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Il Giubileo è di casa all’Esquilino. Da Bonifacio VIII a Leone XIV una storia lunga oltre sette secoli

Esquilino – Il giornale del rione (trimestre lug-set 2025 – numero 1 – pagina 1,3)

Era il 22 febbraio del 1300 quando papa Bonifacio VIII affacciato alla loggia dell’antico palazzo laterano di piazza San Giovanni, comunicò urbi et orbi l’istituzione di un anno giubilare, un anno di grazia, di riconciliazione e di rinnovamento durante il quale ai fedeli sarebbe stata concessa l’indulgenza plenaria e la remissione dei peccati, per la prima volta nella storia della Chiesa di Roma.

Sin dalla vigilia del Natale 1299 i pellegrini erano convenuti in migliaia a Roma provenienti da tutto il mondo cristiano spinti dalla speranza di ottenere dal pontefice la remissione dei peccati.

Era opinione diffusa infatti che con il passaggio di secolo ci sarebbe stata l’indulgenza pontificia così come prometteva una leggendaria “Indulgenza Plenaria” ispirata da un’antica tradizione ebraica di cui però non esisteva traccia in quella cristiana. Papa Bonifacio non deluse i fedeli e dal loggiato della residenza laterana, affiancato dal cardinale Caetani e dai presbiteri, lesse ai pellegrini la Bolla pontificia Antiquorum habet fida. Con essa il pontefice concedeva l’indulgenza plenaria ai credenti che avessero visitato le basiliche di San Pietro in Vaticano e di San Paolo fuori le mura entro il 31 dicembre per almeno 15 volte – (30 per i fedeli romani) e poi per ogni 100 anni a venire. Furono oltre 200 mila i pellegrini che si recarono a Roma.

Dante Alighieri, il sommo poeta, testimone diretto dell’evento giubilare, racconta nella Divina Commedia (Inferno XVIII, 28-33) come l’afflusso di pellegrini in quei dieci mesi fosse tale che la gendarmeria pontificia dovette regolamentare l’attraversamento del Tevere sul ponte Castel Sant’Angelo per l’eccessivo numero di pellegrini che si recavano in San Pietro.

Giotto, presente a Roma in quegli anni con il maestro Cimabue, viene incaricato dal pontefice di realizzare nel pulpitum Bonifacii, la loggia aperta sul fronte del palazzo del vecchio Laterano, un ciclo pittorico in ricordo del papa che promulga la bolla di indizione del Giubileo. Di quell’affresco resta oggi solo un frammento pittorico che qui riportiamo come documento alla memoria.

Una prima lunghissima serie di anni giubilari

Durante il periodo avignonese, Clemente VI (1342-1352), per ridare serenità spirituale a Roma travagliata da istanze sociali disattese – sono gli anni di Cola di Rienzo – volle riprendere l’esempio di Bonifacio VIII e accogliendo la richiesta del popolo romano, dimezza i tempi secondo l’uso ebraico e indice un secondo Giubileo per il 1350. Concede quindi l’indulgenza plenaria e la remissione dei peccati ai pellegrini in visita alle basiliche apostoliche romane, aggiungendovi anche San Giovanni in Laterano.

Nonostante il flagello della peste e un disastroso terremoto che colpisce Roma nel 1349, un elevatissimo numero di pellegrini partecipa alle celebrazioni. Urbano VI, riducendo ancora l’intervallo giubilare a 33 anni in ricordo della vita terrena di Gesù, promulga l’8 aprile 1389 il terzo Giubileo per l’anno 1390.

Lo scisma in atto nella chiesa di Roma incide però notevolmente sull’affluenza dei pellegrini perché l’antipapa Clemente VII, insediato ad Avignone, proibisce ai cristiani d’Europa di rendere omaggio alle tombe degli Apostoli. Bonifacio IX, che succede a Urbano VI, cogliendo l’occasione dell’approssimarsi della fine del secolo ripropone il terzo Giubileo per il 1400.

Finito lo scisma d’Occidente, Martino V proclama un Giubileo straordinario per il 1423, per festeggiare il ritorno del papato a Roma dopo il periodo avignonese. Nel 1425 indice il quarto Giubileo ordinario introducendo il rito di apertura delle Porte Sante ispirandosi al Vangelo di Giovanni – ‘Io sono la Porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato’ – per esprimere anche simbolicamente il concetto del Giubileo come “percorso straordinario” verso la salvezza.

Niccolò V indice il quinto Giubileo per il 1450, ricordato oggi come il “Giubileo dei Santi” o il “Giubileo d’oro” per la grande quantità di denaro raccolto. Grazie alla canonizzazione di Bernardino da Siena, l’affluenza dei pellegrini da tutta l’Europa fu infatti elevatissima.
Sul ponte Sant’Angelo la calca fu tale che centinaia di pellegrini finirono calpestati dai cavalli o annegati nelle acque limacciose del Tevere.

Sisto IV indice il sesto Giubileo per il 1475 estendendo l’obbligo delle visite anche alla basilica di Santa Maria Maggiore. In tal modo l’Esquilino, pur periferico e lontano dal centro abitato, ospitando sia la basilica laterana che la basilica liberiana diviene da allora il vero protagonista dell’anno giubilare, più dello stesso San Pietro e del lontano San Paolo fuori le Mura. Con l’Anno Santo 1500 indetto da Alessandro VI le Porte Sante delle basiliche vengono aperte contemporaneamente, riservando al pontefice l’apertura della Porta Santa di San Pietro.

Cinque secoli di giubilei dopo il Sacco di Roma tra modernità e contemporaneità

Dopo il Sacco di Roma da parte delle truppe imperiali di Carlo V (maggio 1527) – che porta distruzioni e grande sofferenza alla popolazione romana – si sono svolti cinque secoli di Giubilei tra ordinari e straordinari, con l’Anno Santo che iniziava per tradizione la vigilia di Natale e terminava con l’Epifania dell’anno successivo.

Dopo la ribellione protestante di Martin Lutero e la Controriforma del Concilio di Trento, i vari pontefici che si sono succeduti sul soglio di Pietro hanno tutti cercato di recuperare i principi e lo spirito evangelico della Chiesa di Cristo. Togliendo l’obbligo dell’elemosina per i pellegrini, rinunciando allo sfarzo e imponendo un maggior rigore sono riusciti a superare i tempi in cui i giubilei erano più che altro espressione di lotte di potere e ambizioni personali, tra elargizioni ai parenti, intrighi e guerre.

Con periodicità cadenzata su ogni 25 anni, per diversi secoli, i pontefici hanno celebrato l’Anno giubilare regolarmente sino alle soglie dell’Ottocento quando la drammaticità di eventi che hanno sconvolto i tradizionali equilibri politici dell’ancien régime ne hanno impedito la proclamazione.

Soltanto nel 1825 Leone XII ebbe modo di celebrare l’unico Giubileo ordinario del XIX secolo con solennità ed in libertà. L’Anno Santo del 1825, infatti, fu l’occasione per un grande pellegrinaggio a Roma, con oltre 325.000 pellegrini provenienti da tutta l’Europa cristiana, anche se le visite dei fedeli furono spostate alla basilica di Santa Maria in Trastevere a causa dell’incendio della basilica di San Paolo fuori le mura.

Con la perdita del potere temporale dei papi, dopo il Giubileo del 1875 annunciato da Pio IX e mai celebrato, i giubilei, a partire da quello del 1900, indetto da Leone XIII con l’intento di vincere la sfida della modernizzazione della vita cristiana e della cristianizzazione della vita moderna, hanno recuperato quello spirito di religiosità cristiana che è proprio della Chiesa cattolica: dal Giubileo del 1950, indetto da Pio XII nello spirito ‘del grande ritorno e del grande perdono’ dopo le immani devastazioni del secondo conflitto mondiale, sino a quelli più recenti di papa Francesco – il Giubileo straordinario della Misericordia (2015), il Giubileo straordinario Lauretano (2019-2021), funestato dalla pandemia del coronavirus, ed il Giubileo della Speranza di questo anno 2025.

Aperto il 24 dicembre scorso, è il 26o Giubileo ordinario della storia della Chiesa ed è tuttora in corso di svolgimento. Sarà ricordato per la dolorosa morte di papa Francesco e per l’elevazione del suo successore, papa Leone XIV che dei tradizionali valori evangelici fortemente voluti da papa Francesco si dichiara il naturale continuatore.

Carmelo G. Severino

Carmelo G. Severino
Carmelo G. Severino
Architetto e storico urbano. Già dirigente SPQR e docente presso La Sapienza. E’ autore di libri sull’Esquilino.