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Il Nobel di Fermi nella mirabile storia del liceo ginnasio Pilo Albertelli

Esquilino – Il giornale del rione (trimestre ott-dic 2025 – numero 2 – pagina 7,8)

Si profila il traguardo dei 150 anni per il liceo classico dell’Esquilino, che oggi è denominato Pilo Albertelli e prima si chiamava Umberto I. L’istituto, infatti, è nato nel luglio 1881, come secondo liceo della Capitale, dopo il liceo Visconti. L’anno precedente, nel 1880, era stato istituito come terzo ginnasio (dopo il Mamiani).

In quegli anni al rione Pigna, presso l’ex Collegio Romano, esisteva già il liceo-ginnasio di Roma Capitale, intitolato all’archeologo Ennio Quirino Visconti. L’istituto, fondato alla fine del 1870, dopo appena 50 giorni dalla breccia di Porta Pia, era stato fortemente voluto dal Governo italiano per rompere il monopolio delle scuole clericali e affermare il primato della laicità e degli studi classici.
Nel novembre 1875, con l’aumento degli studenti, erano state aggiunte altre classi ginnasiali – all’epoca, per la legge Casati del 1859, il ginnasio era costituito da cinque classi dopo l’istruzione elementare di quattro anni, cui seguivano le tre classi del liceo – presso lo stesso Visconti (il primo nucleo di quello che poi diventerà il liceo Mamiani). Con il passar degli anni cominciava però a essere sentita dall’opinione pubblica più avvertita l’esigenza di un secondo istituto classico completo di ginnasio e liceo, soprattutto sui colli esquilini, nei quartieri alti in corso di lottizzazione. La stampa se ne era ampiamente occupata in più occasioni.

Un nuovo liceo per la Capitale d’Italia

Nell’agosto 1880 il Parlamento approva, però, soltanto l’istituzione di un nuovo ginnasio. Inevitabili le proteste giunte da più parti, e così nel luglio 1881, su proposta del ministro Baccelli, viene istituito ope legis l’atteso nuovo liceo, inizialmente genericamente inteso come ‘secondo liceo e terzo ginnasio regio’, poi intitolato il 10 settembre al Re d’Italia Umberto I.
Agli inizi, ginnasio e liceo trovano posto in sedi differenti – la Giunta comunale in vista del nuovo anno scolastico ha infatti deliberato di sistemare il liceo al primo piano di un palazzo di via Urbana, e il ginnasio al pianoterra del Palazzo comunale delle Scuole, con ingresso in via Manin separato da quello delle classi elementari maschile e femminile, per le quali l’edificio era stato inizialmente progettato e realizzato dall’Impresa dell’Esquilino.
Nell’anno scolastico 1883-1884 anche il liceo viene sistemato nel Palazzo comunale delle Scuole, insieme alle scuole elementari: il liceo e il ginnasio vengono sistemati al primo piano, al posto della scuola elementare maschile spostata al pianoterra, mentre la scuola elementare femminile mantiene il secondo piano. E’ una soluzione temporanea perché il ginnasio sin da subito vede un notevole aumento degli iscritti (+30%). A iscriversi alla prima classe sono subito 45 giovani, ma sono tanti gli studenti di Esquilino, Monti, Castro Pretorio e Viminale che chiedono di trasferirsi lì, soprattutto dagli istituti privati vicini. Per la maggior parte appartengono a famiglie non romane giunte a Roma a seguito dei ministeri e degli altri uffici centrali. Molti di questi giovani sono nati a Firenze – alcuni, i più grandi, sono nati a Torino o comunque in Piemonte. Infatti appena il 13% sono quelli nati a Roma. ‘

Il Palazzo comunale delle Scuole si ristruttura

Sono tanti i problemi che ginnasio e liceo incontrano nei loro primi anni. Il nuovo liceo, tra l’altro, oltre alle tradizionali aule per la didattica di classe e ai depositi per i macchinari e le collezioni didattiche, necessita di aule speciali (laboratori per la fisica e le scienze naturali) e così per dotare il liceo di tali aule, il preside decide, tra le tante soluzioni possibili, di trasformare in laboratorio anche la soffitta esistente sulla terrazza. Dal 1883-1884, il Palazzo comunale delle Scuole vive una situazione di cantiere continuo, soprattutto nei mesi estivi quando l’istituto è chiuso per le vacanze scolastiche. Se i lavori sono urgenti e non si può attendere la pausa estiva, si prendono in affitto locali nei dintorni come accade nel novembre 1884, quando gli studenti di due classi ginnasiali si trasferiscono temporaneamente in un palazzo vicino, in via Gioberti 10. Per le attività di educazione fisica, non potendo utilizzare il cortile, occupato dall’impresa come cantiere, si ottiene l’uso della palestra comunale nel cortile dell’Orfanotrofio alle Terme, in condivisione con le altre scuole della zona.
Nel 1884, alla ricerca di una soluzione per sopperire alla mancanza di spazio, viene programmata la “rialzatura” del secondo piano su progetto redatto dall’architetto comunale Gioacchino Erzoch (1815-1902), che assume anche la direzione dei lavori. A cantiere appena avviato, però, verificata la scarsa resistenza dei solai esistenti realizzati in legno, è necessaria una variante al progetto per rinforzare la struttura con travi in ferro sotto l’aula di Fisica a causa dell’enorme peso dei macchinari.

Un istituto di eccellenza

Sin dai primi anni il liceo, strutturato nelle sue tre classi liceali con poco meno di cento studenti complessivi, sotto la presidenza dell’emiliano Prospero Viani, illustre patriota e letterato di chiara fama, si contraddistingue per la competenza del corpo docente, la serietà degli studi e gli alti rendimenti scolastici di molti dei suoi studenti. Così come il liceo Visconti, che per la sua laicità d’insegnamento veniva frequentato dai figli degli uomini politici o di alti funzionari dello Stato, anche l’Umberto I si avvia a svolgere un’importante funzione di inserimento sociale e culturale nella vita cittadina per i figli di alti burocrati di Stato e di affermati professionisti, caratterizzandosi come luogo d’integrazione delle nuove generazioni e strumento di promozione dei ceti medi emergenti, che ambivano a ottenere carriere politiche o burocratiche, o a farsi strada nell’esercito, nel giornalismo, nella libera professione.
Sono tanti gli studenti che si distinguono per l’eccellenza dei loro percorsi scolastici e che ottengono la licenza liceale con il massimo dei voti, giovani che in molti casi diventeranno personaggi di primo piano nella società civile dei successivi decenni, nella magistratura, nella letteratura, nell’arte. Tra i tanti studenti famosi emerge il grande fisico Enrico Fermi (1901-1954), premio Nobel nel 1938, che frequenterà l’istituto esquilino negli anni della prima guerra mondiale e che successivamente, scienziato ormai affermato, nella vicina via di Panisperna 90, con il suo gruppo di giovani scienziati, presso il Regio istituto fisico dell’Università di Roma nell’ottobre 1934 metterà a punto studi sul nucleare di importanza storica. Faceva parte del corpo docente e insegnava Storia e Filosofia ai giovani studenti del liceo, invece, il professor Pilo Albertelli (1907-1944) che alle Fosse Ardeatine pagò con la vita il suo impegno civico di resistente alla barbarie nazi-fascista nei nove mesi di occupazione tedesca di Roma militando nel gruppo antifascista del Partito d’Azione. “Un uomo senza ideali non è un uomo ed è doveroso sacrificare, quand’è necessario, ogni cosa per questi ideali”. E a lui, nel dopoguerra, negli anni della ritrovata libertà, il liceo è stato intitolato con voto unanime del Consiglio d’istituto.

L’Albertelli oggi

Nel dicembre 2019 l’iniziativa ‘a sorpresa’ di papa Francesco, che ha voluto recarsi tra gli studenti del Pilo Albertelli*, sicuramente ha diverse motivazioni: l’avere i giovani coristi della scuola cantato per il pontefice nel 2012, l’essere una scuola “caratterizzata dalla multiculturalità”, la vicinanza dell’istituto alla sua tanto amata basilica di Santa Maria Maggiore. Ma ci piace anche pensare che forse il pontefice – il gesuita Jorge Mario Bergoglio, che tra il 1976 e il 1983 ha convissuto con gli orrori della barbarie fascista nell’Argentina del dittatore Jorge Videla – si sia sentito particolarmente vicino all’uomo Albertelli, cui il liceo è stato intitolato, assassinato per i suoi ideali di giustizia e libertà. Il pontefice, uomo di pace, vicino agli emarginati e agli ultimi della società, ha voluto portare quindi alla comunità scolastica dell’Albertelli – corpo docenti, non docenti e studenti – il suo messaggio di pace e il suo impegno per la fine dei conflitti, il dialogo, la riconciliazione.

*Sullo stesso argomento cfr. Esquilino, anno I, 2025, n.1, p.

Carmelo G. Severino
Carmelo G. Severino
Architetto e storico urbano. Già dirigente SPQR e docente presso La Sapienza. E’ autore di libri sull’Esquilino.