Esquilino – Il giornale del rione (trimestre gen-mar 2026 – numero 3 – pagina 19)
Sant’Antonio è considerato anche il protettore degli animali domestici, spesso raffigurato con un maiale col campanello al collo. Il 17 gennaio la Chiesa benedice tradizionalmente animali e stalle, ponendoli sotto la protezione del santo; il rito di norma si estende al sabato e alla domenica successivi.
A Roma, sia il rito che la statua di Sant’Antonio furono spostati agli inizi del ‘900 nella chiesa di Sant’Eusebio dalla chiesa di Sant’Antonio Abate all’Esquilino, in via Carlo Alberto, per ragioni di ordine pubblico e viabilità. Fin dal 1437 la cerimonia si celebrava con grande sfarzo presso l’antichissima chiesa del santo, accanto ad un ospedale trecentesco dedicato alla cura del ‘fuoco di sant’Antonio’. Gli animali da benedire erano numerosissimi: buoi, asini, animali da cortile e cavalli da lavoro come da carrozza. In una Roma agricola, la festa crebbe fino a diventare tra le principali della città. Belli la descriveva con ‘Porci, somari, pecore, cavalli […] pieni di fiocchi bbianchi e rrossi e gialli’, caos tra gli armenti dei poveri mischiati a carrozze sfarzose della nobiltà. La festa durava più giorni e attirava anche molti stranieri. La raccontano anche Pinelli e il povero Goethe, che vi fu trascinato a tradimento dall’amante.
Oggi invece Don Maurizio Pirola – il parroco di Sant’Eusebio – riferisce che arrivano soprattutto animali domestici: cani e gatti, ma anche criceti, conigli, pappagallini; due anni fa persino un maiale. Anche diversi anatroccoli (belli e brutti). Sant’Eusebio è una parrocchia vivace e socialmente centrale nel quartiere, ma le prime tre settimane di gennaio sono per essa le più intense: la domenica successiva al 17 si svolge il rito nella piazzetta antistante la chiesa; la statua di Sant’Antonio viene portata all’esterno e si impartisce la benedizione collettiva, accompagnata in seguito dalla banda dei Vigili Urbani. La settimana precedente, un volontario gestisce le prenotazioni per le benedizioni collettive e per quelle individuali, più ambite.
Pochi sanno che il rito della benedizione degli animali permane, ma ancora in meno sanno che può essere impartita in ogni parrocchia, e non solo nel contesto del rito di Sant’Antonio. Secondo la dottrina cristiana gli animali non hanno un’anima immortale come gli uomini e non sono salvati allo stesso modo, ma sono esseri senzienti, parte della creazione di Dio, cui si devono rispetto e cura. Chiedo a don Maurizio delle parole di papa Francesco sugli animali domestici che talvolta sembrano sostituire i figli. Lui riconosce un fondo di verità, ma invita a non essere categorici: ad esempio, molti anziani dipendono dagli animali come compagnia e sostegno. ‘Quando un animale serve per la compagnia, che sia benedetto da Dio’, dice.
Anche per chi non ha un amico a quattro zampe, assistere a questo antico rito è uno dei tanti modi di osservare come si siano evolute nel tempo le tradizioni pagano-cristiane in questa città, adattandosi alle esigenze di una comunità in continua evoluzione come del resto lo è il nostro rione. Dopo sedici anni passati nella zona della Magliana, don Maurizio si è spostato a Sant’Eusebio quattro anni fa. Esprime con un sorriso la sua devozione per il quartiere: ‘Quando apro le porte la mattina, sono nel mondo’, mi confida.
Forse più che il rito della benedizione degli animali, il vero segreto è la chiesa stessa, poco conosciuta, che ho iniziato ad esplorare per via di questa rubrica. Con il suo affresco del pittore Anton Raphael Mengs – uno dei maggiori rappresentanti del neoclassicismo – sulla volta della navata principale. Oppure le sue caverne sotterranee di epoca romana, visitabili solo su appuntamento e non ancora oggetto di studio approfondito, che ancora una volta ci aprono alla meraviglia di questo quartiere.
