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Amedeo en vert, quando una strada diventa bene comune

Esquilino – Il giornale del rione (trimestre lug-set 2026 – numero 5 – pagina 4)

Una strada può diventare molto più di un luogo di passaggio. Può trasformarsi in uno spazio di incontro, di cura condivisa e di costruzione di comunità. È questa la sfida di Amedeo en vert, il progetto nato in via Principe Amedeo, da dicembre 2025 oggetto di un Patto di collaborazione tra il Dipartimento Tutela ambientale di Roma Capitale e un gruppo spontaneo di residenti, disposto dall’Assessorato all’Agricoltura, Ambiente e Ciclo dei rifiuti di Roma Capitale. Per la prima volta a Roma, un’intera strada viene riconosciuta come bene comune da curare e valorizzare attraverso la collaborazione tra cittadini attivi e istituzioni.

Il Patto, della durata di tre anni e rinnovabile, rappresenta il riconoscimento istituzionale di un percorso iniziato dal basso molto prima della sua formalizzazione. Tutto comincia nel 2022, quando il rifacimento dei marciapiedi offre ai residenti l’occasione di avanzare una richiesta urgente: portare il verde in una via che ne era completamente priva. Con le messe a dimora di qualche mese fa, le piante pioniere di via principe Amedeo ora sono 15, cinque melangoli, ovvero aranci amari, e dieci ligustri. “Il rifacimento dei marciapiedi fu l’occasione per cominciare quel processo. Amedeo en vert significa ‘in verde’, ma per noi anche che ‘inverte’ la rotta”, racconta giocando sull’assonanza Lello Melchionda, tra i promotori dell’iniziativa. Dal confronto con l’amministrazione arrivano i primi nove ligustri agli incroci tra via Cairoli e via Rattazzi.

Dal 2022 prende dunque forma una comunità attiva. Un piccolo gruppo di residenti, insieme a Respiro Verde, che si prende cura del giardino di Confucio all’interno della sede di RomaTre, decide di occuparsi delle giovani piante durante i mesi estivi, il periodo più critico per la loro sopravvivenza. Nascono i turni di innaffiatura, una chat di coordinamento e una rete che continua ad allargarsi. “Quell’estate abbiamo attivato una chat per organizzarci fra vicini. Oggi siamo quasi quaranta persone”, spiega Lello.

Negli anni successivi il progetto cresce spontaneamente. Attorno agli alberi compaiono nuove piante, fioriere e steccati realizzati grazie alla collaborazione tra abitanti e commercianti della strada. “Gli steccati li realizza un residente che allestisce le scenografie al Teatro dell’Opera. Un altro invece ci ha regalato il legno. A settembre li metteremo attorno ai melangoli”.

Una rete informale che garantisce una manutenzione continua e spontanea. Le aiuole diventano luoghi vissuti e riconosciuti. “Via via si è mosso tutto. La pallina di neve che rotola e crea una valanga”, racconta Melchionda. I negozianti adottano i vasi, in tanti partecipano alla cura del verde, i passanti si fermano sempre più spesso. “Nel vaso accanto al mio portone abbiamo messo la menta, perché il signore bengalese del negozio accanto la mette fresca nel the. Le signore cinesi all’angolo di via Cappellini hanno messo a dimora alcune pachire, dette ‘alberi dei soldi’, una pianta che loro amano molto e utilizzano quando inaugurano i loro negozi perché porta fortuna. Ognuno fa quello che sembra utile e bello”.

Stare spesso in strada significa anche comprenderne i flussi. “Ormai conosciamo bene le dinamiche sociali della strada. I figli dei proprietari dei negozi che il pomeriggio stanno lì fino alla chiusura. Le signore di Sant’Eusebio che chiacchierano tra i melangoli. Gli studenti che si siedono ai tavolini dei bar. I gruppi di giovani turisti che alloggiano al Generator. Per strada incontri tanta gente e ti accorgi che ha voglia di stare lì. La gente vuole riappropriarsi della strada. Perché non consentire loro una sosta più piacevole?”.

La presenza costante dei cittadini nello spazio pubblico produce anche effetti sulla sicurezza. “Siamo un presidio, siamo come sentinelle. I luoghi si difendono vivendoli e opponendo alla teoria dei vetri rotti la cultura del bello”, osserva Lello. L’obiettivo di Amedeo en vert non è soltanto migliorare la vivibilità della strada per residenti e passanti e contrastare le isole di calore, ma rafforzare i legami tra le persone.

Lello tiene infatti a precisare il senso profondo dell’iniziativa: “Questo non è un progetto di decoro urbano. È un progetto di valore politico il cui fine è pienamente sociale. La bellezza è un effetto collaterale dell’azione che stiamo mettendo in campo”. Il verde diventa uno strumento per creare relazioni e senso di appartenenza. “Persone che abitano nello stesso palazzo e nemmeno si conoscevano, si sono conosciute per strada. È un po’ come curare le piante nel proprio balcone di casa, che però è di tutti. Questo progetto è un facilitatore di relazioni”.

Il valore innovativo dell’iniziativa è stato sottolineato anche dall’assessora all’Ambiente Sabrina Alfonsi, che considera i patti di collaborazione, ispirati ai principi di sussidiarietà orizzontale, uno strumento efficace di gestione condivisa dei beni comuni e che rende l’esperienza di via Principe Amedeo un progetto pilota da replicare in altre strade della città.

Il percorso, però, non si ferma qui. I residenti guardano già al futuro: ad esempio la partecipazione, lo scorso maggio, al bando comunale Spazi a colori, ha l’obiettivo di introdurre panchine, stalli per biciclette, nuovi arredi urbani e interventi di urbanistica tattica. L’idea è estendere progressivamente la trasformazione verso l’area del mercato e consolidare una presenza civica capace di contribuire al cambiamento di quello che è il tratto più critico della strada. Come sintetizza Lello, “stiamo testando il ‘kit del cambiamento’ politico e strutturale: ci vogliono consapevolezza, responsabilità, interesse; ci vogliono gli strumenti e le persone, insieme”. È forse questo il significato di Amedeo en vert: una strada cambia davvero quando a cambiare sono le relazioni che la attraversano ogni giorno.