Articoli recenti

Vedi anche

I lupi, gli agnelli e le api

Esquilino – Il giornale del rione (trimestre ott-dic 2025 – numero 2 – pagina 13)

Da anni non passa giorno senza una notizia che ci ricordi gli orrori delle guerre: case distrutte, ospedali bombardati, vittime civili di ogni età, spesso bambini. Anche l’opera del grande Trilussa fu condizionata dai conflitti del suo tempo. Alla grande guerra fu interamente ispirato “Lupi e Agnelli”, suo libro del 1919. Tra i componimenti che raccoglie, c’è naturalmente quella Ninna nanna della guerra (1914) da tanti ripresa. Portata in musica sia dagli antinterventisti di allora che, in tempi più recenti, da Maria Monti, da Claudio Baglioni e da altri. Il sonetto L’ape, scritto il giorno dell’Epifania del 1915, ricalca però più di altri quanto oggi osserviamo inermi accadere nella Striscia di Gaza, in Ucraina e in altri luoghi del mondo meno noti alle cronache.

“Un’Aquila nera,
pe’ fa’ la provista
de miele e de cera,
piombò sur paese
dell’Ape e je prese
la robba che c’era.
(Che belle pretese!
Che bella maniera!)

Fu un vero massacro,
fu un vero macello:
sfasciò tutto quello
ch’è bello e ch’è sacro.
cór becco e l’artiji
je ruppe le case,
je sfranse li fiji…
ma l’Ape rimase.

Rimase, e, se adesso
va in cerca de fiori
pe’ fa’ li lavori
che j’hanno soppresso,
l’Italia amorosa
je manna una rosa…”

Ma Trilussa non si fermò lì. Qualche anno dopo, nel 1935, riprese la stessa allegoria in un componimento dallo stesso nome, L’ape. Ricordandoci che anche la pace ha necessità di esser difesa:
“— Pur’io vorrei la pace:
— diceva l’Ape a un Grillo —
ch’er lavoro tranquillo
me soddisfa e me piace.

Ma finché su la terra
parleranno de guerra
terrò sempre, a bon conto,
un pungijone pronto:

er pungijone mio
che m’ha arrotato Iddio.”

Che poi, si sa, in tempi di pace alle api basta poco per vivere felici. Fu sempre Trilussa a ribadirlo in quelli che sono certamente i suoi versi più celebri:
“C’è un’ape che se posa
su un bottone de rosa:
lo succhia e se ne va…
Tutto sommato, la felicità
è una piccola cosa.”

Riccardo Iacobucci
Riccardo Iacobucci
Romano, romanista, esquilino di ritorno. Compra scarpe singole, per fuggire la tentazione di iniziare altre collezioni.