Esquilino – Il giornale del rione (trimestre gen-mar 2026 – numero 3 – pagina 1,3,4)
Il celeberrimo mercato delle pulci di Saint-Ouen nacque a seguito del divieto di lasciare l’immondizia su strada, davanti all’ingresso delle abitazioni, introdotto nel 1884 dal Prefetto di Parigi, Eugène Poubelle. A causa di questa decisione, i rigattieri si spostarono alle porte della città, per spacchettare in santa pace le cianfrusaglie di cui si rifornivano, provenienti anche dagli scarti domestici. Il grande successo di questa attività convinse alcuni imprenditori ad acquistare quei terreni periferici, e poi a costruire negozi da affittare agli stessi robivecchi. Dalla fine dell’Ottocento fino ai primi Anni Novanta del Novecento, i terreni si sono moltiplicati et voilà è nato e si è consolidato quel mercato di indubbio fascino che attira turisti e curiosi.
La stessa prospettiva, tutto sommato edificante, non sembra possibile per vari mercati abusivi che si trovano anche a Roma. Sono mercati di merce riciclata, recuperata, contraffatta o, spesso, rubata. A Tor Sapienza, nelle ore notturne, si possono comprare grandi quantità di cibo, anche pregiato, a prezzi assai convenienti. A Porta Maggiore, periodicamente, si creano insediamenti analoghi, contrastati da blitz della polizia locale: anche quest’autunno, per l’ennesima volta, il mercato illecito è stato sgomberato, la merce sequestrata dalle Forze dell’Ordine, l’area ripulita e bonificata dall’Ama, e una pattuglia della polizia municipale è stata mandata a presidiare il luogo.
Nella zona del Nuovo Mercato Esquilino la situazione è più complessa. Qui, a ridosso del mercato autorizzato, prospera un mercato illegale. Il commercio abusivo vi si svolge ormai da parecchi anni con continuità, salvo una felice parentesi temporale prima dell’emergenza Covid. Nei momenti di punta, e sempre il sabato, è possibile trovare la discutibile mercanzia di questa fiera all’aria aperta lungo tutta via Ricasoli e sul marciapiede di via Principe Amedeo, fino al bar che fa angolo su via La Marmora. Si tratta in media di 30-50 venditori, con una presenza più consistente a metà mattina. In caso di presidio delle Forze dell’Ordine, il mercato si dissolve per poi ricomporsi, quando il presidio finisce, con un una decina di venditori fino a sera.
Capi ‘firmati’ e merce dubbia, oro e droga
Qui si possono trovare, oltre a ciarpame vario, anche telefoni cellulari, device, capi di abbigliamento griffati, scarpe, oro, oggetti preziosi, articoli contraffatti. Lo scenario potrebbe sembrare pittoresco, ma i residenti del rione, magari con accenti diversi, sono di altra opinione. La condizione di vendita è desolante, coi teli buttati a terra; l’origine della merce è quanto meno dubbia; e per di più è facilmente individuabile la presenza di spacciatori di crack e altre sostanze, con i relativi acquirenti. Senza contare lo stato indecente in cui vengono lasciati i marciapiedi e la strada a fine giornata.
Al degrado contribuisce il fatto che frequentemente, tra la merce in vendita, si trova cibo non impeccabilmente confezionato. Oltre ai residenti protestano anche i commercianti, prevalentemente di origine bengalese, che gestiscono negozi e attività di ristorazione nell’area: sono esasperati dalla presenza del mercatino e da anni chiedono soluzioni definitive a questo problema.
Del mercato in questione si sono occupati e si occupano in tanti: giornalisti della carta stampata e della tv, blogger, influencer e videomaker che, a diverse riprese, hanno raccolto e diffuso informazioni, immagini e interviste, prevalentemente di denuncia. Ha fatto il giro del web, la scorsa estate, un tumultuoso filmato di Striscia la notizia. Tra le cronache più recenti, un servizio a pagina intera del quotidiano La Repubblica ha anche rilanciato un appello, sottoscritto da residenti, professionisti e artisti del rione, sulla necessità di interventi strutturali e non episodici per l’intera area, fino a Piazza Vittorio. Va dato atto a quest’ultimo servizio giornalistico di non avere piattamente aderito – al contrario di altri – alla descrizione di un rione integralmente invivibile e pericoloso: lo stigma negativo non corrisponde a realtà e non aiuta a risolvere i problemi, che pure esistono.
Contro il mercato abusivo si sono mobilitati con numerose iniziative i residenti, i cittadini che vivono nel rione e quelli che ci lavorano. In forma individuale o attraverso gruppi e associazioni civiche, hanno organizzato chat collettive di informazione e discussione, post nei social, e poi esposti, diffide, denunce, querele, testimonianze, segnalazioni, raccolte di firme, incontri con rappresentanti delle istituzioni, delle Forze dell’Ordine, dei Vigili urbani e della Pubblica amministrazione.
I cittadini chiedono controlli, interventi, pattuglie fisse e, in particolare, indagini accurate sulle provenienze della merce e dei venditori, sui meccanismi e sui sistemi organizzativi e gerarchici che regolano l’offerta. Suggeriscono che si facciano i necessari approfondimenti sulle diverse organizzazioni di microcriminalità che controllano l’insieme della rete di vendita. Certo, visti i prezzi bassi di alcune merci, è probabile che questo mercato sia frequentato anche da chi non potrebbe permettersi di pagare il prezzo pieno. Tuttavia, stando alle testimonianze raccolte, si tratta di un’esigua minoranza, perché in prevalenza gli avventori, che sono tanti, sono interessati ai cellulari, ai preziosi, agli oggetti di tecnologia, non a generi di prima necessità.
La Procura della Repubblica, il prefetto e il questore di Roma sono accuratamente informati, e lo stesso vale per i responsabili locali dell’ordine pubblico e della polizia municipale. Ed effettivamente controlli, presidi e sequestri sono stati eseguiti a più riprese. Ma lo stop dura poco. I venditori aspettano nei dintorni e appena possibile tornano, esattamente come prima. Alla prima pausa pranzo della pattuglia di turno il mercato ricomincia. Se Carabinieri, Polizia, Vigili urbani, Finanza si coordinassero e si alternassero con continuità e assiduità per garantire una presenza fissa, per un tempo lungo, sufficiente a scoraggiare la ripresa delle vendite, l’operazione di contrasto del commercio abusivo non costerebbe meno rispetto allo sperpero di anni e anni di interventi spot? Quanto sarà stato già speso fino a oggi, quasi inutilmente, visti i risultati?
Sicurezza rafforzata
La situazione appare più complessa rispetto ad altre analoghe per vari motivi. Innanzitutto la persistenza e la durata nel tempo del fenomeno del mercatino illegale: si parla infatti di anni e non di mesi. C’è poi l’effetto delle bonifiche periodicamente operate nella zona di Termini: le persone espulse da Termini, o da San Lorenzo, come anni fa dal Pigneto, piccoli o grandi spacciatori, rivenditori abusivi o altri, sono arrivati all’Esquilino. Con l’istituzione quest’anno delle zone rosse (zone a sicurezza rafforzata, dove è vietata la presenza di soggetti pericolosi o con precedenti penali) anche in alcune strade tra Termini e Piazza Vittorio, i problemi sono stati spostati qualche strada più in là, ma non mai stati risolti alla radice.
Conta anche il luogo particolare dove si tiene il mercato abusivo: attorno a esso si trovano alcune tra le situazioni più critiche (sebbene potenzialmente positive) del rione, tanto che i residenti parlano di ‘quadrilatero dell’orrore’. Il commercio illegale si svolge proprio di fronte al Nuovo Mercato Esquilino, il mercato coperto di generi alimentari e di abbigliamento, che molto lascia a desiderare quanto a igiene, carico e scarico merci, parcheggi dei mezzi, orari di apertura, situazione dei marciapiedi, arredi interni, conferimento dei rifiuti. E pensare che invece questo potrebbe essere un magnifico mercato, un presidio di socialità e cultura materiale. Fatto sta che i due mercati sono uno di fronte all’altro e costituiscono una sorta di specchio reciproco.
Accanto c’è poi il palazzo della ex Zecca di Stato, dove da anni sono in corso lavori rumorosi e fastidiosi che alla fine, dopo un voltafaccia della dirigenza dell’ente, invece di uno spazio museale e culturale, didattico e sociale, ospiterà esclusivamente uffici per i dipendenti. Questo grande edificio, che occupa un intero isolato, è un problema finché è vuoto e rischia di esserlo in futuro negli orari di chiusura degli uffici.
Poco più là, troviamo l’ex Cinema Apollo, anch’esso deserto e abbandonato, in attesa di riqualificazione, altro luogo che potrebbe offrire spazi e servizi alla comunità e che invece, al momento, è solo un pericolo per la salute a causa dell’amianto contenuto nella sua copertura.
Facendo ancora qualche passo, si arriva nella bella, quanto degradata e pericolosa via Pepe, ridenominata Piazza, spazio tra i più suggestivi dell’Esquilino, dove ancora non è stato avviato il progetto di riqualificazione per il quale sono state stanziate ingenti risorse economiche. Qui il senso di insicurezza è tale che, per l’ennesima volta, di recente, numerosi comitati e associazioni di cittadini hanno rivolto formalmente al Municipio I la richiesta di un presidio fisso sulla Piazza.
Dietro i resti dell’Acquedotto romano, invece, va segnalata una novità positiva: l’albergo ex Radisson, rimasto chiuso per anni, ha cambiato proprietà e dopo interventi di riqualificazione riaprirà i battenti come Hyatt Regency.
E’ un insieme urbano unico, a due passi dalla stazione Termini, un incastro di spazi pubblici e strade, edifici, monumenti, aree verdi e servizi, a ridosso di via Giolitti, da una parte, e di Piazza Vittorio, dall’altra. Un quadrante dove scarseggiano i palazzi abitati e i condomini, che rappresentano comunque una forma di controllo sociale di base. I pochi residenti dell’area, più numerosi in via Principe Amedeo e nelle sue traverse, sono preoccupati e spaventati, perché l’invasività del mercato illegale e dello spaccio non facilitano la vita.
Interventi mirati e coordinati
L’idea che molti residenti si sono fatti è che contro il mercato abusivo serva un intervento mirato, coordinato e di tipo investigativo da parte dei responsabili dell’Ordine pubblico. Solo dopo la sua rimozione potranno esserci interventi di animazione e socialità. Se dietro il mercato abusivo si individuassero situazioni di fragilità sociale, di povertà e di marginalità, anche queste andranno prese in carico da chi ne ha la responsabilità. Certo, alcuni fenomeni di micro criminalità, e lo stesso spaccio di sostanze stupefacenti, vengono da lontano, dipendono anche da fattori esterni, ma ciò non toglie che vi si debba mettere mano.
Le criticità e le prospettive del quadrante andrebbero valutate da tutte le istituzioni coinvolte, insieme ai cittadini. Senza uno sguardo complessivo pragmatico pare difficile trovare soluzioni valide e durature. I cittadini, giustamente, chiedono fatti e risultati tangibili, più che delibere e vane commissioni istituzionali sulla sicurezza.
Se l’allargamento della zona rossa ad alcune strade dell’Esquilino significherà potere disporre di maggiori risorse, di mezzi e di personale, le Forze dell’Ordine dovranno cogliere l’opportunità per condurre le operazioni di prevenzione e di contrasto del mercato illegale.
E poiché l’Esquilino, a dispetto della nomea che ogni tanto si tenta di assegnargli, rimane un rione vivibile e non meno sicuro di altri, fatti salvi alcuni punti e alcuni problemi molto specifici e assai conosciuti, l’auspicio è che si intervenga, ancora, presto e bene.
