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L’acqua non arriva ai piani, i cittadini si mobilitano

Esquilino – Il giornale del rione (trimestre gen-mar 2026 – numero 3 – pagina 10)

Non poter fare la doccia, lavare i piatti, tirare lo sciacquone, avviare la lavatrice né la lavastoviglie; dover scaldare l’acqua sul fornello perché la pressione non è sufficiente all’attivazione della caldaia; affannarsi a raccogliere l’acqua in bottiglie e tegami nelle poche ore in cui il rubinetto non tace. Questa è la quotidianità per alcuni cittadini romani che da anni hanno dovuto adattarsi all’assenza di acqua corrente per molte ore della giornata. I condomini interessati si trovano in diversi quartieri di Roma, tra cui Appio Latino, Appio Tuscolano, San Giovanni, Tor Pignattara, Centocelle, Castro Pretorio e anche Esquilino.

Al progressivo emergere del problema, i cittadini hanno cominciato a coordinare la propria protesta e a mobilitarsi, creando comitati civici e facendo rete tra quartieri e municipi. Alle continue segnalazioni, si sono aggiunte manifestazioni, azioni legali, raccolte di firme, petizioni e richieste all’amministrazione che hanno attirato l’attenzione di giornali e televisioni. Si sono svolte commissioni trasparenza in Campidoglio e, nell’ottobre 2024, la questione è arrivata alla Camera.

Difficile dare numeri precisi. Proprio per comprendere la dimensione e l’estensione della problematica, a fine settembre Cittadinanzattiva Lazio ha lanciato un questionario di monitoraggio per raccogliere informazioni puntuali su disservizi, difficoltà e carenze legate alla disponibilità di acqua, promuovere una corretta informazione sui diritti degli utenti nei confronti del gestore, e avviare un confronto con l’amministrazione e il gestore per dare risposte concrete alle famiglie che stanno vivendo questi disagi.

L’impatto del problema sui condòmini all’Esquilino

Anna De Angelis è una residente di via Giolitti che da anni si sta battendo per trovare una soluzione a questo problema. Ci racconta che le prime interruzioni di erogazione a casa sua sono cominciate addirittura nel 2017. All’epoca si trattava di una quarantina di palazzi nel nostro rione, da Termini a piazza Dante. Anche in questo caso la mobilitazione dei cittadini, che costituirono nel 2021 il Comitato Esquilino per l’acqua, arrivò a trasmissioni televisive e giornali.

Nel 2022, AceaAto2 ha condotto un grosso intervento sul nodo di regolazione di Colle Oppio allo scopo, ci informa il gestore, ‘di una gestione ottimale dei flussi e dei livelli di servizio, sostenendo in particolare i regimi pressori nell’area nei momenti di maggior consumo, che progressivamente hanno registrato un importante incremento (dinamica climatica e soprattutto strutture ricettive, B&B e pressione turistica in generale)’.

Dopo un periodo in cui la situazione è migliorata, dal 2023 nuovi disagi. Al momento, a casa di Anna l’acqua arriva solo nel pomeriggio, per due o tre ore, con un flusso scarsissimo che non consente agli elettrodomestici di funzionare. Oltre a lei, i problemi di acqua interessano alcuni palazzi tra piazza Dante, Piazza Vittorio, via Principe Amedeo, via Buonarroti.

Per il gestore, la municipalizzata Acea Ato2, che abbiamo contattato, la fornitura dell’acqua è somministrata secondo quanto stabilito dal Regolamento d’utenza e i livelli di pressione sono nella norma. A seguito delle segnalazioni ricevute, il gestore ha avviato una campagna di verifica in continuo dei valori pressori, che non ha evidenziato alcuna criticità fino ad ora. Insomma, la problematica secondo Acea è imputabile esclusivamente agli impianti condominiali a valle del contatore, che sarebbero desueti e ormai inadeguati, e che rientrano nella competenza dei privati. E qui nasce la contesa.

Molti condomini negli anni hanno ceduto all’esasperazione e si sono dotati di propri serbatoi e impianti di sollevamento e accumulo che garantiscano l’acqua a ogni piano dell’immobile. Una soluzione però vissuta come ingiusta, onerosa e indigesta.

‘Il problema innanzitutto è che questi impianti sono costosi, anche decine di migliaia di euro, e il loro funzionamento fa impennare le bollette della luce. Fra l’altro, in caso di problemi di erogazione della luce, che capitano, ci si ritrova senza né luce né acqua. Poi bisogna che lo stabile abbia gli spazi idonei per installarli. Inoltre bisogna considerare gli oneri di manutenzione e la responsabilità di conservazione e stoccaggio dell’acqua che, a quel punto, è in capo al condominio. Ricordiamoci che i cassoni a Roma sono stati eliminati da decenni, anche per motivi igienico-sanitari.

‘Perché dobbiamo essere noi privati cittadini a farci carico di questi disservizi? I nostri impianti fino a qualche anno fa funzionavano benissimo e ora improvvisamente non vanno più bene?’, ci dice Anna.
Non è poi detto che tra condòmini si arrivi all’accordo necessario per deliberare l’intervento. Il problema della pressione dell’acqua, infatti, spesso interessa solo i piani alti, in base all’altezza dell’immobile e alla tipologia dell’impianto condominiale: se il sistema di distribuzione è di tipo ‘up down’ (l’acqua non sale gradualmente dal pianterreno, ma prima va al solaio e poi scende di nuovo per raggiungere i diversi piani) il disagio può interessare l’intero palazzo, ma se è ‘down up’ allora il problema sarà sentito solo ai piani più alti, lasciando pochi condòmini isolati nella loro battaglia.

Il nodo delle responsabilità

Per tracciare il perimetro di questa complessa questione bisogna partire dalla rete idrica di Roma, che è immensa, vecchia e ha bisogno di importanti interventi di manutenzione. Inoltre, più la pressione nelle condutture di distribuzione è alta, più le perdite di acqua sono importanti. Negli ultimi anni, anche per adeguarsi alla normativa europea, la municipalizzata romana dell’acqua, Acea Ato2, dichiara di aver ridotto le perdite al 27%, su una media nazionale del 42%, e recuperando dal 2017 a oggi 80 milioni di metri cubi di acqua. Secondo i cittadini che stanno vivendo direttamente la carenza d’acqua, questo risultato, in sé virtuoso, è stato però ottenuto abbassando la pressione complessiva nelle tubature di diverse zone, trasformando un intervento di carattere straordinario e transitorio in una strategia permanente e, soprattutto, lasciando ai privati i costi dell’impatto di questa scelta.

Acea Ato2 rivendica che questo risultato è stato invece ottenuto non solo attraverso l”ottimizzazione delle pressioni e la gestione dinamica della pressione’, ma grazie a una pluralità di interventi di efficientamento e innovazione tecnologica e a importanti investimenti di manutenzione della rete idrica: 351 milioni di euro in interventi tra il 2020 e il 2023, e une previsione di spesa di altri 573 milioni per il quinquennio 2024 – 2029.

La questione chiave è contenuta nel paragrafo B 1.1 del Regolamento di utenza relativo alla distribuzione dell’acqua e alla pressione in rete, che i cittadini vittima dei disservizi considerano inadeguato a tutelarli. L’articolo afferma che ‘il gestore distribuisce l’acqua con un carico idraulico di 5 m, misurato al punto di consegna, relativo al solaio di copertura del piano abitabile più elevato’. L’acqua dunque, teoricamente, dovrebbe raggiungere ogni altezza dell’immobile. Tuttavia, il livello di pressione assicurata dipende ‘dai valori di piezometrica minima garantita al contatore’, valori complessi elaborati da Acea stessa, e altri elementi di contesto – altezza degli stabili, configurazione degli impianti interni agli edifici, delle quote terreno e delle pressioni di esercizio della rete di zona, eventuali abbassamenti di pressione non imputabili al gestore (eccessivi consumi, riduzione alle fonti di approvvigionamento per scarsa piovosità, etc.) – possono rendere ‘necessario che l’utente finale si doti a propria cura e spese di un impianto di sollevamento/accumulo a valle del misuratore’.

Le prossime tappe del coordinamento dei cittadini

Un incontro pubblico è stato organizzato, il 29 ottobre, dal Comitato spontaneo di cittadini che sta occupandosi di questo tema, per condividere aggiornamenti e tracciare un percorso condiviso, anche in virtù della collaborazione con Cittadinanzattiva Lazio.
‘Era importante, arrivati a questo punto, coinvolgere Cittadinanzattiva per raggiungere e coinvolgere il maggior numero di cittadini colpiti da questo problema e ottenere la massima attenzione. Siamo sicuri che molti casi non siano ancora emersi per mancanza di informazione’ ci spiega Enrico Messina, residente del Tuscolano impegnato in questa battaglia. ‘In passato alcuni condomini hanno intentato cause civili contro Acea. Alcuni, nel 2017, hanno avuto ragione, mentre due condomini proprio dell’Esquilino, nel 2022, hanno perso la causa. Ora stiamo organizzandoci per verificare se questo grave disservizio abbia un rilievo penale’.

Elio Rosari, Segretario regionale di Cittadinanzattiva Lazio, commenta: ‘A giugno abbiamo ricevuto le prime segnalazioni da diversi comitati di cittadini e abbiamo deciso di sostenerli. Il tema è troppo importante: si tratta di tutelare un diritto fondamentale, ma anche di fare una profonda riflessione sulle politiche industriali di un’azienda pubblica di questo paese’. Gli chiediamo quali saranno le prossime tappe in programma: ‘Un passaggio importante sarà la pubblicazione del rapporto sul monitoraggio del disservizio, a dicembre: uno strumento innanzitutto di sensibilizzazione dell’opinione pubblica che invieremo a tutti i referenti competenti dell’amministrazione per aprire un confronto innanzitutto con la politica. Il fenomeno è esteso e non si limita alla città di Roma, abbiamo già segnalazioni da diversi comuni della Regione. Sarà un percorso lungo’.

La questione resta dunque apertissima e i cittadini continuano a scambiarsi informazioni e organizzarsi per portare avanti la loro protesta, ricordando che l’acqua è un diritto umano universale e fondamentale di cui oggi a Roma non tutti possono godere.