Esquilino – Il giornale del rione (trimestre lug-set 2025 – numero 1 – pagina 7)
Nel silenzio mediatico che ha preceduto e accompagnato i cinque referendum abrogativi dell’8 e 9 giugno e nel clima generale di stanchezza democratica, l’Esquilino s’è distinto: il rione ha risposto con una voce diversa, più forte non solo nei numeri, ma anche nel significato della partecipazione: l’affluenza ha raggiunto il 42,09%, e in alcune sezioni, come una della scuola Ruggero Bonghi, si è persino superato il quorum: un evento raro, altrove lontanissimo.
Negli ultimi trent’anni, soltanto due referendum in Italia sono riusciti a superare il quorum: un dato che parla da solo e che racconta una storia di disillusione, di distacco crescente tra cittadini e istituzioni. Anche l’8 e 9 giugno ha prevalso l’astensionismo: a livello nazionale ha votato poco più del 30% degli aventi diritto e, sebbene sopra la media, la partecipazione è stata bassa pure nel Lazio e a Roma, dove l’affluenza si è fermata rispettivamente al 31,86% e al 36,17%.
S’è parlato molto di più del referendum dopo che s’è votato che nei giorni precedenti la consultazione. E questo, forse, è già parte del problema.
Cinque i quesiti su cui si era chiamati a votare: quattro riguardavano il mondo del lavoro, uno la cittadinanza. Ed è proprio la risposta data a quest’ultimo a raccontare la storia più significativa.
La proposta chiedeva di ridurre da dieci a cinque anni il periodo di residenza legale necessario per potere richiedere la cittadinanza italiana, a condizione di possedere un reddito, una residenza stabile, una fedina penale pulita e la conoscenza della lingua italiana.
Nonostante la quasi totale assenza di informazione da parte dei media pubblici – con i principali canali Rai che hanno dedicato al referendum uno spazio pressoché inesistente -, all’Esquilino il messaggio è passato in misura maggiore che altrove. La partecipazione è stata attiva, consapevole e soprattutto decisa. Mentre nel Paese circa il 65% dei votanti si è espresso a favore del quesito sulla cittadinanza, nel nostro rione il consenso non è mai sceso sotto l’80%.
Non è solo una percentuale. È lo specchio di una realtà in cui la cittadinanza non è un tabù, ma una necessità vissuta, un diritto condiviso. All’Esquilino la presenza degli immigrati con i requisiti in regola per richiedere la cittadinanza non è percepita come un problema, ma come parte integrante della vita quotidiana. Qui l’identità non è una linea di confine, ma un mosaico in costruzione continua. Qui le politiche non rimangono parole astratte, ma si intrecciano alla vita reale, fatta di persone, famiglie, storie.
L’Esquilino ha parlato. E lo ha fatto con chiarezza, dignità, e una partecipazione che sa di speranza. Ha dato un segnale forte. Ha fatto meglio di Roma, meglio del Lazio, meglio dell’Italia. Ma non è bastato. Per tanti ragazzi nati o cresciuti in questo rione, il diritto alla cittadinanza resta ancora un orizzonte lontano. Eppure, da qui si può ripartire. Perché quando una comunità si riconosce, si informa, si mobilita, allora il cambiamento smette di essere un sogno e comincia a diventare possibilità.
Palmira Pregnolato
