Articoli recenti

Vedi anche

Esquilino FC: il calcio come comunità, inclusione e crescita

Esquilino – Il giornale del rione (trimestre lug-set 2026 – numero 5 – pagina 13)

di Daniele Valeri

All’Esquilino FC il calcio torna a essere ciò che dovrebbe sempre essere: gioco, incontro, crescita. Nel cuore di uno dei rioni più vivi e multiculturali di Roma, ogni settimana bambini e bambine tra i 5 e i 12 anni scendono in campo senza etichette né gerarchie, condividendo lo stesso spazio e le stesse regole. Qui non contano le differenze, ma l’età, il divertimento e la voglia di partecipare. Le maglie servono solo a distinguere le squadre, non a creare divisioni: tutti giocano allo stesso livello, imparando fin da piccoli il valore del rispetto e della collaborazione.

L’Esquilino FC è molto più di una semplice squadra. È un punto di riferimento per il rione, un luogo dove lo sport diventa strumento di inclusione e legame sociale. Attraverso iniziative come “8 in campo”, le celebrazioni del 25 aprile e il Torneo delle Strade, l’associazione intreccia calcio, memoria e comunità, costruendo occasioni in cui crescere insieme, dentro e fuori dal campo. Un’esperienza che dimostra come il pallone possa essere, ancora oggi, un potente motore di comunità.

Le origini del progetto

A guidare questa realtà c’è Giovanni Castagno, il mister: un insegnante di scuola primaria, che nel 2008 ha dato impulso a questo progetto sportivo con una forte vocazione educativa. L’iniziativa nasce all’interno di una più ampia associazione composta dalle famiglie degli alunni della scuola primaria Di Donato, nel quartiere Esquilino di Roma, da anni attiva nell’organizzazione di attività extracurricolari ospitate negli spazi scolastici e in altri luoghi del territorio. Di queste tematiche si è discusso durante la presentazione del libro dello stesso Castagno ‘Il gioco più bello’, il 6 maggio, presso la Casetta Rossa, uno spazio alla Garbatella.

Dalla scuola al campo: un progetto che cresce con le famiglie

Un modello in cui il coinvolgimento diretto dei genitori gioca un ruolo decisivo. “In alcuni casi siamo noi stessi a garantire l’apertura della scuola anche oltre l’orario delle lezioni”, racconta Castagno, sottolineando come la collaborazione con la dirigenza scolastica abbia reso possibile ampliare l’offerta educativa e sportiva. Proprio nel 2008, di fronte alla richiesta crescente di attività legate al calcio, l’associazione avviò i primi laboratori pomeridiani nel cortile dell’istituto. Da quell’esperienza informale, con l’aumento costante delle adesioni, è nato un percorso più strutturato: la costituzione di un’associazione sportiva e l’ingresso nei circuiti del calcio giovanile.

Oggi l’Esquilino Football Club conta stabilmente circa 130 iscritti ogni anno, mantenendo però al centro la propria missione educativa. “Il risultato non è l’unica ragione per cui si scende in campo”, insiste Castagno. Molte famiglie scelgono l’Esquilino FC per allontanarsi da contesti sportivi percepiti come troppo competitivi e per il legame diretto con la scuola. L’offerta è aperta e accessibile: la quota annuale è di 300 euro, ma chi è in difficoltà paga solo il minimo per assicurazione e iscrizione, o nulla.

Spazi aperti e identità urbana

Gli allenamenti si svolgono a Piazza Vittorio: una scelta diventata identitaria per una squadra senza campo fisso. Resta però il nodo degli spazi, su cui – sottolinea l’associazione – servirebbe maggiore attenzione da parte delle istituzioni. Accanto all’attività sportiva, il progetto propone infatti un’ampia gamma di iniziative aperte anche a chi non è tesserato: letture condivise, incontri sul quartiere, riflessioni sullo spazio pubblico e sul significato di vivere la città. Un approccio che conferma la volontà di andare oltre il calcio, trasformando il campo in un luogo di crescita collettiva.

Il Torneo delle Strade è uno degli appuntamenti centrali dell’Esquilino Football Club. Ogni anno l’associazione promuove questa iniziativa che unisce sport e vita di quartiere: i bambini giocano all’aperto, tra parchi e vie dell’Esquilino, organizzati in squadre che prendono il nome delle strade della zona. Un modo semplice ma efficace per rafforzare il legame con il territorio e viverlo in prima persona.