Esquilino – Il giornale del rione (trimestre lug-set 2026 – numero 5 – pagina 5)
I lavori all’Auditorium di Mecenate, in largo Leopardi, iniziati nel marzo del 2025 con un finanziamento Pnrr Caput Mundi di un milione e 428mila euro (1.428.000,00 EUR), sono arrivati alla conclusione.
Il progetto, sotto la direzione della Sovrintendenza capitolina, ha previsto il restauro conservativo, l’adeguamento normativo e il miglioramento dell’accessibilità al sito. Gli interventi principali sono stati il rifacimento della copertura dell’edificio e il restauro delle superfici murarie e della decorazione interna, oltre al superamento delle barriere architettoniche all’accesso.
Per il rifacimento della copertura è stato rimosso il manto esistente e i tavelloni (lunghi laterizi forati), che risultavano in stato di degrado; la nuova copertura è stata realizzata mediante l’utilizzo, ove possibile, di materiali esistenti, opportunamente integrati nelle parti mancanti o danneggiate.
Il restauro sulla decorazione interna ha tenuto conto delle criticità legate alle condizioni ambientali del monumento. La natura seminterrata del sito ha determinato nel tempo fenomeni di umidità di risalita che hanno inciso significativamente sullo stato di conservazione delle pitture murali, rendendo necessari ripetuti interventi manutentivi. Le operazioni hanno incluso attività di pulitura controllata, rimozione delle patine superficiali e dei depositi incoerenti, trattamenti mirati nelle aree maggiormente interessate da fenomeni di umidità e cristallizzazione dei sali, con l’obiettivo di ristabilire condizioni di leggibilità e stabilità dei manufatti nel tempo.
Infine, la rampa storica esistente (che testimonia la caratteristica seminterrata dell’edificio già all’origine) con accesso da via Merulana è stata rifunzionalizzata per garantire la completa accessibilità al sito e il percorso è stato adeguato alle esigenze dei visitatori con ridotta o impedita capacità motoria.
Un ritrovamento inaspettato
Come ci riferisce la Sovrintendenza, “durante le operazioni preliminari allo scavo per la realizzazione del progetto Pnrr, nonostante i carotaggi effettuati non avessero restituito evidenze, sono state rinvenute strutture murarie pertinenti all’Auditorium e ad esso coeve solo parzialmente documentate al momento della scoperta e ritenute fino ad oggi completamente distrutte alla fine dell’Ottocento. È emerso infatti che gli scopritori avevano demolito soltanto una parte delle strutture, reinterrando le restanti senza documentarle”.
Il riferimento è alla straordinaria stagione archeologica che coincise con la ‘febbre edilizia’ che colpì l’Esquilino, e altre zone di Roma, dopo il 1870. Quella fase di frenetica trasformazione urbanistica, infatti, rappresentò un’occasione eccezionale per gli archeologi dell’epoca di rilevare importanti resti. Tra questi, quelli relativi agli horti di Mecenate a ridosso di via Merulana.
Malgrado la pressione esercitata per accelerare la posa in opera delle nuove fondazioni, l’archeologo Rodolfo Lanciani, a capo della Commissione archeologica municipale, riuscì a rilevare tutte le testimonianze archeologiche portate alla luce in quegli anni e a tramandarle nella sua Forma Urbis Romae (1893-1901), una minuziosa mappa della Roma archeologica. La pratica era recuperare ogni ritrovamento mobile, rendicontare ogni ritrovamento immobile e, spesso, rinterrarlo (se non distruggerlo) per esigenze della nuova edilizia.
L’Auditorium, già seminterrato al momento della costruzione, fu scoperto nel mese di marzo del 1874. Nella relazione della Commissione Lanciani, venne riportato ogni dettaglio di quel ritrovamento, in perfetta coerenza con ciò che possiamo ammirare oggi. Sorprendentemente, non ci sono riferimenti alle strutture murarie emerse durante quest’ultimo intervento, che rappresentano dunque un interessante tassello utile sia ad aggiungere informazioni sull’Auditorium sia, più in generale, a chiarire la configurazione degli horti di Mecenate.
Per consentire la tutela di tali ritrovamenti di significativa importanza, la Sovrintendenza ha deciso di procedere al rinterro dell’area, per garantirne la conservazione in vista di futuri interventi, non previsti ad oggi dal progetto Pnrr in corso.
Un’altra piccola porzione di muratura in opus reticolatum del complesso, portata alla luce nel 2001 in occasione di alcuni lavori di ristrutturazione, è oggi visibile nel piano interrato all’interno della sede della Direzione centrale servizi catastali di largo Leopardi.
Il sito sarà accessibile a gruppi e associazioni, con guida propria, attraverso la prenotazione allo 060608 (tutti i giorni, ore 9.00-19.00). Per i singoli visitatori saranno inoltre possibili visite individuali secondo un calendario redatto trimestralmente, pubblicato sul sito di Sovrintendenza.
BOX: Il fresco ninfeo dell’amico di Augusto
L’Auditorium è l’ultima testimonianza rimasta visibile di un più ampio complesso edilizio di epoca romana, i cosiddetti horti di Gaio Cilnio Mecenate, una villa suburbana immersa nel verde con giardini, fontane, ninfei e giochi d’acqua, di cui rappresentava appunto un auditorium (ipotesi accreditata all’epoca del ritrovamento), ma più probabilmente un ninfeo-triclinio estivo, un fresco e piacevole luogo di riunioni conviviali e culturali. L’ampia sala, larga 13 e lunga 24 metri, con un’abside semicircolare sul fondo, è riccamente decorata con scene dionisiache e giardini miniaturistici.
Mecenate, potente amico e consigliere dell’imperatore Augusto, fece edificare la villa intorno al 35 a.C. dopo un vasto intervento di bonifica dell’area precedentemente occupata da una necropoli, il Campus esquilinus, ai margini del tessuto urbano dell’epoca, appena al di fuori delle Mura Serviane, e dedicato ad accogliere le sepolture più umili, come quelle di schiavi e prostitute.
