Esquilino – Il giornale del rione (trimestre gen-mar 2026 – numero 3 – pagina 5,6)
Nel 1871 Piazza Vittorio Emanuele II viene progettata dall’architetto Pietro Camporesi per essere una vastissima piazza ‘decorata con grandissime fabbriche e comodi porticati’, ‘adornata di giardini ad aiuole circondanti i Trofei di Mario’ e con al centro il monumento dedicato al Padre della Patria, il re.
La piazza, inserita a quasi metà del percorso tra le basiliche di Santa Maria Maggiore e di Santa Croce in Gerusalemme, viene concepita come il centro del nascente Esquilino per essere il raccordo tra la città antica e la città nuova: con la strada Felice, che conduce al di là di Santa Maria Maggiore fino a Trinità dei Monti, e con il tridente verso Porta Maggiore e Porta San Giovanni, che porta ai quartieri della nuova Roma.
Nasce lo square di Piazza Vittorio Emanuele ‘cuore pulsante’ dell’Esquilino
Nel luglio 1888, Piazza Vittorio, rimasta per anni uno spiazzo degradato, viene trasformata in un giardino verde e fiorito, uno square, con piante di ogni genere, alcune già grandi per essere presto alberi ombrosi. Dai ruderi dei Trofei di Mario, pieni ‘di edere e di verdura’, si rovescia una cascata d’acqua a formare un laghetto dove nuotano i cigni, tra ninfee e piante acquatiche In mezzo al giardino, abbandonata l’idea del grande monumento al re, viene lasciata un’area per i concerti della banda musicale. Il giardino si struttura in una serie di percorsi sinuosi che collegano tra loro i Trofei di Mario, la Porta Magica, il laghetto con la fontana e le tante essenze esotiche – sono piantumati 170 alberi – inserite a macchie, in più o meno ampie isole di verde. Ai lati della Porta Magica ricoperta di rose e caprifogli vengono poste le due statue raffiguranti il dio egizio Bes. Dal lato di via Machiavelli si costruisce l’elegante Caffè di Morfeo e, per completare la sistemazione, il marciapiede esterno al giardino viene piantumato con un’alberata di 170 olmi.
Si consolida la centralità di Piazza Vittorio Emanuele
D’ora in avanti non ci sarà iniziativa importante che riguardi l’Esquilino che non si svolga in piazza, all’interno del giardino o sotto i suoi portici, sempre molto frequentati anche da chi proviene da altre parti della città. Per il giardino centrale e la particolarità dei palazzi porticati, infatti la piazza rappresenta una sicura attrattiva che attira gente e non soltanto i piemontesi trapiantati a Roma che vi ritrovano piacevoli atmosfere subalpine. Dai cancelli che guardano via Carlo Alberto e via Conte Verde una continua folla di romani visita l’esotico giardino, ammira il laghetto con i cigni e il ponticello; l’affluenza è così numerosa da far temere che l’erba ben presto risulti tutta calpestata. Molto frequentato, inoltre, anche il carosello dei più piccoli che fanno la coda aspettando schiamazzando il loro turno; ben presto il giardino sembra il quartier generale dei ragazzi di tutte le età che popolano l’Esquilino. Ad esaltare la centralità della piazza e l’importanza che essa riveste per le comunità locali, nel giugno 1925 Re Vittorio Emanuele III inaugura con una solenne cerimonia il monumento in onore dei ‘gloriosi caduti’ in guerra dei rioni Esquilino, Macao e Viminale per elaborare così una memoria collettiva condivisa. Il monumento, imponente, porta incisi i nomi dei circa 600 militi caduti durante la Grande Guerra.
Mercato e non solo…
Nei primi Anni Venti del Novecento, con la chiusura del Mercato delle Erbe di viale Manzoni, il mercato che da tempo si organizza all’interno dei giardini e sotto i portici di piazza Vittorio diviene uno dei principali della città con quasi mille banchi, ‘850 di frutta e verdura, 30 di pesce, 17 di generi di salumeria, 39 di polli, abbacchi e uova, 5 di carne e 20 di funghi’. Piazza Vittorio, però, non è solo mercato, perché con i suoi portici e con il suo ‘grazioso’ giardino ottocentesco, riesce a conservare nello stesso tempo un aspetto decoroso. Alle volte infatti il giardino si trasforma in parco giochi, luogo ‘di giocondità e divertimento’ ottenendo un’ottima accoglienza da parte dei romani che si recano all’Esquilino anche dalle altre zone della città. Anche le grandi Pesche di Beneficenza, che periodicamente vi vengono organizzate, ottengono sempre una grande partecipazione di pubblico. Sono organizzate a sostegno dei battaglioni sanitari militari e si svolgono per una intera settimana in autunno con la partecipazione di autorità cittadine ed eminenti personalità. Per l’occasione, i giardini vengono addobbati artisticamente e resi confortevoli da una ‘smagliante illuminazione’. Si avvalgono della presenza continuativa della banda musicale comunale e di quella saltuaria delle fanfare militari che si esibiscono in concerti assai graditi al pubblico che vi accorre in gran numero attirato dai tanti premi – ‘abiti, statue, gioielli, orologi, oggetti artistici, dolci, mercerie, e quanto può esistere di più svariato ed interessante’ – offerti da enti pubblici e privati.
Il Villaggio del soldato
Nell’agosto 1941, l’Opera Nazionale Dopolavoro, l’organizzazione del regime fascista creata per organizzare il tempo libero dei lavoratori, vi insedia il Villaggio del soldato come centro di solidarietà per i militari in guerra ai quali intende consentire di ‘trascorrere lietamente le ore della libera uscita ed il tempo di sosta nella capitale’. Il Villaggio, realizzato lungo i vialetti del giardino – per l’occasione denominati via del Moschetto, via della Granata… – è costituito da 25 padiglioni curati dai vari dopolavoro aziendali, con posti di ristoro, box di vendita, un parco di divertimenti e un teatro all’aperto a cura del MinCulPop, dove tutto costa la metà. I padiglioni vendono frutta, ma anche indumenti per militari, polizze assicurative per i richiamati offrendo estrazioni a sorte dei libretti di risparmio. Ci sono barbieri con ragazzo e orologiai, rivendite di bibite e vini, una pizzeria, un chiosco per la vendita di oggetti di cancelleria, una farmacia e il Pronto soccorso, Nell’immediato secondo dopoguerra, intimata l’immediata chiusura di ogni attività per il Villaggio del soldato che aveva continuato a essere aperto per il gioco e il tempo libero, Piazza Vittorio ritorna a essere il mercato più frequentato della città, dove si può comprare di tutto, soprattutto alla borsa nera, dal ‘burro salato nei barattoli e la pancetta in scatola’ allo ‘scatolame americano’ e alle ‘caciottelle insapori ed il latte vaporizzato’.
La dismissione del mercato e la riqualificazione del giardino
Nell’autunno del 2001, dopo cinque decenni di attività, il mercato storico di Piazza Vittorio viene ufficialmente dismesso e le bancarelle vengono trasferite nei locali della ex caserma Sani, dando vita al Nuovo Mercato Esquilino. Alcune bancarelle, però, principalmente di oggetti di artigianato, rimarranno sotto i portici di Piazza Vittorio Emanuele fino al marzo 2020. Il giardino, invece, intitolato oggi a Nicola Calipari, viene ristrutturato più volte secondo nuovi disegni. Una prima volta nel 1982, su progetto degli architetti Anna Di Noto, Francesco Montuori e Giuseppe Milani del gruppo Grau (Gruppo romano architetti urbanisti), una seconda volta con il progetto redatto nel 2015 dall’architetto Valentina Cocco, del Dipartimento V del Comune di Roma, e condiviso con il territorio e i suoi cittadini. Dopo questi lavori di riqualificazione, il giardino ha riaperto al pubblico a fine 2020. Attualmente, dotato di un Piano di Gestione, tra tante contraddizioni, il giardino di Piazza Vittorio Emanuele è tornato a essere il Giardino del cuore di tanti esquilini… e non solo.
