Esquilino – Il giornale del rione (trimestre lug-set 2025 – numero 1 – pagina 12)
Restituire alla città il godimento di un piccolo tesoro archeologico: anche grazie all’interesse dell’attivismo civico dell’Esquilino, si sta proponendo alle autorità competenti di potere avere accesso ai reperti di una lussuosa villa romana custoditi all’Antoniano.
Non tutti sanno che, a poca distanza da piazza Vittorio Emanuele, c’è un piccolo tesoro che attende di tornare alla fruizione pubblica. All’incrocio tra via Merulana e viale Manzoni, di fronte alla chiesa dei SS. Marcellino e Pietro, sorge oggi l’edificio della Pontificia Università Antonianum, che molti chiamano semplicemente Antoniano, senza immaginare che al suo interno, nella biblioteca, si trova una raccolta di reperti archeologici che attende da oltre un secolo di trovare la sua giusta collocazione e che può raccontare la storia di chi viveva in quella zona molto tempo fa.
Intorno al 1887, l’Ordine dei Frati Minori costruì l’isolato destinato a ospitare la Curia Generalizia e la Pontificia Università. Nel corso dei lavori di scavo, come avviene spesso a Roma, vennero alla luce le strutture di alcuni edifici di età romana e una ricca quantità di reperti archeologici. In quel periodo gli oggetti più belli venivano conservati e così una parte passò al Comune di Roma mentre il resto, divenuto di proprietà statale, venne lasciato in deposito nella biblioteca e in alcuni locali dell’Antoniano. A questo nucleo originario si aggiunsero in seguito ulteriori ritrovamenti, ma poi, ad eccezione dei periodici controlli effettuati dalla Soprintendenza, nessuno si occupò più di questa raccolta fino ai giorni nostri.
Dopo molti decenni di oblio, due recenti studi sono stati pubblicati dall’archeologo Fabio Paglia, con il consenso della Soprintendenza: un articolo del 2019 che tratta delle sculture e degli elementi architettonici in marmo e un catalogo completo di tutti gli altri oggetti (ceramiche, lucerne, reperti in osso, metalli, maioliche), presentato al pubblico nel 2024 (‘Il Laterano fuori dal Laterano’).
In assenza dei dati derivanti dalla stratigrafia del terreno di scavo, andati irrimediabilmente persi nel corso degli sterri di fine Ottocento, la cospicua quantità di reperti consente di ipotizzare l’esistenza di un ricco edificio con una cronologia che va dalla fine del I sec. a.C. al V-VI sec. d.C., forse identificabile in una villa appartenente a un personaggio importante, con un’area sacra dedicata al culto di Iside-Fortuna, come dimostrato dalle statue rinvenute. Va segnalata, inoltre, la qualità di alcuni degli oggetti, come un ritratto marmoreo dell’imperatore Settimio Severo, e le particolarità di altri, rivelatisi non comuni.
la Redazione
