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Cinema Apollo: vent’anni dopo, forse verso un epilogo positivo. Intervista a Tobia Zevi, assessore al Patrimonio e alle Politiche abitative di Roma Capitale

Esquilino – Il giornale del rione (trimestre lug-set 2025 – numero 1 – pagina 15)

Sono passati 20 anni dalla chiusura del cinema Apollo, durante i quali si sono alternate speranze e false ripartenze, come ben sanno numerosi artisti, la facoltà di Architettura di Sapienza Università di Roma, e poi i comitati e i cittadini del rione Esquilino che maggiormente si sono impegnati per la soluzione dei tanti ostacoli esistenti per il rilancio di questo spazio. Uno spazio prezioso che conserva ancora, nonostante gli anni e le vicissitudini sofferte, le tracce dell’antica eleganza. Si tratta infatti di un caso, unico in città, di architettura liberty di inizio ‘900. Si chiamava Politeama Margherita.

Dopo varie vicissitudini, nel 2003, anche al fine di scongiurare la trasformazione dello spazio in Sala Bingo, l’Apollo viene acquistato dal sindaco Walter Veltroni, che lo rileva dal gruppo facente capo all’imprenditore Massimo Ferrero. Dal 2003 al 2017 si realizza una prima fase di riqualificazione, affidata al Gruppo La Calendula.

Le demolizioni interne però minano lo stato di sicurezza del palazzo (nel quale ci sono anche alcuni appartamenti di proprietà privata), e i lavori vengono spesso interrotti e poi ripresi, alternando le destinazioni d’uso. Con l’ipotesi della demolizione del tetto, si manifesta il rischio della contaminazione da amianto. Nella relazione del centro Regionale Amianto del 2016 si legge che lo spazio interno di 350 mq2 è ormai invaso di detriti. Nel gennaio 2027 viene disposto il provvedimento di sequestro dell’edificio a causa della presenza di materiali in amianto friabile. Il sequestro riguarda sia l’interno che l’esterno dello spazio.
Dal 2018, con il dissequestro e il conseguente affidamento dell’edificio al Dipartimento Patrimonio di Roma Capitale, parte una campagna di sensibilizzazione organizzata dai cittadini e vengono stanziati i fondi per la bonifica. Ma i lavori non partono e di nuovo i cittadini si mobilitano.

Il 31 luglio 2019 vengono stanziati i fondi e il lavoro di bonifica viene diviso in tre fasi.

Le prime due fasi, realizzate nel 2020, risolvono una serie di problemi propedeutici al riuso in sicurezza dello spazio, mentre nell’ottobre del 2024 viene affidato l’appalto che riguarda la progettazione esecutiva della rimozione della copertura in cemento-amianto, e la sua sostituzione con una copertura provvisoria e di impermeabilizzazione. Per la primavera del 2025 si attendeva il bando di appalto per l’esecuzione dei lavori.

Recentemente sembrerebbe arrivata l’idea ‘giusta’. Abbiamo chiesto a Tobia Zevi, assessore al Patrimonio e alle Politiche abitative di Roma Capitale, qual è il futuro dello spazio, a opere di bonifica ultimate.

D. ‘Assessore Zevi, cosa pensa di questa operazione’?
R. ‘Dopo vari contatti e sopralluoghi promossi dalla parte pubblica, anche negli anni precedenti, per interessare soggetti privati alle opportunità di rilancio dello spazio, è arrivata la notizia che fa ben sperare. Pietro Valsecchi, noto produttore cinematografico e televisivo, si è mostrato fattivamente interessato alla riapertura del cinema, tanto da avere lanciato una raccolta fondi, sotto forma di azionariato popolare per finanziare il progetto, a cui avrebbero già aderito altri nomi importanti.

Roma Capitale è proprietaria di tre sale cinematografiche chiuse da decenni, l’Airone, il Rialto e l’Apollo. Avviare il ragionamento sull’Apollo, in un contesto significativo e vivace come quello dell’Esquilino, significa non solo offrire una opportunità concreta per restituire alla Capitale uno spazio di aggregazione sociale e culturale, ma anche sperimentare un metodo che potrebbe essere replicato per gli altri cinema’.

D. ‘Lei è certamente a conoscenza della collocazione dell’Apollo su via Giolitti, a pochi metri da Piazza Pepe, e non lontano dalla zona del mercato abusivo di via Principe Amedeo, insomma in uno dei punti maggiormente critici per il rione. Pensa che si riuscirà a procedere in tempi brevi?’
R. ‘La collocazione dell’immobile ci motiva doppiamente. Quando ho proposto l’idea a Valsecchi ero consapevole che si tratta di una opportunità che potrà concorrere anche alla sottrazione al degrado di una zona difficile. Mi convince il fatto che anche la cultura possa essere un vettore di riqualificazione sociale’.

D. ‘I vantaggi dell’operazione sembrano evidenti, quali sono invece le principali difficoltà?’
R. ‘C’è grande entusiasmo nella squadra, che si sta dotando di tutte le competenze necessarie. Le problematiche da superare sono diverse. Prima di tutto il completamento delle opere di bonifica, che coinvolgono l’assessorato ai LLPP. Si tratta di una fase urgente, anche ai fini della progettazione di quello che si vorrà fare successivamente all’interno dello spazio. La seconda è relativa alla complessità della struttura, anche dal punto di vista architettonico. La terza riguarda il percorso da scegliere per la realizzazione del percorso, la scelta dello strumento finanziario, anche in funzione dell’efficienza e della rapidità dell’operazione. Siamo aperti agli investimenti privati, a modelli di business sostenibile, e ne stiamo ragionando insieme all’Assessore Smeriglio. Ma il percorso è comunque lungo, il privato deve fare la proposta, la documentazione da presentare è corposa, poi servirà il tempo per le osservazioni da parte dell’assemblea capitolina che deve definire se l’interesse pubblico è rispettato, e poi la conferenza dei servizi, l’indizione della gara, con diritto di prelazione da parte del proponente. Adesso stiamo cercando di favorire il processo, sono già fissati i prossimi sopralluoghi. E ovviamente, ci sarà una fase nella quale sarà coinvolta anche la cittadinanza’.

Emma Amiconi

Emma Amiconi
Emma Amiconi
Esquilina convinta da svariati decenni, predilige l’impegno per il lato positivo. Si occupa di cittadinanza democratica e non solo per lavoro.