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Senzatetto: la nuova tensostruttura di San Lorenzo funziona. Inizialmente era prevista a piazza dei Cinquecento

Esquilino – Il giornale del rione (trimestre lug-set 2025 – numero 1 – pagina 13)

La presenza di persone senza dimora all’Esquilino è visibile e genera nei cittadini che ci vivono e lo frequentano reazioni spesso contrapposte. La convergenza di senzatetto nel nostro rione è favorita dalla vicinanza con la stazione Termini, dai portici di piazza Vittorio e dalla posizione urbanistica, che da sempre ha qualificato l’Esquilino come zona filtro tra il centro storico e i quartieri di cintura.

Il fenomeno del barbonismo su strada, che accomuna tutte le metropoli del mondo, è indubbiamente cresciuto negli ultimi anni anche in Italia e riguarda sia cittadini italiani che stranieri. E’ correlato alla povertà crescente, al venire meno delle misure di sostegno come, ad esempio, il reddito di cittadinanza, alla pressione migratoria, alla lentezza della macchina amministrativa per la concessione dei visti.
Quando si parla di persone senza dimora si parla di uomini e di donne che vivono o, meglio, sopravvivono, in condizioni estreme e per i quali non sono sufficienti l’offerta di cibo e di soluzioni abitative meno precarie, ma che sono portatori di legittime esigenze e di diritti in termini di salute, igiene, lavoro, relazioni, e via dicendo.

In questo contesto, Roma Capitale realizza molteplici interventi, cercando di andare incontro a bisogni e situazioni estremamente variegate. Anche se i numeri sono ancora lontani dal coprire l’intero fabbisogno, i posti letto disponibili attualmente sono 1.133, distribuiti in tutta la città. I luoghi di accoglienza sono presenti in 12 Municipi di Roma. Si tratta di 46 centri o strutture: tensostrutture, centri di accoglienza con orari diversificati, centri per le fragilità sanitarie, il cohousing, l’housing first, l’accoglienza delle mamme con bambini, l’accoglienza per le persone trans.

Nelle tensostrutture si lavora sulla verifica e sull’iter burocratico per i documenti di identità, in accordo con le Asl vengono garantite visite mediche e percorsi sanitari specifici, si fa il bilancio delle competenze anche per definire contatti con il mondo del lavoro. Queste strutture sono state molto contestate, e quella inizialmente prevista a piazza dei Cinquecento (per il periodo 2025/2026), è stata poi installata in piazza di Porta San Lorenzo. La gestisce la cooperativa Il Cigno. Subito contestata dal locale comitato di quartiere, adesso, a pochi mesi dalla sua inaugurazione, non fa più paura anche perché, di fatto, ha portato via dalla strada moltissime persone. E poi il calcio ha fatto la sua parte, allenamenti e partite uniscono residenti e ospiti, e tra il pubblico si riconoscono anche molti degli ex diffidenti.
Siamo entrati nella struttura di San Lorenzo, dopo avere superato una porta con lucchetto, per parlare con alcuni ospiti. Gli spazi sono pulitissimi e ordinati, gli ospiti hanno costruito arredi, sedute, tavoli, casse per l’orto collettivo, c’è una bacheca ricca di appuntamenti, il luogo è vigilato e protetto. Le tende sono ordinate, i letti rifatti, l’aria condizionata pronta per l’uso. Molti contenitori di acqua per assicurare servizi e igiene, una mensa organizzata e funzionale che non puzza né di cibo né di varechina.

Ed ecco due storie, raccolte sul posto, che fanno capire molto.

Jibril

‘Sono di Latina, mia mamma era somala e mio padre italiano. Nel 2002 mi sono trasferito in Inghilterra, dove facevo il vigile del fuoco. Poi ho avuto problemi con la giustizia, per difendere mio figlio che si era messo nei guai ho commesso un reato e sono stato in galera per dodici anni. La legge inglese prevede il rimpatrio per chi è condannato a pene superiori ai 3/4 anni; quindi, sono dovuto tornare in Italia. Ho trovato lavoro e una casa, ma l’impiego era a tempo determinato e non è stato rinnovato. Di conseguenza ho perso tutto, sono stato due settimane per strada, senza coperte, solo con la valigia, senza nemmeno poter cambiare la biancheria. È stato un periodo terribile, mi sembrava di impazzire. E non volevo fare cose stupide
Mi hanno parlato di Binario 95, qui a via Marsala, dove sono andato per fare la doccia, poi sono entrato in contatto con il responsabile di questa tensostruttura (Antonio De Angelis, ndr) e nel giro di poco sono stato accolto. Qui posso dormire, lavarmi, mangiare e, dopo un mese di permanenza, grazie al supporto dello staff, sto per ottenere un nuovo posto di lavoro. I rapporti con gli altri ospiti sono amichevoli, ci sono molte attività a cui possiamo partecipare. Nonostante le differenze linguistiche, di mentalità e di stato personale, la vita scorre in modo pacifico. Ogni tanto discutiamo tra noi, ma senza mai trascendere.
La mia famiglia sta sempre in Inghilterra, ho una moglie e tre figli, siamo in ottimi rapporti e appena potrò permettermi un nuovo telefono potrò finalmente risentirli.’

Ako

‘Ho trentatré anni, vengo dall’Iraq, sono partito nel 2014 a causa della guerra. Sono il figlio più piccolo di una famiglia numerosa ed ero ancora minorenne. Sono arrivato a Rieti, e poi a Roma, dopo un viaggio di cinque mesi passando da Turchia, Macedonia, Slovacchia, Croazia, Ungheria, Bosnia per poi restare qui, mi è sembrato il posto giusto per fermarmi.
All’inizio non avevo amici, non capivo nulla. Mi sono iscritto a un corso di italiano quasi subito. Ho lavorato in campagna, poi ho aspettato il rinnovo dei documenti e poi il periodo in strada che è stato terribile. Ci sono rimasto circa 2 anni, in compagnia di un amico iracheno.
Adesso sono qui, da 7 mesi, e mi trovo bene, sembra la fotocopia di una famiglia. Mi hanno dato una mano, mi hanno rialzato in piedi, aiutato per i documenti, per i controlli medici e dalla prossima settimana comincerò un nuovo lavoro. Qui giochiamo a calcio, passeggiamo, scherziamo, balliamo, mangiamo bene, dormiamo tranquilli. Sono proprio contento. E sono sempre in contatto con la comunità irachena a Roma e con la mia famiglia nel mio paese.

La Redazione

*Nei prossimi numeri focus su immigrazione, illegalità e microcriminalità: risposte e proposte delle reti sociali e civiche.