Esquilino – Il giornale del rione (trimestre apr-giu 2026 – numero 4 – pagina 17)
Intervista a cura di Massimo Persotti
Esquilino come Oxford, due posti ideali per guardare al mondo
“Il mio appartamento si trova al settimo piano, guarda a Est, verso Tivoli e le montagne che nei mesi invernali sono spesso coperte di neve. Trovo straordinario che dal centro di una città grande come Roma, io possa affacciarmi dalla finestra e scorgere in lontananza le montagne. E questa è una delle cose che più mi piace del rione in cui vivo”. Hannah Roberts vive da ormai 13 anni vicino la Basilica di Santa Croce in Gerusalemme, ma l’Italia ce l’ha nel sangue: la nonna era napoletana e Roma la conosce bene perché vi si trasferì da giovane insieme ai genitori che lavoravano all’ambasciata britannica. Guarda caso, sempre all’Esquilino. Poi, il lavoro l’ha portata a Londra e da lì negli Stati Uniti, in India e Sudafrica. Giornalista, collabora con Financial …Times, Politico, New European e altre testate nazionali e internazionali. Da quando è tornata stabilmente nel nostro Paese, scrive regolarmente di politica, Vaticano, sviluppo e crisi dei rifugiati, criminalità organizzata.
“Non potrei vivere in altro posto a Roma. Come Londra ha due anime, l’Est e il West, così diverse, anche qui in fondo è un po’ lo stesso qui con Roma Sud – l’Est londinese – e Roma Nord. Noi ci sentiamo di Roma Sud, l’anima meridionale l’ho ereditata da mia nonna tanto che credo neppure riuscirei a vivere in una città più a nord di Roma”.
È un elemento che lega Roma a Londra, ma c’è un altro luogo inglese le ricorda l’Esquilino? “Forse Oxford, sono entrambi caratterizzati da uno spirito internazionale, è lo spirito che attrae molto gli stranieri che decidono di vivere in questo rione, anch’io e mio marito in fondo abbiamo scelto l’Esquilino per questo motivo. Credo proprio che se vuoi vivere in un luogo che guarda al mondo, Oxford e Esquilino sono due posti ideali”.
E poi ci sono anche aspetti molto pratici. “Beh, è innegabile che questa zona sia molto comoda per i collegamenti, prendo molto spesso il treno per lavoro e il terminal è molto vicino. Ma anche il centro storico è facilmente raggiungibile, sia a piedi che con i mezzi pubblici. Certo, ci sono anche dei pro e dei contro”. In che senso? “Beh, la presenza della stazione è ovviamente un grande vantaggio ma anche un limite, penso ad esempio alla linea ferroviaria che divide i quartieri, Esquilino e San Lorenzo, e il sottopasso dello Scalo di San Lorenzo non è molto sicuro soprattutto in certi orari”.
Esquilino e cibo. “Torniamo a uno degli elementi forti del rione. Chiaramente, ci piace mangiare italiano e l’Esquilino è ricco di ristoranti e trattorie genuinamente romane. Ma qui basta che ti sposti di qualche via e puoi trovare cucina cinese, indiana, africana, vietnamita, coreana … insomma, c’è l’imbarazzo della scelta. E poi ci piace anche il movimentismo del quartiere”. Intendi le attività e le realtà sociali? Sì, è un territorio molto vivo da questo punto di vista, esprime molta solidarietà. Noi, ad esempio, vorremmo portare i nostri bambini alla scuola Di Donato dove grazie anche alla partecipazione delle famiglie, tanti bambini immigrati vengono aiutati nel loro inserimento scolastico. E poi c’è Spin Time dove vado spesso a fare co-working: conosciamo il mondo dell’attivismo lì presente, mio marito vi collabora come avvocato che si occupa anche di diritti umani per aiutare immigrati che ne hanno bisogno”.
Se dovesse scrivere un reportage sull’Esquilino, da cosa comincerebbe? “Da Piazza Vittorio, un luogo pieno di fascino, posto di incontro tra tante realtà, tanti mondi, e poi la Porta magica … chissà, un giorno potrei scriverci un romanzo!”.
