un’enorme metropoli nasce ‘vecchio’, perché i contesti in cui va a inserirsi, in una città in perenne trasformazione, cambiano molto più rapidamente dei tempi nei quali l’iter amministrativo e fattivo possa espletarsi, un qualche punto fermo, da cui non si dovrebbe prescindere, deve essere inserito: il primo, e, a parere di molti studiosi, non modificabile punto fermo doveva essere che la rete tranviaria per via Giolitti non doveva più passare.
E non perché lo chiedono gli abitanti ma perché questo percorso che parte da piazza dei Cinquecento, anzi da piazza della Repubblica, e arriva a Porta Maggiore è un unicum a Roma, perché in esso sono presenti reperti che iniziano all’epoca dei Re, e forse prima, e giungono temporalmente a importanti monumenti contemporanei di architettura, circa tremila anni di storia.
Pedonalizzazione, fattibilità di un sogno
Renderla tutta pedonale! Direbbe subito qualcuno, farne una passeggiata architettonica che colleghi piazza Esedra alla Porta Maggiore! Non è possibile, dicono altri, la completa pedonalizzazione può essere solo un sogno.
Bene, e quindi si accettino pure soluzioni di compromesso; però prima camminate con me, in questa strada, così come oggi si presenta, una via frammentata dal punto di vista della percorribilità e delle focalità che vi si attestano in modo disordinato, a destra e a sinistra, sgradevole, trafficata, rumorosa, forse anche pericolosa.
Nonostante ciò cominciamo a camminare.
A me piace farlo questo percorso, che non chiamo strada e neppure via, due termini troppo limitativi per quello che rappresenta. Iniziamo da Porta Maggiore. Naturalmente ogni tanto farò delle piccole deviazioni stradali o culturali o storiche, mischiando edifici romani, medievali, barocchi, liberty e moderni.
Una delle più solenni architetture dell’impero romano, con i due acquedotti che la sovrastano, è la Porta Maggiore stessa; alle sue spalle i frammenti della porta Onoriana e il sepolcro di Marco Virgilio Eurisace, il famoso panettiere; poco oltre un’affascinante basilica ipogea, forse neopitagorica. Poco distante da tutto ciò, si può ammirare, come notevole architettura del Novecento, l’edificio del 1967 di Pietro Maria Lugli, e poi, finendo il giro e rientrando nelle mura, le arcate dell’Acquedotto Neroniano e i resti delle terme Eleniane.
Ora incamminiamoci su via Giolitti, davanti a noi si erge la mole della così detta ‘Minerva Medica’, ma non trascurate alla vostra sinistra i piccoli edifici di cooperative edilizie e case popolari, di valore storico enorme. Provate a entrare per via Balilla o per via Pietro Micca, vi troverete catapultati in un tempo passato, un borgo con casette a schiera di inizio Novecento. All’altezza di viale Manzoni, poco più in là, vi è l’Ipogeo degli Aureli (III secolo d.C.) su due piani con affreschi e mosaici e, poco oltre, le case della I cooperativa Luzzatti, realizzata tra il 1903 e il 1906 dall’architetto Vittorio Mascanzoni.
Lasciandoci alle spalle la Minerva Medica, ci si para davanti una diversa emergenza: è la torre-serbatoio Mazzoniana, dal nome dell’ingegnere che l’ha pensata e costruita, Angiolo Mazzoni, con la sua ardita scala a chiocciola esterna. Poco prima a destra, una facciata, quasi nascosta e turbata dalla galleria, che le hanno aperto a fianco, e dalla ferrovia che l’opprime alle spalle, appartiene alla chiesa di Santa Bibiana del V secolo, restaurata nel 1220 e rifatta dal Bernini (prima sua opera di architettura).
A sinistra invece ecco il cinema Apollo, edificio liberty, nato nel 1918 come Teatro Margherita, fascino regale nel nome, con un destino crudele che lo vede ancora abbandonato.
E subito dopo la piazza Guglielmo Pepe, nel cui sottosuolo dal 1881 in poi sono stati trovati reperti di mura, mosaici ecc. e sopra la piazza, ingentilita dall’edificio liberty del teatro Ambra Jovinelli, si ergono le sei possenti e maestose arcate dell’Acqua Giulia.
Costeggiando uno dei suoi lati si scorge un palazzo in stile eclettico, ex sede della Zecca di Stato – non una Zecca qualunque, la prima Zecca del Regno d’Italia – costruito dal 1908 al 1911, già sede di Museo e Scuola d’Arte, ora interessato da lavori di ristrutturazione.
Deviando pochi metri da via Giolitti, all’interno del giardino di Piazza Fanti, dove ci possiamo sedere tranquillamente per riposare, troviamo un edificio monumentale della fine dell’Ottocento, l’Acquario Romano, dell’architetto Ettore Bernich, e, se tanto non bastasse, nel giardino che lo circonda è conservato uno dei più importanti tratti delle Mura Serviane.
Riprendendo il percorso alla nostra destra possiamo goderci la cosiddetta l’Ala Mazzoniana della Stazione Termini, da pochi anni portata all’antico splendore, con le volte altissime in laterizio, restaurate. E se volessimo continuare, entrando dentro la stazione, non per prendere di corsa un treno ma per godere d’arte, ci troveremmo in uno dei più importanti monumenti di architettura moderna di Roma che quest’anno compie 75 anni. Edificato su iniziale progetto di Angiolo Mazzoni del Grande, esautorato dall’incarico con la caduta del fascismo, è stato completato nella parte frontale con il famoso Dinosauro, dopo la seconda guerra mondiale, dagli architetti Eugenio Montuori e Annibale Vitellozzi.
E se infine usciamo, a destra della stazione troviamo ancora un resto delle Mura Serviane e a sinistra il palazzo Massimo, fatto costruire dal Gesuita padre Massimiliano Massimo alla fine dell’Ottocento, come sede del collegio. Provate a informarvi su chi ha studiato in quell’edificio: rimarrete molto meravigliati e impressionati.
Le ragioni contro la rete tranviaria
Ci sarà pure un motivo, per cui ogni istituzione che si attesti all’Esquilino si interessi di come riorganizzare la mobilità, e con essa la struttura del rione, e che tutte, dico tutte, affermino che binari e tram su via Giolitti non ci devono stare: l’Università Roma 1 (con la corposa pubblicazione In transito), l’Ordine degli Architetti, che ha lanciato un Concorso di idee nel 2011 vinto da un team portoghese, fino ad arrivare al gruppo di tecnici Roma ricerca Roma. E prendete anche in considerazione Metrovia, di cui potete consultare i quaderni, on line.
Il motivo per cui la tranvia doveva terminare prima dello slargo di Porta Maggiore, è semplicemente perché la progettazione del percorso da Porta Maggiore a piazza dei Cinquecento non è un problema di ammodernamento di una rete tranviaria o di mobilità, è il farsi carico da parte del Comune e degli altri Enti interessati del riconoscimento della strada come “Bene Storico Culturale”.
Via Giolitti non appartiene solo suoi abitanti, dovrebbe invece diventare parte piacevole del paesaggio cittadino, e proprio per la complessità innegabile di un intervento di recupero di tale portata raggiungerebbe un grandioso valore simbolico per l’Esquilino, per Roma e dell’eventuale soggetto che se ne fa carico.
Per fare questo intervento di recupero ci sono le capacità tecnologiche tecniche e culturali e forse non mancano neanche i fondi necessari alla fattibilità di un sogno.
Pochi giorni fa è stato comunicato che The Plan Award 2025, il più autorevole premio internazionale di eccellenza in architettura, interior design e pianificazione urbana, quest’anno è stato conferito al Progetto di riqualificazione e pedonalizzazione di piazza Pia, a Roma, davanti al Vaticano.
Il premio conferito ad Anas, che ne è stato il soggetto promotore e attuatore, testimonia la qualità di un’opera di fondamentale importanza per la città di Roma che ricuce il tessuto urbano tra Castel Sant’Angelo e via della Conciliazione, migliorando sicuramente la fruibilità spaziale di uno degli snodi centrali della Capitale.
La notizia è stata riportata sui più importanti mezzi di comunicazione e trasmessa da tutte le agenzie nazionali e internazionali, con soddisfazione e presa in carico, come merito, da esponenti politici di destra e sinistra, ma io penso soprattutto dai romani; tutti i commenti sono facilmente reperibile on line.
E quindi, a Roma, possiamo e sappiamo progettare.
E per i fondi necessari?
Ecco la seconda buona notizia, lo Stato finalmente punta sulla sua capitale, su Roma.
Lo Stato ha deciso di entrare nella Fondazione no profit Roma REgeneration Ets, attraverso l’Invimit, società di gestione del risparmio detenuta al 100% dal ministero dell’Economia e delle Finanze, che diventa socio sostenitore della Fondazione stessa lanciata per sostenere la crescita e lo sviluppo della Capitale. L’adesione, come illustrano da Invimit, “nasce dalla convinzione che il futuro della Capitale si costruisca attraverso un dialogo costante tra pubblico e privato, oltre che dalla valorizzazione e dalla rigenerazione del patrimonio immobiliare pubblico. Il settore rappresenterà un volano di trasformazione sostenibile, capace di contribuire a creare nuovi spazi inclusivi e accessibili per la cittadinanza”.
Terzo punto a favore di chi vuole che si mediti ancora sul destino di via Giolitti, è che un’opera come la Ttv si può fare per stralci, come si sta procedendo per la Metro C, iniziando gli appalti da Tor Vergata e venendo verso il centro.
Nel frattempo ci si può confrontare ancora, provare almeno ad ascoltare le minime richieste dei cittadini romani (si veda riquadro a lato), si possono apportare modifiche, chiedere alla Soprintendenza cosa intendesse con l’indicazione di allontanare quanto più possibile i binari dal tempio di Minerva Medica, per tutelare il monumento (per me, per esempio, una frase del genere potrebbe voler dire metterli proprio in un’altra strada).
E forse intanto si potrebbe fare il capolinea dei tranvetti a Porta Maggiore, in attesa sempre che all’importante monumento sia tolta la funzione di spartitraffico e rotatoria.
Le proposte dei cittadini per migliorare il progetto del tram Termini-Tor Vergata
Lo scorso 29 ottobre i comitati Piazza Vittorio Partecipata, Esquilino Vivo, le associazioni Abitanti di Via Giolitti, Respiro Verde Legalberi, il Comitato di Quartiere Rione Esquilino e Poleis Polo Civico hanno trasmesso alle autorità una lettera con alcune proposte per integrare e migliorare il progetto del tram Termini–Tor Vergata (Ttv). La lettera è stata inviata al Sindaco di Roma Capitale, agli assessori alla Mobilità, all’Ambiente, ai Lavori Pubblici, al Direttore dell’Ufficio Clima e ai Presidenti delle Commissioni capitoline competenti.
Le proposte nascono dalle valutazioni effettuate dai Comitati sul progetto definitivo, recentemente reso pubblico. La speranza è che i lavori, che verranno prossimamente messi a gara, possano essere un’occasione di valorizzazione complessiva di via Giolitti e dell’asse urbano che collega Termini a Porta Maggiore.
I Comitati hanno desiderato contribuire con proposte che rafforzano la qualità urbana e ambientale dell’intervento, senza interferire con le scelte infrastrutturali di base, anche se rilevano che, per il tram di via Giolitti, il progetto e il relativo finanziamento non coincidono pienamente con le aspettative e le proposte avanzate negli anni. Essi ritengono inoltre che l’intervento avrebbe dovuto comprendere anche una più ampia riorganizzazione del nodo tranviario di Porta Maggiore, cruciale per garantire una visione integrata e funzionale dell’intero asse Termini–Porta Maggiore.
L’obiettivo è quello di trasformare via Giolitti in un vero boulevard urbano, coerente con il suo valore storico e con la funzione di porta d’ingresso alla città, evitando che la tranvia percorra semplicemente la strada senza apportare un effettivo miglioramento dell’asse, o peggio, che diventi un corpo estraneo e separato, come accade adesso con il trenino.
Di seguito le proposte tecniche:
- Messa a dimora di alberature nei tratti Gioberti-Rattazzi, Ricasoli-Manzoni, Minerva Medica e Minerva Medica-Porta Maggiore.
- Inserimento di una pista ciclabile dando continuità ai percorsi già esistenti che intersecano il tracciato del tram (Santa Bibiana, Piazzale Labicano/San Lorenzo e Porta Maggiore/Prenestina), in raccordo con la predisposizione del Biciplan.
- Rifacimento dei marciapiedi dissestati sul lato degli edifici nel tratto Rattazzi-Manzoni (non previsto dal progetto attuale) utilizzando la basaltina e garantendo continuità e accessibilità.
- Rifacimento dei marciapiedi nel tratto Minerva Medica-Porta Maggiore in basaltina e non in asfalto.
- Predisposizione del binario inerbito (piantando erba tra e intorno ai binari per contrastare il calore, ndr) nei tratti Porta Maggiore-Minerva Medica, Minerva Medica-Santa Bibiana e Piazza Pepe-Laziali e posa del sanpietrino nei restanti tratti.
- Trasformazione delle aiuole alberate di Santa Bibiana in boschetti urbani protetti e realizzazione di rain gardens per la gestione sostenibile delle acque meteoriche e il contrasto alle isole di calore.
- Proposta di pedonalizzazione del tratto Gioberti-Ricasoli (stessa impostazione dell’area di Minerva Medica) in modo da creare una piazza lineare sufficiente a contenere alberature e pista ciclabile.
- Eliminazione del terzo binario delle Laziali e conseguente allargamento del marciapiede sul lato del terrapieno ferroviario.
- Introduzione della zona 30, (limite di velocità 30 km), nei tratti Mamiani-Cairoli e Porta Maggiore-Minerva Medica.
- Realizzazione di attraversamenti pedonali rialzati per tutte le strade che intersecano via Giolitti.
- Revisione e potenziamento dell’illuminazione pubblica, soprattutto nei tratti pedonali.
- Installazione di panchine e altri arredi nei tratti pedonali.
- Posizionamento dei dissuasori ai bordi e non al centro dell’area pedonale di Minerva Medica in modo da impedire l’eventuale sosta abusiva.
Sono state inoltre chieste più informazioni circa la consistenza e l’esito degli studi sull’impatto su mobilità e traffico nei quartieri e rioni limitrofi, in conseguenza dei significativi cambiamenti sulla viabilità di via Giolitti e delle gallerie verso San Lorenzo.
Sono state infine avanzate ulteriori proposte per una fase successiva:
- Una pianificazione generale per il nodo di Porta Maggiore in modo da realizzare un’area verde archeologica degna del monumento e riorganizzare la mobilità in modo conforme;
- La pedonalizzazione del tratto Mamiani–Cairoli, con accessi garantiti e verifica dei flussi di traffico e dei sensi di marcia (esempio, tunnel di Santa Bibiana) per decongestionare via Giolitti e il tratto interessato e garantire piena fruizione degli attrattori dell’area (piazza Pepe, il teatro Ambra Jovinelli, il cinema Apollo, Santa Bibiana, l’hotel ex Radisson, la stazione delle Laziali, l’ex cabina Ace di Termini e l’ex Zecca).
Si auspica che, come previsto dai cronoprogrammi, la realizzazione del tram inizi contemporaneamente su tutta la linea, con lo smantellamento della vecchia infrastruttura ferroviaria su via Giolitti.
