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La Cooperativa Luzzatti: un faro di innovazione sociale all’Esquilino

Esquilino – Il giornale del rione (trimestre lug-set 2025 – numero 1 – pagina 11)

C’è un segreto che aleggia tra gli eleganti palazzi umbertini del Rione, un mistero che pochi conoscono e che si cela dietro le facciate un po’ vissute di via Pianciani e dintorni. Non parliamo degli antichi horti lamiani o di cisterne romane, di basiliche paleocristiane o di sotterranei medievali, ma di una storia più recente, tutta nostra, fatta di mattoni, solidarietà e un pizzico di genio popolare: la storia della Cooperativa Luzzatti.

Nel contesto unico del nostro rione, la Cooperativa Luzzatti ha rappresentato un esempio virtuoso di come l’impegno collettivo possa trasformare il tessuto sociale di una comunità.
La Cooperativa prende il nome da Luigi Luzzatti, giurista, economista, banchiere e politico (fu presidente del Consiglio dei Ministri del Regno d’Italia dal marzo 1910 al marzo 1911), che, ispirandosi ai principi mutualistici, promosse la cooperazione come strumento di emancipazione sociale. Fu sua la proposta, approvata in legge nel maggio del 1903, che istituiva l’Istituto Case Popolari (in seguito noto come Istituto Autonomo Case Popolari) destinato a sovvenire alle necessità abitative dei ceti meno abbienti. Uno dei principali contributi della Cooperativa Luzzatti all’Esquilino è la creazione di case a schiera destinate ai ferrovieri, nella zona tra Viale Manzoni e Santa Croce in Gerusalemme, tra il 1903 e il 1920. Le casette sono binate e caratterizzate da forti cornici e marcapiani che raggruppano a due a due ingressi e finestre, a mo’ ottocentesco.

Purtroppo solo una parte di questi edifici è rimasta intatta. In particolare, la Cooperativa Luzzatti iniziò subito dopo l’approvazione della legge suddetta, ad erigere edifici popolari a bassa densità abitativa e a basso costo, compresi tra Porta Maggiore, Via di Santa Croce in Gerusalemme e Via Bixio, intorno alla strada che poi prese il nome di Via Luigi Pianciani.

Il primo complesso di edifici fu realizzato da Vittorio Mascanzoni (che progettò, tra l’altro, l’iconica palazzina Calzone in via del Collegio Romano), utilizzando uno stile semplice con finestre sfalsate sui vari livelli ed elementi architettonici appena accennati. L’unica interruzione a tale flusso progettuale è rappresentata dalla sede centrale della Cooperativa, opera dell’architetto Leoni, al civico 58 di via Bixio, dove, passando, è ancora ben visibile l’elegante stemma ‘ICP’ apposto sopra il portone principale.