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Due piazze rinnovate, bene San Giovanni, incompiuta quella di Termini

Esquilino – Il giornale del rione (trimestre lug-set 2025 – numero 1 – pagina 9,10)
Piazza San Giovanni

La lunga storia della Basilica dedicata a San Giovanni ci racconta del suo carattere ‘periferico’ rispetto alla Roma dei Papi, anche nel celebre Piano Sistino che collegava tra loro con strade rettilinee le diverse basiliche; Sisto V infatti volle una piazza davanti alla Basilica, da cui partiva il percorso verso Santa Croce di Gerusalemme.

Da allora la Basilica di San Giovanni ha sempre conservato la sua imponente visibilità con uno spazio vuoto davanti a sé. Negli anni Cinquanta del secolo scorso, tra via Emanuele Filiberto e la Basilica fu realizzata una semplice sistemazione triangolare a giardino in asse con la facciata, a sua volta divisa in due grandi aiuole, sempre triangolari, da un’ampia strada di accesso al portone principale. Una sistemazione che è rimasta sostanzialmente uguale sino ai nostri giorni. Metto in evidenza questo per rispondere alle critiche di chi avrebbe voluto che il progetto giubilare di rinnovo della piazza recentemente completato avesse alberature, sedute e altri elementi di arredo urbano.

Confronto tra la situazione preesistente e il progetto di trasformazione

La nuova sistemazione invece rispetta il passato, dunque mantiene il vuoto, ma anche la geometria del precedente disegno, interpretandola in modo diverso: l’asse stradale che porta agli ingressi della Basilica, ora più ampio e rigorosamente pedonale, è fiancheggiato da un pavimento lastricato in travertino arricchito da un disegno di cerchi; gli spicchi a destra e a sinistra del percorso principale sono progettati con una alternanza di aiuole lineari e altri cerchi lastricati dai quali emergono zampilli d’acqua luminosi di notte: è una gradevole componente scenografica che accompagna il percorso del visitatore verso la Basilica.

Speriamo in una buona manutenzione delle aiuole, ma soprattutto del sistema di fontane a raso, considerando che, troppo spesso in passato, questo aspetto a Roma non è stato sufficientemente considerato.

Piazza dei Cinquecento

La piazza prospiciente la stazione Termini è la più grande della Roma moderna, ricavata, a partire dal 1938, dalla necessità di liberare le Terme di Diocleziano dalla vecchia stazione del 1874, che si attestava a poche decine di metri. Contestualmente si costruivano la linea B della metropolitana e gli edifici laterali della nuova stazione. Ma la guerra fermò tutto. I lavori ripresero nel dopoguerra e si completarono nel 1950 con la realizzazione di un edificio lineare di testa e una grande pensilina affacciata verso la piazza (progettisti Calini, Montuori, Vitellozzi e altri): un’opera di eccezionale qualità architettonica.

Nel 1980 fu aperta la nuova linea A della metro che incrociava la linea B con una stazione sotterranea. Ma da allora Piazza dei Cinquecento, ancora di proprietà delle Ferrovie dello Stato, non ha espresso qualità urbana, con un accumulo di funzioni tra loro sconnesse che ha determinato confusione e degrado. Da cui il concorso di progettazione, bandito nel 2020 e concluso in pochi mesi, che ha portato alla situazione attuale.

Va premesso che la realizzazione delle opere di progetto, a cura dell’ANAS, è tutt’ora in corso; l’inaugurazione avvenuta nell’imminenza dell’apertura del Giubileo è stata parziale, tale da non intralciare il grande movimento viaggiatori previsto.

Ciò detto, restano dubbi sia sulla qualità e funzionalità del progetto, sia sulla sua realizzazione. I disegni e i render prospettici ci mostravano la volontà di disegnare una geometria lineare ortogonale al fronte del fabbricato viaggiatori, collegandolo concettualmente e visivamente alle Terme di Diocleziano.

Confronto tra la situazione preesistente e il progetto di trasformazione

Ma l’idea progettuale resta piatta: solo una pavimentazione di colori e materiali diversi e due pensiline per gli autobus, peraltro lontane dagli stalli di fermata dei bus. Questo terminal, ruotato rispetto al precedente, occupa quasi la metà dell’area e appare sovradimensionato e poco funzionale: non ci sono percorsi coperti che possano accompagnare e proteggere il movimento viaggiatori dal terminal bus alla stazione e viceversa; la parte esclusivamente pedonale al momento non ha del verde (neppure le aiuole a raso che abbiamo visto a San Giovanni), né servizi, sedute o arredi: oggi è solo una spianata ben pavimentata con le pietre tipiche romane.

Resta la speranza che il completamento delle opere, insieme a qualche intervento aggiuntivo (altre pensiline bus, ad esempio) renda la piazza maggiormente caratterizzata e funzionale e che le alberature ampiamente presenti nei disegni di progetto, ma ancora da sistemare a causa gli scavi archeologici in corso, rendano l’insieme più gradevole per il cittadino e il turista.

Ma ai margini dell’intervento principale, la sensazione di incompiuto scompare: Palazzo Massimo e l’area dell’obelisco di Dogali (che con i suoi 500 caduti dà nome all’intera piazza) sono ora uno spazio pedonale gradevole di sosta e verde, con la valorizzazione della Casina azzurra. Addentrandosi poi verso Piazza della Repubblica sul lato destro di viale Einaudi e superata Santa Maria degli Angeli, al posto di un caotico parcheggio di auto, ora c’è una nuova piccola piazza rettangolare che si estende dall’edificio di Roma-3 sino al fronte del Planetario a ridosso dello storico palazzo Grand Hotel. Tornano nella pavimentazione i tenui colori di travertino e basaltina, mentre un filare di alberi allineati in aiuole che corrono longitudinalmente insieme a panchine in blocchi sempre di travertino, rende l’area un vero luogo di sosta e incontro.

Sembra quasi una conferma che Roma sia una grande metropoli che esprime qualità soprattutto nei piccoli luoghi, antichi o moderni.

Umberto Cao