Esquilino – Il giornale del rione (trimestre ott-dic 2025 – numero 2 – pagina 13)
Chi lo avrebbe mai detto che sotto i nostri piedi si nascondesse una volta, e per lungo tempo, un tesoro degno di una fiaba? Eppure il cosiddetto Tesoro dell’Esquilino – oggi luccicante in una sala del British museum – fu trovato proprio qui, nel cuore del nostro rione, nel 1793, durante i lavori di urbanizzazione del colle Esquilino, zona prediletta dall’aristocrazia romana dell’epoca per le proprie dimore.
Gli operai, armati di piccone e (immaginiamo) di grande stupore, dissotterrarono un corredo di argenti romani databile al IV secolo d.C., appartenuto probabilmente a una ricca famiglia senatoria, i Turcii, in fuga dalle turbolenze dell’epoca. Questi oggetti furono trovati tra le rovine di un edificio romano, che all’epoca si trovava nei locali del monastero di San Francesco di Paola a Roma. La prima registrazione ufficiale dei reperti fu effettuata un anno dopo la loro scoperta dal famoso archeologo classico italiano e poi direttore del Museo capitolino Ennio Quirino Visconti.
Il tesoro comprende oltre cento pezzi: coppe cesellate, piatti con scene mitologiche, specchi, cucchiai finemente incisi, e perfino un’inequivocabile ‘cassaforte’ d’argento destinata a custodire gioielli ancora più preziosi. Tra i pezzi più celebri spicca lo splendido cofanetto di Proiecta, con l’iscrizione in latino “Secundus e Projecta, vivi in Cristo”, che fu probabilmente un regalo di nozze per la coppia raffigurata sullo stesso. Sul fronte, la sposa si adorna mentre due ancelle portano cofanetti di cosmetici. Il coperchio mostra una scena simile, con Venere, dea dell’amore, che si aggiusta i capelli mentre putti alati offrono cofanetti. Questo paragone visivo tra Proiecta e la dea pagana era chiaramente accettabile per i proprietari cristiani del cofanetto, e probabilmente era inteso come un’adulazione. La collezione si distingue infatti per la maestria artigianale e la commistione di iscrizioni e immagini cristiane e pagane, che collegano il passato pagano romano con il mondo cristiano emergente. Chi visita il British Museum resta a bocca aperta, ma noi esquilini possiamo vantarci di essere, almeno spiritualmente, i legittimi eredi di tanta bellezza.
Cosa c’entra il British Museum? Dopo il ritrovamento, il tesoro passò di mano in mano prima di essere acquistato dal collezionista francese ed ex ambasciatore a Roma, il duca de Blacas e, infine, nel 1866 il museo londinese lo acquistò per la non trascurabile somma di 8.000 sterline d’epoca. Da allora fa bella mostra di sé tra i ‘Roman Treasures’, mentre a noi resta la soddisfazione di raccontarne la storia ai turisti che cercano le origini del nome Esquilino. Tuttavia, altri due oggetti del tesoro si trovano al Musée du Petit Palais di Parigi (una trulla o pentola riccamente decorata) e al Museo nazionale di Napoli (una brocca a forma di testa di donna).
Ogni tanto si parla di possibili mostre itineranti o addirittura di un prestito a lungo termine, ma chissà se mai succederà! Così, mentre sorseggiamo un caffè in piazza Dante o discutiamo in animate polemiche condominiali nei giardini di piazza Vittorio, possiamo consolarci pensando che il nostro rione non è solo un mosaico di culture moderne, ma anche lo scrigno di un passato radioso che, seppur custodito a Londra, appartiene ancora un po’ a ciascuno di noi.
