Esquilino – Il giornale del rione (trimestre gen-mar 2026 – numero 3 – pagina 16)
Il Cardinale Rolandas Makrickas, 53 anni, lituano, è Arciprete della Basilica Papale di Santa Maria Maggiore. Ci accoglie nella bellissima Loggia delle Benedizioni che sovrasta il portico della facciata. “Ogni tanto, la sera, finite le nostre attività liturgiche e pastorali, con i miei collaboratori usciamo e passeggiamo lungo via Merulana o via Carlo Alberto per raggiungere le altre due basiliche”, ci racconta con lo sguardo rivolto alle due strade che dalla piazza si allungano verso San Giovanni in Laterano e Santa Croce in Gerusalemme componendo un triangolo di pellegrinaggio per i fedeli. Ai lati della loggia, i quattro imponenti angeli in marmo bianco, opera di Pietro Bracci, ci introducono a un “percorso spirituale nell’arte”, come lo definisce il Cardinale mostrandoci le nuove sale del Polo Museale Liberiano, aperte in occasione del Giubileo. Conservano preziosi tesori artistici, tra cui il primo presepe della storia dell’arte realizzato alla fine del XIII secolo dallo scultore Arnolfo di Cambio.
Rolandas Makrickas ha un legame profondo con la Basilica dove Papa Francesco lo ha voluto nel 2021 come Commissario straordinario. Un legame che nasce molti anni prima. “Conoscevo la Basilica e l’Esquilino già quando ero studente all’Università Gregoriana. La prima volta che la visitai mi fece impressione per il soffitto”. Per il soffitto? “Ricordo che mi sono seduto e guardavo questo soffitto particolare, così grande, in legno dorato, gli stemmi dei papi. Poi, ho scoperto i tesori della Basilica, la Salus Populi Romani, la più importante icona mariana”. Particolarmente venerata dai romani che a lei si rivolgono per scongiurare pericoli e disgrazie, l’icona era molto amata da Bergoglio. “Veniva spesso a pregare alla Salus per la devozione personale e anche per la sua formazione da gesuita; i gesuiti, grandi missionari, si portavano nei loro viaggi l’immagine della Salus”.
La vita della Basilica è molto cambiata da quando ospita la tomba di Papa Francesco, eppure non è certo l’unica tomba papale che ospita. “E’ l’ottava tomba di un pontefice, c’è quella del primo papa francescano, Niccolò IV, del primo papa dominicano, Pio V. Ora il primo papa gesuita”.
Si racconta che nella scelta di Bergoglio, Lei abbia avuto un ruolo importante. “Stavamo facendo alcuni interventi alla Cappella Paolina, così gli chiesi se avesse mai pensato di essere sepolto qui. Dapprima rispose di no, poi una settimana dopo lo incontrai e mi disse: La Madonna mi ha detto ‘preparati la tomba’, sono così felice che non si sia dimenticata di me. E così, in modo molto naturale abbiamo trovato il posto dove sarebbe stato sepolto”.
Non è affatto sorpreso dello straordinario pellegrinaggio alla tomba di Papa Francesco. “Perché si ricordano le sue parole, il suo insegnamento, i suoi gesti così eloquenti e talvolta sorprendenti. La tomba riflette la sua vita, è semplice ed essenziale perché lui così ha voluto, solo una iscrizione, il suo nome da pontefice, Franciscus, e la pietra in ardesia ligure in omaggio alle sue origini familiari. Noi seguiamo queste sue volontà mettendo sulla tomba una rosa bianca come quella che aveva sempre nel suo ufficio e portava con sé quando viaggiava, in segno di devozione verso Santa Teresina di Lisieux”.
Cardinale, torniamo all’Esquilino, territorio della multiculturalità e di fedi diverse. In tempi così precari, può rappresentare un equilibrio tra ‘mondi diversi’ che altrove non si riesce a realizzare? “L’Esquilino è cambiato moltissimo nel corso dei tempi, le prime comunità straniere a Roma sono proprio nate in questa zona. La collocazione della vicina Stazione Termini ha chiaramente contribuito a portare qui tanti popoli e culture diverse. Chi visita l’Esquilino osserva questa varietà di genti, religioni e culture che esprime anche la diversità della città di Roma. Una multiculturalità che, se gestita pacificamente, rappresenta una ricchezza e una opportunità per la città”. Dall’esterno, i rumori del traffico ci ricordano come la Basilica di Santa Maria Maggiore sia per certi versi unica nel suo genere, perché collocata al centro di una piazza dove i ritmi della quotidianità sono scanditi dal flusso di auto e bus, residenti e turisti che affollano le strade, la stazione ferroviaria a due passi. “La Basilica sta al centro della vita delle persone che lavorano, sono di passaggio, vivono qui. Noi ce ne accorgiamo in due momenti dell’anno. In occasione delle recite del Rosario nei mesi mariani, ottobre e maggio, che avvengono di sera sul sagrato della Basilica; e vediamo intorno il ritmo della città, le persone in auto che passano e incuriosite osservano ciò che accade, gli abitanti che si affacciano dalle finestre. E poi, quando celebriamo il Presepe Vivente, il penultimo sabato prima di Natale.
E’ una tradizione che si ripete da quattro anni ormai perché Santa Maria Maggiore è la Basilica della Natività, custodisce la Sacra Culla di Betlemme, la reliquia della mangiatoia in cui Maria depose Gesù Bambino. Anche quest’anno, per il 13 dicembre, oltre duemila figuranti provenienti da tutta Italia, si sono mobilitati: il Presepe Vivente è un percorso itinerante lungo le vie intorno alla Basilica fino alla piazza antistante Santa Maria Maggiore per la rappresentazione della Natività”.
Il Cardinale ci saluta con un messaggio e un augurio per i lettori di ‘Esquilino: “Sarà un Natale particolare perché il 25 dicembre chiuderemo la Porta Santa. Abbiamo vissuto l’Anno Santo con il pensiero della speranza ed è un pensiero che sarà nelle nostre preghiere anche per l’anno che verrà. Dobbiamo sperare che il mondo possa conoscere la pace, la concordia e la fraternità tra i popoli. E’ un messaggio che arriva dal nostro Esquilino, dove convivono popoli così diversi’.
Una lezione, Cardinale Makrickas? ‘Una dimostrazione, perché le terre possono essere diverse, ma il cielo sotto cui viviamo è lo stesso. Il mio è un augurio perché possiate vivere con gioia e serenità, non con paure e timore per il futuro’.
di Massimo Persotti
