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La pionera cinese: dal negozio di via Turati a punto di riferimento della comunità

Esquilino – Il giornale del rione (trimestre ott-nov 2026 – numero 6 – pagina 13)
Sun Whei Yem

La bella donna di questa foto, scattata nel 1961 a Hong Kong, si chiama Whei Yem Sun. È la madre di Marco Wong, ingegnere, scrittore e imprenditore italiano di origine cinese, già presidente onorario di Associna. Ed è una delle prime cinesi che, a metà degli Anni Ottanta, arrivò all’Esquilino.

Il Rione viveva una delle sue tante fasi di trasformazione: negozi che chiudevano, palazzi umbertini segnati dall’incuria, appartamenti che si svuotavano. Dal 1951 al 2001 il Rione ha progressivamente perso il 67% della popolazione.

È dentro questa cornice che Whei Yem e suo marito faranno la loro scommessa. «Mia madre era arrivata in Italia dalla Cina all’inizio degli Anni Sessanta. Prima Firenze, poi Milano e infine Roma, all’Esquilino», racconta Marco.

Un tassello di una lunga storia di migrazioni successive, che aveva già alle spalle una generazione pioniera.
Il primo della famiglia a partire era stato infatti il bisnonno di Marco. Negli Anni Venti si era trasferito in Olanda, lasciando la famiglia in Cina. Verrà raggiunto dalla figlia soltanto molti anni dopo, nella seconda metà degli Anni Cinquanta, in Italia, a Bologna. Erano tra i primi cinesi a costruire una presenza stabile nel Paese.

Trasferitasi a Milano, la nonna di Marco aprì quello che allora era appena il quarto ristorante cinese della città. La nonna temeva che ce ne fossero ormai già troppi e che l’offerta potesse superare la domanda. Sarebbe accaduto esattamente il contrario: quella che allora era una cucina esotica e per pochi sarebbe diventata una delle più popolari e consolidate tra le cucine straniere in Italia.

Sempre a Milano, lo zio aveva invece rilevato un negozio di alimentari orientali d’importazione e proprio da quell’esperienza sarebbe nata l’idea di Whei Yem e suo marito di trasferire a Roma quel modello.

La scelta cadde sull’Esquilino. Via Turati, a metà degli Anni Ottanta. «All’epoca non c’erano praticamente altre attività cinesi», racconta Marco. Ma c’erano affitti accessibili, la zona era centrale e facilmente raggiungibile. Quello che sembrava un quartiere in declino si rivelò, per chi arrivava da fuori, un luogo di possibilità. Da allora, la presenza cinese crebbe in maniera considerevole tra gli Anni Novanta e Duemila.

Il negozio di via Turati era gestito dalla mamma di Marco. Il padre, invece, si occupava dell’attività di importazione alimentare che avevano organizzato sotto la propria abitazione in via Gattamelata, vicino all’ex Snia. Due attività diverse ma complementari: da una parte il dettaglio, dall’altra l’importazione e la distribuzione, soprattutto per rifornire la ristorazione orientale.

La madre di Marco stava alla cassa. Le giornate di lavoro erano lunghe e intense. All’inizio sugli scaffali c’erano soprattutto prodotti cinesi, quelli necessari a una comunità che piano piano cresceva e aveva bisogno di ritrovare anche attraverso il cibo qualcosa di familiare. Poi l’offerta si sarebbe allargata, diventando sempre più multiculturale, in sintonia con il quartiere che cominciava a vedere arrivare anche cittadini di altre nazionalità. Tra i ricordi di Marco ce n’è uno che restituisce bene quanto quel commercio accompagnasse quei cambiamenti: «Fummo tra i primi a vendere il platano. Allora questo frutto non si era mai visto».
Quella prima attività sarebbe poi stata raccolta da altri. Quando la mamma di Marco lasciò la gestione del negozio, uno dei suoi collaboratori ne raccolse l’eredità. Una dinamica che si sarebbe ripetuta spesso all’Esquilino: un’attività apre, funziona, poi passa di mano e prosegue. Intanto, strada dopo strada, aumentano i ristoranti, i negozi e gli oriental store, e tanti cinesi si stabiliscono all’Esquilino.

Nel 1990 il I Municipio contava il 31 per cento degli immigrati cinesi presenti a Roma, molti all’Esquilino. Nel 2019 la quota era scesa al 16 per cento, segno della progressiva distribuzione della comunità in altri quartieri della città, come il Prenestino Labicano e il Tuscolano. Ma il Rione continuava a rappresentarne un luogo identitario, simbolico. Un punto d’incontro, di relazioni. Così come è ancora oggi.

Ma la storia di Whei Yem non si limita al negozio. Avrà anche un ruolo molto attivo nella comunità cinese italiana. Fu la prima presidente dell’Associazione delle donne cinesi, una delle prime associazioni della comunità, formalmente nata negli Anni Novanta, che ancora oggi contribuisce alla celebrazione del Capodanno lunare di Piazza Vittorio con i tamburi e le coreografie.
Mentre lei costruiva questo spazio per le donne della comunità, il padre di Marco partecipava alla nascita di uno dei primi giornali cinesi in Italia. Poi sarebbero arrivati i corsi di lingua, di musica e una rete associativa sempre più articolata.
Dunque prima il negozio, poi la rete. Prima il coraggio di una scommessa, la dedizione al lavoro per consolidare il futuro della propria famiglia. Poi la dimensione pubblica, la costruzione di relazioni dentro e fuori la comunità, il desiderio di raccontare la propria cultura d’origine.

La storia privata della famiglia Wong è una piccola tessera della storia dell’Esquilino, da sempre luogo di arrivi e trasformazioni. Un mosaico in continuo movimento.