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A colloquio con gli stranieri dell’Esquilino – Per il giornalista olandese, qui dal 2007, il rione è lo specchio del pianeta del futuro

Esquilino – Il giornale del rione (trimestre ott-dic 2025 – numero 2 – pagina 14)

Maarten van Aalderen, 60 anni, corrispondente per l’Italia e la Turchia del quotidiano olandese De Telegraaf, sei volte presidente dell’Associazione della stampa estera in Italia, è uno dei tanti ‘stranieri dell’Esquilino’ che hanno deciso di fare del nostro storico rione la propria casa.

Come mai ha scelto di abitare qui?
“Lo scrittore algerino Amara Lakhous pubblicò nel 2006 Scontro di civiltà per un ascensore a Piazza Vittorio. Viveva qui all’Esquilino, poi si è trasferito negli Usa, ma la cosa curiosa è che uno dei personaggi del libro è un olandese chiamato Van Maarten, un nome molto simile al mio. Non c’entrava nulla con me, mi confidò una volta Amara, ma in un certo senso quel Van Maarten mi aveva preceduto, perché pochi anni dopo decisi di trasferirmi con mia moglie proprio vicino a Piazza Vittorio”.
“Dopo tanti anni in affitto tra Firenze e Roma, prima vicino a largo Argentina successivamente a Monti, con mia moglie scegliemmo nel 2007 di acquistare una abitazione all’Esquilino; 18 anni, ora che ci penso, è il luogo dove ho vissuto più a lungo”. Una scelta molto pragmatica: “Prezzi più favorevoli rispetto a Monti dove abitavamo prima, centralità della zona, vicinanza alla stazione Termini, ben servita da metropolitana e autobus. Per me che viaggio spesso, è stata una soluzione perfetta”.

Maarten è nato a Weesp, una piccola e suggestiva città olandese ricca di quei mulini a vento che fanno parte dell’immaginario che uno straniero ha del suo paese. Ma a Weesp Maarten ha vissuto solo pochi mesi anche se il legame resta solido (“ci sono stato anche la scorsa estate, è una bellissima cittadina”). Ha studiato a Utrecht dove viveva in un quartiere con due comunità straniere molto grandi, turchi e marocchini. “Un ambiente simile l’ho ritrovato all’Esquilino. Dove abito, vi sono due comunità molto forti: cinese e bangladese”. Uno spaccato di una multietnicità ancor più ampia e diffusa che rappresenta indubbiamente una caratteristica del rione, ricchezza e criticità nel dibattito comune. Ma per Maarten, “l’Esquilino è lo specchio del pianeta del futuro: vedi molta Africa, molta Asia con una comunità cinese e bengalese forte e laboriosa, molto Islam e le testimonianze di un glorioso passato, le basiliche e le chiese, i palazzi e le sorprese archeologiche. La memoria e il futuro”. ‘Noi’ siamo la memoria, ‘loro’ il futuro. “Non c’è dubbio! Questi popoli hanno tassi demografici altissimi, mentre noi europei e gli italiani in particolare sono in costante declino demografico”. È una prospettiva per Maarten ineludibile e, in effetti, passeggiando soprattutto nell’area intorno a Piazza Vittorio si fa fatica a non esser d’accordo. “Vivo in una zona popolata da cittadini che provengono dalla Cina e dal Bangladesh, queste strade mettono insieme persone di cultura, tradizione e religioni così diverse. Un esempio? Beh, i bangladesi hanno negozi dove accedono tutti, italiani compresi, mentre le attività commerciali dei cinesi sono più rivolte alla loro comunità. Mi piace della comunità cinese che per loro non vi sono differenze sociali tra uomini e donne, mentre i cittadini di origine bangladese, anche per via della tradizione religiosa, hanno una visione diversa”.
Ma l’Esquilino è anche un rione dalle molte contraddizioni, ricco di fascino e vitalità, ma anche dei lati meno nobili di una città complessa come Roma. “È vero, c’è molto degrado. Via Principe Amedeo, via Manin, via Giolitti … girare per queste strade dedicate a personaggi che hanno fatto la storia di questo Paese e vedere come il degrado le mortifichi fa male a me, dovrebbe far male anche a voi italiani”.

Altri punti di debolezza?
“Troppi ‘squilibrati’ tra Stazione Termini, Piazza Vittorio ma anche oltre, spesso poveretti in cerca di sopravvivenza, in alcuni casi però diventano un problema di ordine pubblico”.
Avesse di fronte il Sindaco o il Presidente del Municipio e potesse chiedere una cosa da fare subito, Maarten non avrebbe dubbi: “È comprensibile che il degrado di alcune zone del rione resta un problema difficile da risolvere. Ci sono stati anche dei miglioramenti nel corso degli anni, penso alla riqualificazione di Piazza Vittorio o alla gestione dei rifiuti. Ma occorre fare qualcosa di più”. E poi una stoccata alla ristorazione italiana. “Intorno a Termini è un proliferare di ristoranti halal, ma penso che uno straniero e un turista che arriva a Roma con il treno ed esce dalla stazione dovrebbe trovare più locali italiani. Ormai qui ce ne sono ben pochi”. Maarten conclude questo viaggio nel ‘suo Esquilino’ con i luoghi e gli affetti che sente più vicini. “È stato bellissimo vedere centinaia di migliaia di giovani cattolici muoversi tra le tre grandi basiliche di questo territorio in occasione della Giornata mondiale della Gioventù, un pellegrinaggio che ha portato anche molta gioia e speranza. Cosa amo di questo rione? Andare all’arena di Piazza Vittorio, frequentare i caffè e le pasticcerie … non posso fare nomi, vero? (meglio di no, gli rispondo, ndr.), i teatri, la Casa dell’architettura di piazza Fanti, Via Merulana, devo proseguire?”. No, grazie Maarten. Il tuo racconto è da ‘straniero dell’Esquilino’ doc.

Intervista raccolta da Massimo Persotti