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Piazza di Porta San Giovanni: dal 1948 luogo di partecipazione sociale e politica

Esquilino – Il giornale del rione (trimestre ott-nov 2026 – numero 6 – pagina 9)

Alla primavera del 1948 si può far risalire l’inizio della tradizione, ormai consolidata, che vede la piazza di Porta San Giovanni in Laterano, tra la basilica lateranense e il monumento di San Francesco di Assisi come scenario privilegiato delle manifestazioni di massa, quasi esclusivamente del popolo della Sinistra, democratica e progressista. Si tratta sempre di grandi eventi popolari legati a iniziative politiche, sindacali, sociali, spesso di respiro nazionale, come quello della Festa dei Lavoratori – tornata a essere festeggiata il primo giorno di maggio in ricordo delle lotte sindacali e i diritti conquistati dal movimento operaio, dopo il periodo buio del Ventennio fascista che ne aveva proibito ogni commemorazione – e dal 1990 proiettata nella geografia nazionale della cultura di massa con il grande concerto musicale, che sostituisce al comizio la performance, alla parola politica la musica, ai militanti di partito un pubblico giovanile.

LE ELEZIONI DEL 18 APRILE 1948

In occasione della campagna elettorale per le elezioni politiche dell’aprile 1948, i partiti che avevano partecipato alla lotta di liberazione dal nazifascismo ed espresso il governo nazionale con i loro uomini migliori e collaborato a elaborare la Costituzione dell’Italia repubblicana, si presentano agli elettori da avversari politici, dopo che al rientro dagli Stati Uniti nel 1947 Alcide De Gasperi, presidente del Consiglio e segretario generale della Democrazia cristiana, aveva messo fine alla collaborazione tra cattolici e socialcomunisti.

La campagna elettorale era stata aspra, segnata da una violentissima contrapposizione ideologica in cui hanno avuto un ruolo attivo il Vaticano e i comitati civici voluti da Pio XII, assumendo toni di una violenza verbale estrema esacerbata dal contesto internazionale.
Palmiro Togliatti, leader carismatico e indiscusso del Fronte democratico popolare, decide di tenere il comizio conclusivo venerdì 16 aprile in piazza di Porta San Giovanni, tra la basilica lateranense e il monumento a San Francesco, “il più Santo degli italiani” e “il più italiano dei Santi”, costituito da un imponente gruppo in bronzo raffigurante il poverello d’Assisi e cinque suoi compagni di fede, in ricordo del viaggio di Francesco a Roma nel 1210. Il monumento era stato fortemente voluto da Benito Mussolini per ingraziarsi la Chiesa in anni ancora pre-Concordato – lo stesso Pio XI, Achille Ratti, aveva dato la sua pontificia approvazione.

San Francesco, nel punto più elevato di un largo basamento in blocchi di tufo, è raffigurato dallo scultore Giuseppe Tonnini con le braccia sollevate verso la basilica nell’atto di rivolgersi in preghiera a Dio per avere la forza di diffondere il suo messaggio di fratellanza e di pace. E di concordia e di pace aveva bisogno l’Italia nel 1948. La piazza, tradizionalmente dominata dalla presenza monumentale e religiosa della basilica, con l’iniziativa di Togliatti, che chiama a raccolta il suo popolo in un momento decisivo per le sorti del Paese, assume così una seconda identità diventando lo spazio della politica di massa che travalica i confini fisici del luogo proiettandosi verso l’Esquilino e la città.

IL COMIZIO DI SAN GIOVANNI

Dalle prime ore del pomeriggio l’Esquilino si riempie di gente che giunge da tutti i quartieri, dalle borgate di periferia, dall’Agro e anche dai Castelli Romani. Scrive L’Unità: “Una folla strabocchevole gremisce l’immensa piazza e dalla scalinata della basilica si spinge a perdita d’occhio fino al monumento a san Francesco sommerso da decine e decine di bandiere rosse e più oltre lungo i viali adiacenti, sin quasi a viale Manzoni ed alla basilica sessoriana”. È difficile dare una cifra esatta, sicuramente è una massa di folla enorme tra 200mila e 300mila persone, piena di entusiasmo, raccolta intorno alle bandiere rosse e ai cartelli del Fronte popolare, uno spettacolo mai visto. “Tra la folla numerosissime donne, e militari, soldati, marinai ed avieri principalmente”. Alle 19:00 in punto Aldo Natoli, segretario della Federazione comunista, dà inizio al comizio di chiusura della campagna elettorale, seguito da Oreste Lizzandri del Partito socialista, che delinea un rapido consuntivo dei dieci mesi di governo democristiano. Prende poi la parola Palmiro Togliatti, tra il fragore degli applausi e i boati di approvazione, che invita a confrontare quella grande piazza rossa con la “presuntuosa” piazza del Popolo scelta dalla Democrazia cristiana per il comizio di chiusura affidato non ad Alcide De Gasperi, il presidente del Consiglio, ma al suo ministro di polizia Mario Scelba.

Le elezioni, che vedono al voto quasi 27 milioni di elettori (92,23 %), si concludono con la schiacciante sconfitta del Blocco nazionale che ottiene poco più di un milione di voti (3,82%), mentre la Democrazia cristiana, con la maggioranza assoluta alla Camera e quella relativa al Senato, escludendo ormai la collaborazione con i due principali partiti della sinistra, rilancia una politica di quadripartito iniziando la fase del cosiddetto centrismo degasperiano con la contrapposizione tra il blocco sovietico e quello americano a livello internazionale. Seguiranno lunghi decenni segnati dalla guerra fredda, la caduta del muro di Berlino, la globalizzazione, il Covid 19 e la crisi internazionale attuale.

E OGGI?

Durante questi quasi otto decenni sono state innumerevoli le manifestazioni che si sono svolte in piazza di Porta San Giovanni. Protagonisti soprattutto i partiti della sinistra – ma anche chi della sinistra ha voluto farsi beffe, come Beppe Grillo e il suo movimento Cinque Stelle che volutamente profana il suo spazio simbolo con il comizio dello Tsunami Tour del 22 febbraio 2013. Decenni in cui la piazza è passata lentamente dall’essere la piazza dei comizi politici a piazza della mobilitazione sindacale, a piazza della festa dei lavoratori, a piazza palcoscenico, scenario privilegiato della cultura popolare e giovanile.

Nel 1990, infatti, in occasione del Centenario della festa dei lavoratori, si attua l’ultimo definitivo passaggio nella storia urbana della piazza che senza perdere la propria identità politica, per iniziativa del sindacato dei lavoratori, si trasforma in un grande evento musicale – il Concertone – che vede coinvolte centinaia di migliaia di giovani – quasi 200mila quell’anno – non più solo militanti di sinistra, chiamati in piazza da Cgil, Cisl e Uil da tutta Italia, per ascoltare gli interventi sociali e politici legati ai temi del lavoro ma soprattutto le migliori band musicali e gli artisti di fama internazionale, protagonisti per un giorno dell’importante evento nazionale di aggregazione giovanile che la televisione in diretta porta nelle case degli italiani.

Carmelo G. Severino
Carmelo G. Severino
Architetto e storico urbano. Già dirigente SPQR e docente presso La Sapienza. E’ autore di libri sull’Esquilino.