Esquilino – Il giornale del rione (trimestre ott-nov 2026 – numero 6 – pagina 10)
di Andrea Capocci
Sarà la Salcef a realizzare la linea G, la tramvia Termini-Tor Vergata. Il colosso romano guidato dalla famiglia Salciccia si è aggiudicato il 15 settembre in via definitiva il bando per la realizzazione dell’opera. L’obiettivo è riportare sui binari il collegamento tra l’Esquilino e i quartieri di Roma Est dopo la chiusura imprevista della linea Termini-Centocelle, meglio nota come il ‘tramvetto’ o il ‘trenino giallo’ (che in realtà prima era blu). Dalla chiusura, ritardi e disagi notevoli colpiscono soprattutto i residenti dei popolosi quartieri del quinto municipio. Mentre all’Esquilino la sospensione del trasporto su ferro trova anche consensi.
I cantieri partiranno nella prima metà del 2027 e, nei piani del Comune, dureranno quattro anni. Rispetto alla vecchia ferrovia urbana, il percorso dovrebbe essere prolungato e unire la Stazione Termini e il campus universitario di Tor Vergata. Nella prima fase però i lavori si concentreranno sulla vecchia porzione di binari, per riattivare in tempi brevi – così sostiene l’assessore alla mobilità Eugenio Patané – il traffico tra Termini e Centocelle. Si parla di ‘cantieri mobili’ da chiudere e riaprire secondo l’avanzamento dei lavori. In ogni caso sono prevedibili nuovi disagi e modifiche alla viabilità sia all’Esquilino, nel tratto di via Giolitti e delle zone circostanti, che lungo la via Casilina.
Dopo oltre un secolo di onorato servizio, il tramvetto avrebbe dovuto proseguire a circolare fino alla fine del 2026. A fermarlo anzitempo è stato l’incidente del 4 marzo, quando due treni si scontrarono nei pressi del Ponte Casilino e il Comune preferì anticiparne lo stop. Il potenziamento delle linee di autobus esistenti e la creazione della nuova 104 tra Largo Preneste e il Parco di Centocelle non bastano a rimediare ai disagi causati dalla scomparsa del trenino. La vecchia linea rappresentava un corridoio vitale per collegare alla stazione Termini le aree semi-periferiche ad alta densità abitativa. La linea C della metropolitana è fuori portata per i cinquantamila abitanti di Tor Pignattara. Seppure potenziato, il bus 105 viaggia molto più lento nel traffico della Casilina: il percorso che con il treno richiedeva pochi minuti adesso può arrivare a superare la mezz’ora. I binari in disuso, denunciano poi i residenti della Casilina, si sono trasformati in una puzzolente discarica.
Nelle settimane successive all’incidente diverse petizioni pubbliche hanno chiesto la riapertura del tramvetto. A maggio i comitati di quartiere del V municipio hanno portato in corteo un migliaio di persone dietro lo striscione «Senza non si può» riferito al trenino: una folla composita che ha coinvolto anche le comunità migranti che abitano lungo la Casilina e usavano regolarmente la ferrovia urbana. Il manifesto della ‘treninostalgia’ è in un video tenero e spassoso firmato da Claudio Morici, intitolato «Secondo me passa» e diventato virale sui social. «Non eri perfetto, anzi. Scricchiolavi, arrancavi, a volte sembravi sul punto di cadere. Eppure c’eri sempre» scrive Pignetismi su Instagram. Più articolata la riflessione di Giuseppe Giannetti, del circolo Arci Trenta Formiche, raccolta da Zero.eu: «Intorno a quella linea ferroviaria – spiega – si è costruito un modello di vita urbana alternativo, più accessibile economicamente, che ha permesso a intere comunità di radicarsi». Dopo la manifestazione, l’assessore Patané ha istituito un tavolo permanente di dialogo con i cittadini e il 16 luglio ha tenuto il primo incontro pubblico. Ma il «dialogo» non sta funzionando benissimo. «L’assessore aveva promesso di realizzare una corsia preferenziale per l’autobus, in modo da farlo viaggiare fuori dal traffico ma finora non si è visto nulla» racconta Francesco Pellas del comitato Senza trenino non si può.
Il trenino però non aveva solo fan. L’infrastruttura scontava gli effetti dell’età e della manutenzione a singhiozzo. I binari a scartamento ridotto non erano compatibili con le altre linee e le persone invalide non potevano salire sui vecchi vagoni. «Vorrei vedere tutti questi nostalgici se avessero abitato in via Giolitti come me e ballare tutto il giorno come fosse il terremoto e avere muri lesionati per le vibrazioni», spiega su Facebook Marilina Aschi. Il rifacimento del tracciato e l’utilizzo di tram più moderni rispetto ai vecchi treni dovrebbero alleviare i disagi, è la speranza di molti abitanti del tratto che lambisce l’Esquilino.
Come ha raccontato questo giornale, da tempo i comitati degli abitanti di via Giolitti chiedevano di spostare la nuova linea G sul viale parallelo già dotato di rotaie per diminuire l’impatto dei treni in termini di rumore e vibrazioni. Per la stessa ragione, d’altronde, anche la Soprintendenza aveva chiesto di allontanare i binari dal cosiddetto tempio di Minerva Medica di via Giolitti. Andava in questa direzione il progetto Metrovia sviluppato dallo studio di Paolo Arsena, sostenuto dal gruppo di lavoro Roma Ricerca Roma e condiviso con i comitati di via Giolitti. Ma il Comune ha preferito non prenderlo in considerazione.
