Esquilino – Il giornale del rione (trimestre ott-dic 2025 – numero 2 – pagina 10)
Il Polo delle Arti e dei Mestieri all’Esquilino rischia di non vedere la luce. E il rione rischia di perdere un’occasione per combattere il degrado nel cosiddetto ‘quadrilatero dell’orrore’, la zona tra piazza Pepe e il Nuovo Mercato Esquilino di via Principe Amedeo.
Ecco in breve la storia di una vicenda che ha visto a fine luglio iniziative di mobilitazione nel rione, con un’assemblea pubblica tenuta nel giardino di Piazza Vittorio e un flash mob di protesta sotto la sede dell’ex Zecca di Stato.
Tutto è cominciato dopo che, lo scorso marzo, il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, su proposta dell’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato (Ipzs), società per azioni interamente partecipata dal ministero dell’Economia e delle Finanze, ha approvato una variante al progetto per il rilancio dell’edificio dell’ex Zecca in via Principe Umberto, variante che elimina le destinazioni culturali e pubbliche dell’immobile e attribuisce buona parte degli spazi a uffici del Poligrafico. “Le mutate esigenze maturate in seno alla Stazione Appaltante hanno indotto allo sviluppo di una variante progettuale che preveda la conversione dell’immobile da Centro Polifunzionale ad edificio direzionale da destinare a sede del Poligrafico”, spiega il provvedimento approvato con efficacia immediata il 19 marzo 2025 dal Provveditorato Interregionale per le Opere Pubbliche per il Lazio, l’Abruzzo e la Sardegna del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.
In sostanza, un’inversione di rotta rispetto al progetto originario, che prevedeva museo, sale riunioni, laboratori artigiani, Scuola dell’arte della medaglia (Sam), foresteria, ristorante, mostre temporanee, biblioteca, bookshop, caffetteria, oltre a uffici del Comando carabinieri anticontraffazione monetaria (Ccam), il centro servizi dell’Istituto poligrafico Zecca dello Stato, depositi, archivi e locali tecnici.
Il progetto iniziale era frutto di un percorso virtuoso che aveva coinvolto la componente pubblica e istituzionale, quella privata e quella civica. Era stato ideato nell’ottica di utilizzare un bene pubblico nell’interesse generale.
Sulla questione sono state presentate due interrogazioni e un’interpellanza parlamentare da parte di tre diversi deputati, è stata consegnata una lettera con la richiesta di un incontro urgente da parte di cittadini, comitati e associazioni dell’Esquilino e partiti di opposizione, è stato diffuso un comunicato del sindaco Roberto Gualtieri, sono usciti numerosi articoli sulla stampa nazionale, e sono state perfino inviate due lettere al Presidente della Repubblica. Fino al momento di andare in stampa, né le iniziative parlamentari né la lettera della società civile avevano ricevuto risposte formali.
Nonostante la mobilitazione, non c’è stato nessun segno di ripensamento da parte dell’Istituto, proprietario degli spazi, e del ministro dell’Economia e delle Finanze, socio unico dell’azienda pubblica. Anzi, rispondendo a domande dei media, l’Ipzs ha difeso le proprie scelte adducendo motivazioni di carattere economico, che riguardano i costi di gestione del futuro Polo. Non convinti, i tanti soggetti che si sono mobilitati restano favorevoli al disegno originario.
A fare un quadro d’insieme della questione è la lettera con richiesta di incontro, inviata il 23 luglio all’amministratore delegato di Ipzs e al ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti da parte dei cittadini e delle realtà locali che si sono costituite in coordinamento. Pubblichiamo il testo della lettera.
“Scriviamo in relazione alle decisioni assunte in merito alla destinazione degli spazi dell’immobile di Via Principe Umberto di proprietà dell’IPZS, edificio che dal 2013 è sottoposto a vincolo di interesse culturale ai sensi del D.Lgs.42/2004.
La storia più recente della sede della prima Zecca d’Italia, situata all’Esquilino, a pochi passi dalla stazione Termini, in uno dei quadranti più complessi del rione, ma allo stesso tempo ricco di grandi potenzialità, è pubblica e ampiamente condivisa. La riportiamo di seguito per sommi capi, con evidenza del punto di vista qualificato dei cittadini che, coinvolti e inclusi nella prima fase del percorso di riqualificazione e rilancio dell’immobile, sono stati successivamente ignorati ed esclusi perfino dal consolidato circuito informativo. Ai cittadini si aggiungono i rappresentanti delle forze politiche, dell’amministrazione locale, professionisti ed esperti legittimamente interessati ad un’operazione di enorme valore pubblico, culturale, storico, architettonico ed economico.
In sintesi, con il Piano Industriale 2017/2019 dell’Istituto Poligrafico Zecca dello Stato – IPZS viene previsto un intervento di riqualificazione con valenza istituzionale, volto a realizzare in tale sede un polo per la valorizzazione delle attività storico-artistiche del Poligrafico. Di conseguenza, il 16 marzo 2018 viene siglato un Protocollo di Intesa tra MEF, il Ministero dei Beni e delle Attività culturali e del turismo Sopraintendenza Archivistica e Bibliografica del Lazio, il MISE e l’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato volto alla valorizzazione del patrimonio storico artistico relativo alla citata sede della Zecca, anche nell’ottica di un progetto espositivo comune. Successivamente viene bandito un concorso di progettazione per la riqualificazione e il recupero del complesso immobiliare che si è concluso con la vittoria del costituendo Raggruppamento Temporaneo di Imprese Atelier(s) Alfonso Femia. Il progetto è stato autorizzato con il provvedimento d’intesa Stato-Regione Lazio n. 611 del 4 febbraio 2021. Ai primi classificati è attribuito anche un premio in denaro.
L’impegno dell’IPZS è tangibile, nel periodo successivo alla conclusione del concorso si susseguono iniziative di confronto con i principali stakeholder, con i cittadini, con il rione che partecipa con entusiasmo agli incontri pubblici e ai tavoli di lavoro. A seguito di bando pubblico viene anche selezionata la curatrice del Museo della Moneta e si moltiplicano le relazioni con il tessuto cittadino locale, con le università, con gli studiosi e gli esperti. Tutto questo a riprova che la scelta di puntare alla valorizzazione dell’immobile attraverso un progetto che sappia coniugare le finalità istituzionali con la sostenibilità ambientale, culturale, sociale ed economica trova un eccezionale riscontro nella cittadinanza e nella città tutta. Inutile dire che gli aspetti legati alla valorizzazione e al rilancio della Zecca superano il perimetro fisico dell’immobile e si irradiano a tutto il quadrante circostante, con tutte le conseguenze positive del caso.
L’investimento stabilito dal Ministero dell’Economia e delle Finanze è pari a 35 milioni di euro di cui 27 per i lavori, 5 per gli allestimenti interni e 3 per gli oneri tecnici e amministrativi.
Negli anni seguenti, sebbene in ritardo rispetto al primo cronoprogramma, una volta individuata la ditta esecutrice dei lavori, e a partire dal rifacimento della facciata principale su via Principe Umberto, partono le demolizioni, vengono montati i ponteggi, si lavora come previsto alla realizzazione delle opere. Con il procedere delle demolizioni, però, cessano progressivamente le informazioni sulla ricostruzione, e i canali di informazione che così bene avevano funzionato, in entrata e in uscita, si inaridiscono. Alle pressanti richieste della cittadinanza, che comincia a dubitare della effettiva realizzazione del progetto “Polo delle arti e dei mestieri”, non arrivano che risposte contraddittorie, ambigue e incomplete.
Ma i lavori proseguono, con tutto l’inevitabile portato di rumore, polvere, occupazione degli spazi pubblici (parcheggi, marciapiedi, carreggiata stradale). Sono ormai tre anni che la zona, già difficile di suo, è martoriata dal cantiere e dai suoi effetti collaterali.
Ed arriviamo così al peggiore epilogo immaginabile.
Si viene a sapere, senza che sia stato possibile in alcun modo dialogare, interloquire, rappresentare, partecipare che il Ministero dell’Economia e delle Finanze – IPZS ha stravolto il progetto di riqualificazione: di fatto viene cancellata la destinazione pubblica e culturale che era stata prevista, condivisa e finanziata. Niente più spazi museali, biblioteca, formazione e offerta/proposta culturale, caffetteria, foresteria, sale per incontri e iniziative pubbliche, ecc. Al loro posto, uffici per il proprio personale, mensa aziendale, parcheggi riservati e sale riunioni interne, uffici del Comando CC Anticontraffazione.
In altre parole, un edificio storico nel cuore del Rione nel centro di Roma, che doveva diventare un Polo integrato e polifunzionale “delle arti e dei mestieri”, un presidio civico e culturale per l’Esquilino e per tutta la città, rischia di essere trasformato in una semplice operazione immobiliare a uso aziendale, senza trasparenza né confronto con la cittadinanza.
Nulla resta di quell’idea originaria, dell’intenzione di incidere effettivamente sul contesto urbano, di puntare ad un investimento territoriale, rilanciando e valorizzando al contempo un patrimonio storico e culturale di valore nazionale. Al contrario, arriva un segnale di disimpegno e disattenzione, di chiusura e di totale autoreferenzialità.
L’indignazione, la delusione, la rabbia, il senso di abbandono e di deprivazione che stanno provando i cittadini, una volta conosciute le decisioni dell’attuale dirigenza del IPZS, sono storia di questi ultimi giorni.
Chiediamo dunque con piena convinzione, e in nome dell’interesse generale e collettivo che dovrebbe essere proprio di una istituzione pubblica come il Poligrafico, che tra l’altro svolge attività di rilievo nazionale nel settore culturale e, in particolare, nella promozione e nella diffusione del patrimonio storico-artistico, soprattutto nel contesto delle arti metalliche e grafiche (Museo della Zecca, Scuola dell’Arte della Medaglia-SAM, filatelia, ecc.), di annullare la variante di progetto e di ristabilire il progetto originario, vincitore del concorso internazionale.
Le supposte mutate esigenze maturate in seno alla Stazione Appaltante, che hanno indotto allo sviluppo della attuale variante progettuale, come si legge nel nuovo progetto, nulla hanno a che vedere con le esigenze della città, del rione e di coloro che lo abitano e/ lo frequentano per studio e per lavoro”.
Firmato: Comitato Piazza Vittorio Partecipata-CPVP, Esquilino Vivo, Associazione Abitanti di Via Giolitti, Poleis-Polo Civico Esquilino, Comitato di Quartiere Rione Esquilino, Associazione Il cielo sopra Esquilino, Esquilino Poesia APS, Grecam APS, Circolo PD Esquilino Celio – Monti XX Settembre, Azione I Municipio, Alleanza Verdi Sinistra I Municipio, Movimento 5 Stelle I Municipio, Demos I Municipio
Al flash mob del 24 luglio, oltre ai firmatari della lettera all’Ipzs e al Ministero, hanno partecipato una delegazione di lavoratori del Poligrafico, rappresentanti dell’Aipai (Associazione italiana per il patrimonio archeologico e industriale), del Dicea (Dipartimento di ingegneria civile edile e ambientale dell’Università La Sapienza), di Romar Romar (un movimento di architette/i di Roma), della Camera del Lavoro di Roma e parlamentari del Pd e di Azione.
