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Incontrarsi all’edicola di Massimo, cittadella di carta in via Merulana

Esquilino – Il giornale del rione (trimestre gen-mar 2026 – numero 3 – pagina 17)

Nel vertiginoso calo del numero di edicole – a Roma erano circa 1200 nel 2009, 450 nel 2025 -, l’insegna GIORNALI RIVISTE di Massimo De Angelis campeggia in Via Merulana 204, proponendosi come un intersecarsi di incontri sul crinale Monti-Esquilino. De Angelis è l’emblema di un certo modo di intendere il commercio come occasione di interscambio fra persone.

Le rivendite della carta stampata hanno due tratti peculiari, la funzione aggregativa e la vocazione a rinsaldare il dialogo proprio dell’informazione.

Il termine edicola è di per sé evocativo: deriva dal latino aedicula, diminutivo di aedes, indicava un locale con focolare. Il significato si è evoluto in quello di piccolo tempio destinato ad accogliere una statua, poi un tabernacolo, fino a designare il chiosco moderno che vende giornali. In ogni sua trasformazione, l’edicola ha conservato la veste di luogo simbolico, punto di riferimento per una comunità linguistica e culturale condivisa. Veri e propri habitat, le rivendite di testate, sono spazi da cui si irradiano pratiche, relazioni, pensieri.

De Angelis non ha trasformato la sua edicola in una rivendita di chincaglierie, ne ha conservato invece un’accogliente aria desueta; e ciò che attrae in questo ordinato caos è la facoltà di trovare una risposta esauriente a ciò che cerchi: quasi sempre fermo nella sua postazione, dietro un piccolo bancone, Massimo orienta, suggerisce, indica, con perizia ed estrema discrezione.

De Angelis, romano, esercita la sua professione dal 1978. Ha iniziato l’attività da giovane ‘crescendo con la gente’, afferma. I giovani di allora sono diventati padri e poi nonni. Ha scelto di lavorare presto per essere indipendente. Apre l’attività alle sei di mattina, vi resta fino alla sera, con una chiusura limitata la domenica pomeriggio. La clientela attuale è formata da bambini e ragazzini, e soprattutto da donne, singole, mamme, nonne. I clienti più avanti con l’età sono quelli maggiormente affezionati a una testata particolare. Manca la fascia dei giovani, con delle rare eccezioni. I pochi clienti fra i 18 e i 35 anni si distinguono per il fatto di acquistare più quotidiani. All’interno di questo spazio, il dialogo assume talvolta un tono più personale, segno della confidenza costruita nel tempo.

‘Ho imparato – dice Massimo – ad avere a che fare con la diversità dei caratteri e dei comportamenti, con la singolarità delle persone, a schivare le angolosità, a gestire insomma la complessità dei rapporti umani’. E inoltre, si sa, molti quotidiani hanno una connotazione politica e questo implica che De Angelis, come altri gestori di edicole, abbia un atteggiamento equidistante verso tutti, pur salvaguardando le proprie convinzioni, che non nasconde.
Il quartiere Esquilino è un crocevia di volti e di storie. Viverci è una scelta. Acquistare un giornale da Massimo De Angelis più che un gesto è un rito di appartenenza.

Va ricordata l’originaria natura orale del giornale, che distingue questa forma di comunicazione in tutto il suo iter, dalla creazione alla distribuzione, cioè ai tanti ‘Massimo’ che costituiscono il penultimo anello (l’ultimo è il fruitore) di un percorso che nel punto di vendita diventa un atto concreto di trasmissione. La scrittura giornalistica tende a salvaguardare il carattere del parlato e immagina un lettore pronto all’interazione. La stampa è un catalizzatore di opinioni.

La formazione dell’opinione pubblica è fondata sulla capacità di convincere dell’oratore. All’inizio nell’agorà, a viva voce. Dall’antichità l’oratoria e la retorica dettano le regole del discorso persuasivo. Il giornale rinnova le finalità dell’oratoria. In epoca moderna, Voltaire è tra i primi a cogliere con lucidità la sua incidenza politica: ne esalta il tono parlato, valorizza ogni passaggio del processo comunicativo, dalla scrittura alla diffusione, consapevole della sua portata civica.

Il suo Traité sur la tolérance, scritto nel 1763 in seguito all’esecuzione di Jean Calas, 1762, condannato con accuse false alimentate dal fanatismo religioso contro i protestanti, resta l’esempio più illuminante di questo impegno. La storia non ha mai un punto finale. Dopo l’attentato alla redazione di Charlie Hebdo, nel gennaio 2015 a Parigi, quest’opera di Voltaire ha registrato picchi di vendita in tutto il mondo.

Il giornale è una diretta filiazione dell’antica orazione pubblica, leggerlo è come ascoltare una voce, volta al convincere e articolata per conversare. La voce nello scritto è senza suono, è il lettore a plasmarla, individualizzarla, più di quanto egli non possa fare con la voce satura della televisione.

Comprare un giornale, e ancor più un quotidiano, è sempre più un atto voluto, una conferma del far parte di una cerchia culturale. Quando un acquirente, più o meno abituale, si reca a GIORNALI RIVISTE, Massimo, pur attendendo che la richiesta venga formulata, sa già cosa porgere. Il mutuo riconoscersi in questo luogo dell’Esquilino è l’aria che vi si respira.

di Beatrice Barbalato