Esquilino – Il giornale del rione (trimestre ott-dic 2025 – numero 2 – pagina 23)
Come auspicato nel primo numero della rubrica, lettrici e lettori del giornale Esquilino hanno accolto il mio appello di condividere le proprie esperienze sul tema. Racconti di come il cibo possa creare un forte legame tra persone e nuove interconnessioni che arricchiscono reciprocamente. Ringrazio chi ha risposto e in particolare Esmeralda Nicolicchia Remotti, che ha condiviso con noi la propria storia. Ecco il suo racconto, in prima persona. In attesa di ricevere ulteriori contributi, buona lettura e “buon appetito”!
Sono romana da sempre, ma non esquilina. Il quartiere dove sono nata e vissuto a lungo è Monteverde vecchio, tuttavia non mi ci sono mai affezionata. Fatto sta che, nei primi Anni Ottanta, mi sono trovata, per motivi di studio, amicizia e lavoro, a frequentare le strade del rione.
Subito sono stata attratta dai colori e dal fermento di tanta varietà, soprattutto del mercato, allora caoticamente addossato alla bellissima recinzione dei giardini di Piazza Vittorio. Incantata dalle forme di frutta e verdura a dir poco esotica e inebriata dai profumi di spezie associati, inevitabilmente, alle puzze tremende che talvolta si sommavano e si sommano agli incensi del rione. Eh sì, perché l’Esquilino o lo ami o lo odi, non ci sono vie di mezzo. E io l’ho amato subito, così com’era.
In quegli anni ero già assidua frequentatrice dei pochi ristoranti cinesi che iniziavano ad aprire a Roma. Da sempre sono appassionata di cucina, allevata da una nonna bolognese che a dieci anni mi faceva tirare la sfoglia e dalla quale ho ereditato una grande passione per il cibo, ma non il feroce campanilismo che faceva dell’Artusi la bibbia di famiglia.
La mia curiosità di sperimentare nuovi sapori e nuove tecniche culinarie era, a quei tempi, molto frustrata dalla difficoltà di approvvigionamento degli ingredienti idonei alla produzione di portate decisamente poco nostrane. Mi limitavo perlopiù alla frequentazione di un’unica nota mesticheria-torrefazione, tutt’oggi esistente con più sedi romane, ma che allora rappresentava uno dei pochi punti di spaccio di spezie e alimenti esotici della città.
Senza dubbio il mercato esquilino si presentava già abbastanza fornito, sebbene non così ricco come oggi. Bisognava accontentarsi delle versioni secche o macinate delle spezie che oggi si trovano anche fresche e fragranti.
C’erano già negozi specializzati in cibo africano, levantino, indiano, cinese, che ti proiettavano in un labirinto di scaffalature colorate, dalle dimensioni e dall’aspetto di un dedalo profumato simile alla coda dinoccolata e sinuosa di un dragone cinese portato in festa per il Capodanno.
Ricordo con notevole nostalgia un negozio in via Turati, ormai dismesso. Si entrava da un unico civico, non c’erano vetrine sul fronte del palazzo umbertino ma, una volta dentro, le scaffalature si snodavano fino a saturare l’intero piano terra dell’edificio. Feci amicizia con il proprietario, un signore cinese di mezza età, dall’italiano un po’ stentato ma sufficiente per una cordiale conversazione. Mi raccontò di un passato da cuoco, prima di darsi all’import/export di alimentari. È stata la prima fonte di ricette, quelle veraci.
Dopo qualche visita, condita da cordiali conversazioni, il signore cinese mi portò in un angolo un po’ più appartato del suo grande negozio/magazzino. Lì troneggiavano alcuni grossi frigoriferi: un mondo di dumpling, shao mai, ravioli, tutti rigorosamente fatti a mano e… assolutamente non etichettati (almeno non in una lingua a me comprensibile). Oggi non sarebbe possibile, ma erano altri tempi e – sicuramente – molti dei ristoranti asiatici di quegli anni era proprio lì che si rifornivano.
L’Esquilino divenne il mio fornitore ufficiale, negli anni in cui mi divertivo a sperimentare in cucina, passando dal periodo cinese a quello thai, da quello africano al siro-libanese, poi la cucina indiana, quella giapponese… e via così, per anni, tra i meandri degli effluvi esquilini!
Quando intorno al 2000 mi trasferii, la scelta fu ‘moralmente’ obbligata. Ed è così che sono ormai esquilina d’adozione. Oggi il rione è mutato, sono cambiati sia il mercato sia i negozi di alimentari, sono aumentati i ristoranti dove gustare sapori e profumi dai cinque continenti e, per quanto mi riguarda, dove imparare e ‘rubare’ tante nuove ricette!
