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I nuovi esquilini ‘romani’ solo dopo la Grande Guerra

Esquilino – Il giornale del rione (trimestre lug-set 2026 – numero 5 – pagina 7)

Nel settembre 1870, quando le truppe italiane occupano la città per farne la capitale del Regno d’Italia, Roma, che conta 213.622 abitanti, ha una popolazione sbilanciata nella sua composizione per l’alto “tasso di mascolinità”, da sempre un dato strutturale della sua demografia, come conseguenza della eccessiva presenza di servitori, militari e religiosi.
Popolazione costituita per la maggior parte dal popolino, a servizio delle due classi egemoni, l’alto clero e l’aristocrazia e di una borghesia non numerosa di possidenti, proprietari terrieri, professionisti e mercanti di campagna. che rivestono un ruolo importante all’interno della borghesia cittadina.
Da allora, la nuova Roma, ormai italiana e non più pontificia, viene interessata da un inarrestabile fenomeno di migrazioni interne che modificheranno in profondità la composizione della popolazione, nei costumi e nei suoi comportamenti socio-culturali.

La Terza Roma nasce esquilina

Dopo quella dei Cesari e quella dei Papi, nasce la Terza Roma, capitale d’Italia. Per scelta della rinnovata classe dirigente, si insedia sui colli orientali, caratterizzati dalla presenza delle tre grandi basiliche della cristianità, da ville suburbane, da qualche convento e da pochi nuclei abitati nell’area di Santa Maria Maggiore, alle pendici del Viminale e del Quirinale. Su questi colli, a partire dal 1872 si forma il nuovo ‘quartiere’ Esquilino. Nel giro di qualche anno i nuovi palazzi, tra Termini, via Carlo Alberto e piazza Vittorio, risultano già in parte ultimati e abitati.

I nuovi Esquilini

Come si sa dai censimenti, già nel 1876 vi risiedono oltre un migliaio di abitanti, di cui circa il 36% ha una condizione lavorativa; di questi poco meno di un terzo lavora nei ministeri, soprattutto Finanze e Difesa. Inizialmente nel nuovo ‘quartiere’ Esquilino, progettato per un ceto impiegatizio medio-alto, si insediano esponenti della media borghesia, professionisti (architetti e ingegneri, avvocati e medici), professori, insegnanti e artisti (qualche musicista, degli scultori, numerosi pittori e decoratori) che si inseriscono facilmente in ambienti interclassisti. Data la vicinanza a Termini vi sono addetti alle ferrovie (il 9%), lavoratori di alberghi e ristoranti, addetti al commercio al dettaglio (5%) e/o attività di servizio. Non mancano gli artigiani (oltre il 10%), né i militari di carriera, tra cui qualche medico militare, per la presenza dell’ospedale presso l’ex convento di Sant’Antonio Abate.

Non sono pochi quelli di Roma che preferiscono le nuove abitazioni più salubri, ma la maggior parte dei nuovi abitanti viene da fuori, dalla Toscana (Firenze, ma anche Pisa e Pistoia), dall’Umbria (Spoleto e Terni), dalle Marche (Ancona, Fermo, Pesaro e Camerino), dal Piemonte (molti da Torino), dalla Lombardia (Milano e altre province). Pochi dal Veneto, più numerosi dalla Liguria, (Genova soprattutto), dall’Emilia Romagna (Bologna, Parma, Piacenza, Forlì e Cesena). Pochi provengono da città meridionali (Napoli e Palermo).

Il censimento del 1881 presenta invece un Esquilino dal carattere più popolare e piccolo borghese: per lo più gente modesta, socialmente composita: in via Carlo Alberto e in via Gioberti gli impiegati statali sono la componente maggioritaria (Finanze e Corte dei Conti), ma nei vari palazzi si trovano artigiani, bottegai, qualche sacerdote e alcuni militari. In via Gioberti, i pianoterra sono abitati da un pizzicagnolo di Norcia, un muratore, due calzolai con le loro famiglie provenienti dalle Marche e dal basso Lazio. A piazza Manfredo Fanti, nell’unico palazzo già ultimato, abitano, con le loro famiglie, un pittore decoratore, un domestico, il portiere dello stabile con la moglie sarta, un professore d’inglese, un impiegato del ministero della Guerra e un muratore. Quasi tutti i nuovi abitanti provengono da città del nord (Torino, Milano, Como, Mantova, Parma e Firenze) mentre sono pochi i meridionali e i romani di altre zone cittadine.

L’Associazione Esquilino, libertà, ordine e progresso

Nei decenni che seguono, altri abitanti provenienti da ogni parte d’Italia si insediano all’Esquilino, completandosi così la maglia del tessuto socio-economico e urbanistico del rione e saturando l’area sino alle Mura Aureliane.

A piazza Vittorio Emanuele e nelle vie del rione per lungo tempo i dialetti si mescolano e usi e costumi diversi si confrontano e spesso si scontrano, poi con il passare delle generazioni le differenze si stemperano finché tutti si considereranno romani a tutti gli effetti. Se la prima generazione portava inevitabilmente con sé tradizioni e costumi della propria terra d’origine e ancora i loro figli risentivano di tale provenienza regionale, è a partire dalla terza generazione che si forma quel comune sentire legato a una comunità e al suo territorio. Tale sentimento di appartenenza si consoliderà definitivamente negli anni del primo dopoguerra, conseguenza anche di quel generale clima di pietosa memoria e di gratitudine per chi è morto combattendo. Partecipando a tale sentimento, l’Associazione Esquilino, libertà, ordine e progresso, di via Carlo Cattaneo, tra il 1921 e il 1925, coinvolge il rione in una generosa raccolta fondi in onore dei “gloriosi caduti” di Esquilino, Monti e Viminale, realizzando un monumento nel giardino di piazza Vittorio Emanuele, a testimonianza del lutto quale strumento per elaborare il dolore della guerra assegnandone la memoria ai posteri.

Carmelo G. Severino
Carmelo G. Severino
Architetto e storico urbano. Già dirigente SPQR e docente presso La Sapienza. E’ autore di libri sull’Esquilino.